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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

mercoledì 26 luglio 2017

Proud to be italian

Alberto Sordi, Un americano a Roma (1954)


Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country.

(J. F. Kennedy)


Belle parole.
Ricordandole e scrivendole, tuttavia, l'immagine che scaturisce nella mia mente è quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. O quella di un secchio d'acqua gettato per spegnere un incendio. Che siano convinzioni, istinti o soltanto nobili gesti, cambia poco.
Difficile chiedersi cosa si può fare per il proprio paese quando un calciatore di diciotto anni percepisce uno stipendo di sedicimila euro al giorno, pari al reddito annuale di milioni di italiani; quando innumerevoli ettari di boschi vengono distrutti da piromani senza scrupoli; quando ancora si sta discutendo sull'abolizione o meno dei vitalizi; quando alla pensione si arriva - se ci si arriva - quasi pronti per essere affidati ad una badante; quando molti giovani e meno giovani, per avere opportunità lavorative, devono trasferirsi all'estero; quando la Capitale è ormai un impietoso spettacolo di degrado assoluto; quando i flussi migratori sono ingestibili e tutto pare in balìa della provvidenza; quando le strade sono invase da pusher, puttane e disgraziati e nessuno può (?) fare nulla se non il gioco dello scaricabarile; quando ....
Si potrebbe prolungare la lista, ancora ed ancora. Ad emergere su tutto c'è sempre e comunque il meraviglioso adattarsi all'italiana, ormai insito nel Dna da secoli: si è evoluto seguendo i tempi ma tale resta. Cinque minuti di lamentele e poi tutto passa, davanti al campionato di calcio, al programma per le vacanze, al selfie  da postare su Facebook, al gruppo Whatsapp, al nuovo corso in palestra, al sentirsi stressati, un giorno deus ex machina e l'altro merde, un giorno santi e l'altro peccatori,  comunque sempre perfettamenti inseriti in questo colorito groviglio, meglio definibile come metastasi di un cancro incurabile.
Il segreto è l'alternanza ed il ritmo.
Scrivere un post serve a qualcosa? Sicuramente no. In fondo sono italiana anch'io. E allora? Allora nulla.
Cinque minuti di lamentele. Ed un' autodenuncia.   

6 commenti:

  1. Da quando non vivo in Italia ci penso spesso a queste cose...e molto spesso vengo anche obbligato, spinto a ragionare su cosa significhi essere un italiano.

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  2. Non occorre ragionare molto per capirlo. Se sei italiano, ovviamente. Dove vivi? (se la domanda non viola la privacy, ovvio)

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  3. Ma è giusto così; Donnarumma è quello che ha vinto alla lotteria, i fuochi sono uno spettacolo pirotecnico da godere dalla barca, i vitalizi sono la piena realizzazione di se, il degrado è attrazione turistica, mignotte e pusher comodi come una colazione servita a letto. Basta saper collocare le cose nell'ottica giusta. E ora ho sonno, dormo, che il domani mi attende carico di novità..

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    1. La tua è una deliziosa ironia che ben si presta a commento. Si sposa perfettamente con la situazione del Belpaese e, dulcis in fundo, è made in Italy. Noi italiani, nonostante tutto, siamo creativi e fantasiosi... e sappiamo ridere (più o meno) delle nostre disgrazie, alla fine.

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  4. E' il mercato. Se ti metti in vendita ti comprano con un euro. Se lo fa si apre un'asta bestiale. Perché? Facile. A una partita di calcio vanno in centomila persone. Se ti offri tu per raccontare o raccontarti dallo stadio scappa anche il magazziniere. La società che abbiamo non è casuale. Noi, l'abbiamo voluta come è.

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  5. Perfettente d'accordo. La colpa è nostra. Infatti, alla fine, mi sono autodenunciata :D

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