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Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

sabato 3 ottobre 2015

Jack London e Martin Eden: la ballata del giovane marinaio

Jack London


Il libro è una sorta di autobiografia di Jack London, oltre ad essere un'amara critica sui mali della società moderna. Lo trovo attualissimo e soprattutto sorprendente, in quanto mai mi sarei aspettata che il papà di  Buck e Zanna Bianca (meravigliose creature) partorisse una tale opera.
Martin Eden è un giovane marinaio che, dopo aver aiutato un ragazzo di famiglia agiata durante una rissa, è invitato nella sua casa lussuosa ed introdotto nell'ambiente borghese. Imbarazzato e confuso,  è tuttavia affascinato dai modi e dalla cultura propri di quella gente, tanto da iniziare a vedere le cose in modo diverso; il suo percorso lo porterà a seguire un piano di studi massacrante per staccarsi dalla condizione di semianalfabetismo in cui versa e per scoprire tutto ciò che c'è da scoprire. Tuttavia non acquisterà soltanto un immenso bagaglio culturale, bensì la consapevolezza che la posizione a cui è arrivato non lo rende felice: accumulerà, infatti, delusioni sino a vivere nel totale malessere, privato di qualsiasi stimolo.  
Jack London scrisse il romanzo nell'autunno del 1907 ( venne pubblicato, tuttavia, nel 1909) tra gli attacchi di malaria cui era vittima, durante una crociera verso i mari del Sud. Qualche cenno sulla sua vita è d'obbligo: era un figlio illegittimo nato dalla relazione tra una donna irresponsabile ed un professore di astrologia ed arti affini, ovvero un ciarlatano vagabondo che non lo riconobbe mai. Per sopravvivere si adattò a svariati mestieri tra cui il mozzo, il pescatore di frodo e il dipendente di una lavanderia (attività svolte anche da Martin Eden nel romanzo). Cedette precocemente al vizio dell'alcol e nel contempo, dovendo abbandonare gli studi per motivi economici, si formò una cultura da autodidatta. Mitici sono i suoi viaggi nel grande Nord, tra le foreste ed il Kondike, immortalati nei romanzi celeberrimi Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. Nel suo zaino trovarono posto libri di Herbert Spencer, Charles Darwin, Karl Marx e Friedrick Nietzsche dei quali fu grande sostenitore. Disilluso da tutto ciò in cui credeva, anche dal socialismo  che lo vide militante fra le sue file, morì a quarant'anni in seguito ad un'overdose di morfina. La sua vita è un'antitesi di quella dell'eroe fiero, impavido e vincitore. E' quella, invece, di un grande viaggiatore, di un avido apprendista intento a scoprire i misteri dell'universo e dell'esistenza, scavando e rovistando sino alla morte. 
Come il suo Martin Eden. E come lui combatte una guerra estenuante: quella tra le proprie possibilità e la volontà di superarle. Martin Eden è l'autoditatta per antonomasia che in soli tre anni riesce a raggiungere le alte vette della cultura, diventando scrittore e abile oratore, lui, rappresentante del sottoproletariato che a stento riesce a consumare un pasto al giorno, diviso tra libri, trattati filosofici e un massacrante lavoro in lavanderia. Lo scrivere, il desiderio di apprendere e l'amore per una giovane borghese gli infondono l'energia necessaria per avanzare. Quando, alla fine, le sue opere vengono pubblicate e le porte della società per bene si aprono al suo cospetto, è troppo tardi: Martin Eden è ormai svuotato e deluso, come lo fu Jack London. Il suo sogno si è infranto ed i frammenti caduti sullo spirito sono colpi fatali. La morte arriva come capitolazione nella profondità del mare, dove "nell'istante in cui lo seppe, cessò di sapere".
In questo romanzo ci si può ritrovare, in un modo o nell'altro. I sentimenti forti e contrastanti sono frecce che tagliano l'aria senza compromessi, colpiscono ed attendono di essere rilanciate.
I temi su cui verte sono tre. Il primo è VOLONTA', LOTTA, EVOLUZIONE, ovvero il trionfo dell'energia vitale, della forza dell'individuo: tre anni di estenuante lotta contro tutti, se stesso compreso, perché Martin Eden è diviso tra quelle che sono le sue possibilità e le sue ambizioni; lotta per l'inserimento nella società che lo fa sentire estraneo ma che continua ad attirarlo a sé; lotta di difesa da un sistema organizzato in tutti gli strati sociali. Il concetto di  lotta è presenza costante ed il protagonista ne è il simbolo: incarna appieno la teoria evoluzionistica di Spencer. Il secondo è REALTA' COME CONOSCENZA OGGETTIVA:  Jack London, attraverso Martin Eden, descrive e denuncia la verità, la realtà, presentandoci condizioni, conflitti, ipocrisie all'interno delle classi sociali. Si consacra, non per niente, tra i fondatori del naturalismo americano. Realtà come conoscenza oggettiva, tesa a superare le divisioni di classe, i preconcetti secondo i quali cultura e colletti inamidati sono binomio inscindibile. Attraverso Martin Eden mostra come la cultura e la conoscenza possono superare i confini ed allargarsi, toccando anche chi non occupa i gradini alti della scala sociale. Il gruppo di intellettuali nel quale si imbatte Martin verso la fine del suo percorso è tanto eterogeneo da lasciarlo esterrefatto: accanto al figlio di papà c'è il muratore che ha idee su tutto, l'ex professore espulso dall'università, il fornaio socialista e via dicendo; tutti lo affascinano per la loro cultura e le loro teorie. Terzo ed ultimo tema è la CONOSCENZA COME DISILLUSIONE: la conoscenza è un'arma a doppio taglio perché se da una parte è necessaria per emergere, acquisire coscienza e combattere l'alienazione, dall'altra  è inevitabile constatazione di malesseri e disillusioni. La conoscenza conduce inevitabilmente al male di vivere (stato comune a molti poeti e scrittori), al pessimismo dell'intelligenza.
Martin Eden appassiona, induce alla riflessione, ad una ricerca interiore tesa all'individuazione dei valori e della verità che un giovane marinaio ha rincorso e perduto. Sembra quasi di vederlo attingere a piene mani dalla vita, aggrappato al suo disperato desiderio di sondare gli abissi per poi scegliere di sparire.
"In letteratura  il modo più sicuro per aver ragione è quello di essere morti", disse Victor Hugo, ed entrambi, lo scrittore ed il suo personaggio, hanno l'ultima parola. Se ne vanno chiudendo la porta, in silenzio, tanto che  se ne avverte il rumore a più di un secolo di distanza. 


Mi perdoni Coleridge per aver giocato, nel titolo, con quello del suo poema.