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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

sabato 29 luglio 2017

Ci sono gente che sta male


Edward Hopper, Automat, 1927

L'introspezione è un'attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro.

Zygmunt Bauman

Ci sono gente che sta male in questa società di contraddizioni continue, in cui tutto è a portata di mano e tutto è più distante; in cui la comunicazione dispone di ogni tipo di mezzo ma l'ascolto ed i contenuti sono sempre più flebili; si vede senza guardare, si ascolta senza assimilare. Nei pochi casi in cui lo si fa, dubbi, ansie e timori prendono il sopravvento.
Ci sono gente che sta male in questa società di abusi vari di tecnologia, di bombardamenti mediatici, di falsi miti e di sfide continue a cui la natura umana è sottoposta, con risultati spesso drammatici: destabilizzazione, indebolimento e successiva perdita di identità individuale e valori.
Una globalizzazione mentale, in primis, che tende a privare la singola persona di una propria elaborazione, di un proprio pensiero e di un proprio credo.
Ci sono gente che sta male in questa corsa continua verso qualcosa di indefinito, a cui è difficile dare un nome, perchè per farlo ci si dovrebbe fermare a riflettere, nemmeno tanto, ma a sufficienza per sentirsi persi, irrimediabilmente soli ed inesorabilmente piccoli.
Ed allora si corre senza sosta, ci si riempie senza sosta, ci si racconta che non ci sono alternative vantaggiose, che questo è il giusto e questa è l'evoluzione. Molte volte non arrivano nemmeno domande e non si deve scomodare l'autoconvinzione.
Ci sono gente che sta male, ha pronunciato un anziano l'altro giorno. Avrei voluto dirgli ciò che sto scrivendo ma mi sono limitata a sorridere e a rispondere .

mercoledì 26 luglio 2017

Proud to be italian

Alberto Sordi, Un americano a Roma (1954)


Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country.

(J. F. Kennedy)


Belle parole.
Ricordandole e scrivendole, tuttavia, l'immagine che scaturisce nella mia mente è quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. O quella di un secchio d'acqua gettato per spegnere un incendio. Che siano convinzioni, istinti o soltanto nobili gesti, cambia poco.
Difficile chiedersi cosa si può fare per il proprio paese quando un calciatore di diciotto anni percepisce uno stipendo di sedicimila euro al giorno, pari al reddito annuale di milioni di italiani; quando innumerevoli ettari di boschi vengono distrutti da piromani senza scrupoli; quando ancora si sta discutendo sull'abolizione o meno dei vitalizi; quando alla pensione si arriva - se ci si arriva - quasi pronti per essere affidati ad una badante; quando molti giovani e meno giovani, per avere opportunità lavorative, devono trasferirsi all'estero; quando la Capitale è ormai un impietoso spettacolo di degrado assoluto; quando i flussi migratori sono ingestibili e tutto pare in balìa della provvidenza; quando le strade sono invase da pusher, puttane e disgraziati e nessuno può (?) fare nulla se non il gioco dello scaricabarile; quando ....
Si potrebbe prolungare la lista, ancora ed ancora. Ad emergere su tutto c'è sempre e comunque il meraviglioso adattarsi all'italiana, ormai insito nel Dna da secoli: si è evoluto seguendo i tempi ma tale resta. Cinque minuti di lamentele e poi tutto passa, davanti al campionato di calcio, al programma per le vacanze, al selfie  da postare su Facebook, al gruppo Whatsapp, al nuovo corso in palestra, al sentirsi stressati, un giorno deus ex machina e l'altro merde, un giorno santi e l'altro peccatori,  comunque sempre perfettamenti inseriti in questo colorito groviglio, meglio definibile come metastasi di un cancro incurabile.
Il segreto è l'alternanza ed il ritmo.
Scrivere un post serve a qualcosa? Sicuramente no. In fondo sono italiana anch'io. E allora? Allora nulla.
Cinque minuti di lamentele. Ed un' autodenuncia.   

mercoledì 29 marzo 2017

Pensieri sulla tazza

Pensavo a Trump che ha firmato un decreto che stoppa le leggi a protezione dell'ambiente non necessarie. In altre parole: niente più limiti a carbone e gas serra. L'aria buona non si respira già più a casa della zia in montagna, figuriamoci fra qualche decennio: nessun posto nel buco del culo del mondo offrirà tregua ai nostri polmoni.
E poi pensavo alla fuffa che ristagna intorno, un po' ovunque, alla miseria di personaggiucoli da strapazzo impegnati nel loro gioco di ruolo quotidiano. Mi tocca sempre scegliere chi salvare e chi eliminare, come in un videogioco. Che palle.

