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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

mercoledì 9 settembre 2015

Animali creduloni

La metamorfosi di Narciso, Salvador Dalì


[...] Nelle storie che raccontiamo su noi stessi, la nostra unicità è un ritornello abituale. Secondo alcuni, tale unicità consiste nella capacità di creare cultura e di proteggerci così dalla natura, "rossa di zanne e di artigli". Altri sottolineano il fatto che siamo le uniche creature in grado di capire la differenza tra il bene e il male, e di conseguenza siamo le uniche creature davvero in grado di essere buone o cattive. Alcuni affermano che siamo unici perché abbiamo la ragione: siamo animali razionali, i soli in un mondo di bestie irrazionali. Altri ritengono che sia l'uso del linguaggio a distinguerci nettamente dagli animali, privi di parola. [...] Io non accredito nessuna di queste tesi come la testimonianza di un profondo abisso tra noi e le altre creature. Loro fanno cose che noi pensiamo non siano in grado di fare. E noi non siamo in grado di fare alcune cose che pensiamo di poter fare. [...] La nostra unicità sta invece, e semplicemente,  nel fatto che noi ci raccontiamo tali storie e, soprattutto,  possiamo davvero indurre noi stessi a crederci. Se volessi definire gli esseri umani con una frase, direi: gli uomini sono quegli animali che credono alle storie che raccontano su se stessi. In altri termini, gli esseri umani sono animali creduloni.

Mark Rowlands, Il lupo e il filosofo

12 commenti:

  1. ..che non è male come definizione..

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    1. Assolutamente no, direi. Quando l'ho letto mi sono detta: p e r f e t t o.

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  2. Quello che mi sconcerta sempre è l’eccessiva importanza che l’uomo dà a se stesso, la sua megalomania. Lo definirei l’animale megalomane.

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    1. Giusta osservazione. Direi, dunque: animale megalomane e credulone. Ed aggiungo egocentrico.

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    1. Magari fosse soltanto la fantasia: ci si siederebbe volentieri in un teatrino in cui si recitano storie inventate, piú o meno surreali (ma non necessariamente).

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  4. Gli è che "Uomo" è termine talmente generico da potergli attribuire qualsiasi significato. Per quello, forse, a me piace. Perché è un concetto astratto, un contenitore che si può riempire con quello che più ci fa sentire particolari (e corredandolo di tutte le maiuscole di prammatica) perché diciamo "uomo" ma pensiamo sempre "io".
    E' quando si scende nel concreto e si affrontano i singoli membri della specie, che allora iniziano i cavoli. Allora, forse questa è una parola che ha senso solo se applicata a una particolare fogliolina dell'albero filogenetico; oltre a questo è pura phoné e arbitrio concettuale.
    (E con questo non ho bisogno di rinnovare l'iscrizione al Club dei Misantropi)
    GEV

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    1. Se io concetto resta astratto allora sì, ha una sua bellezza, proprio perché lo si può riempire con ciò che più riteniamo idoneo e conforme alle nostre esigenze, al nostro stile, al nostro modus operandi. In fondo, come scrivi giustamente tu, è un dire "Io". Scostando l' "IO" ma restando all'astratto, probabilmenteo si riesce a vedere una certa purezza, una preziosità che tale termine evoca. Quando si scende nel particolare, sì, sono cavoli, sì: il concetto si inquina, si imbruttisce. L'uomo è una bestia inquinata, sgradevole, contraddittoria, fastidiosa. E la misantropia viene da sé. (L'iscrizione va rinnovata, annualmente, che ti credi?! tutti i soci onorari lo fanno) :-)

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  5. Considerazioni molto sagge!
    Rowlands è stato molto indulgente con la specie.
    Avrei dovuto aggiungere Sapiens ma 'sta sciocchezza non mi è mai andata a genio: se una cassetta con trenta perenne e due susine la chiamo cassetta di pere e non cassetta di susine. Così i biologi autonomisti hanno esteso a tutta la specie la proprietà che ne qualifica il 3? 6? 2? per cento degli esemplari. Così dubito pure di 'sti classificatori.

    buondì Lisa

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    1. il correttore mi ha cambiato pere in perenne e tassonomisti in autonomisti.
      Uno dei motivi per contenere l'uso del furbofono (a letto è comodo, sarebbe meglio una tavoletta).

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    2. Eh, questi furbofoni come li chiami tu, sono una maledizione. E non sono quelli, ma pare siano i mezzi con i quali comunichiamo e ai quali dobbiamo sottostare. Dipendenza, caro mio. E mentre lo scrivo ne ammetto la tristezza.
      In quanto ai classificatori, è una funzione che pare indispensabile: si ha bisogno di classifiche, di scomparti nei quali poterci identificare, verso i quali rivolgere le nostre simpatie e antipatie, i nostri consensi ed i nostri dissensi. Pare sia così. L'uomo non ha ancora ben imparato a muoversi davvero autonomamente, senza alcun condizionamento. Ed anche chi professa di non averne alcuno, mente a se stesso.

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    3. errata corrige (così siamo pari): alla prima riga leggasi " E non solo quelli".

      Ed aggiungo il buondì che mi ero scordata. :-)

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