(sciacquone)   

martedì 28 marzo 2017

Tuesday afternoon in the park




L'annullamento dei pensieri e la privazione di ogni peso sono direttamente proporzionali all'immersione nella fatica. E' allora che luce ed ombra penetrano i sensi senza alcun filtro, le storie antiche e future si mescolano ed io riesco ad accogliere un antico linguaggio, umano ed animale: annusare l'aria pregna dell'odore dell'erba appena tagliata, leccare il sole sulla pelle, ascoltare il fluire del sangue, toccare un tronco, guardare il mio spirito.
La purezza esiste ed è un attimo, dal valore inestimabile: vi accedo attraverso un rito, un percorso a ritroso, lontano da ogni impostazione e da ogni influenza.




venerdì 24 marzo 2017

Di ruolo marginale e della presa per i fondelli



Riecco che periodicamente accade.
In un giorno e, soprattutto, in un luogo che non ci si aspetta.
Questa volta lo scenario è il ponte di Westminster: quattro vittime, trentacinque feriti.
Catturato l'uomo che si è gettato sulla folla con l'auto in corsa, già noto ai servizi segreti britannici ma considerato "di ruolo marginale".
Non è la prima volta che gli attentatori sono noti ai servizi segreti; non è la prima volta che accadono stragi causate da individui che vengono considerati "di ruolo marginale".
Mi viene, quindi, spontaneo pensare che almeno una parte degli attentati si potrebbero evitare perché calcolabili.  In altre parole: i servizi segreti disseminati nei vari paesi del Pianeta, con tutti i mezzi di cui dispongono, sono tutt'altro che impotenti. 
La mente torna all'attentato più grave ed eclatante, il primo che ha aperto la via ai successivi: l'attacco alle Twin Towers. Già allora ci si chiedeva come fosse stato possibile, come il tutto fosse potuto passare inosservato agli organi competenti in fatto di sicurezza. Francamente lo credo, tuttora, impossibile.
Come credo impossibile che non si possano evitare molte altre cose.
Se non fosse una tragedia si potrebbe sorridere di come, in seguito ad un attentato, quando ormai è troppo tardi, si inizino i piani antiterrorismo, mobilitando l'esercito e quadruplicando i controlli, sia su sedi di importanza strategica a livello economico e politico, sia in occasioni di eventi che coinvolgono capi di stato e rappresentanti della politica nazionale ed internazionale. Accadrà nella Capitale, domani, in occasione della cerimonia per il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma: cinquemila agenti armati, divieto di sorvolo aereo, tiratori scelti sui tetti. Si potrebbe sorridere, se non fosse una tragedia, perché gli attentatori non hanno mai agito in tali luoghi, né in tali frangenti: troppo scontato, troppo prevedibile. E la voce grossa che fanno i signori del potere, politici e  capi di stato, contro il terrorismo islamico è soltanto l'ennesimo gesto patetico, un dovere nei confronti della cittadinanza. Che continua a subire. Che impotente (lei sì) si ritrova a piangere le vittime di turno, vittime di "elementi ritenuti marginali", per lo più.
Se almeno terminasse questa presa per i fondelli ...
Se almeno, visto che il danno esiste, si potesse evitare la beffa ..
E' chiedere troppo.
 


A volte ritornano


Panta rei

A distanza di tanto tempo decido di riaprire questo blog, orfano di immagini ad accompagnamento dei post più datati, condizione che lo rende simile ad un campo di battaglia. Il che è stato, in un certo senso.
Battaglie fra pensieri e volontà, impulsi e ragione.
Pausa.
E ripresa.

Ed intanto tutto scorre, tutto si trasforma.