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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

mercoledì 30 settembre 2015

Attese (2)

Federico Erra, Devil's bridge 2008





Una consapevolezza di attendere nulla;
un fingere di credere ancora,
fosse solo per gioco 
o per ingannare il tempo che passa
ma poi nemmeno tanto.


martedì 29 settembre 2015

Keep closed, please




Il passato non ha che un unico fascino, quello di essere passato.

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray



Forse la cosa più complessa da effettuare  è tenere chiuse certe scatole.
Sapere cosa contengono, il valore corrispettivo, essere consapevoli che tale contenuto resterà - comunque - nostro, non cedere alla tentazione di sollevare il coperchio. Lasciare tutto così: rimirare le scatole, contarle, preservarle dal troppo  caldo e dal troppo freddo, averne cura - in quanto parti integranti di noi stessi - ma nulla di più. Nessun'altra azione.
Un atto d'amore nei confronti di ciò che siamo stati e di ciò che siamo ora.

lunedì 28 settembre 2015

How to disappear completely





I'm not here
This isn't happening
I'm not here, I'm not here

In a little while
I'll be gone
The moment's already passed
Yeah, it's gone

How to disappear completely, Radiohead 



In certi periodi era un refrain, una sorta di insana culla cerebrale atta a sedare il dolore e le inquietudini. Scrivere che sembrano trascorsi secoli sarebbe menzogna. E' difficile quantificare il tempo quando avvengono cambiamenti radicali; è un camminare, consapevoli di farlo, ma senza aver idea di quanto.
Il refrain diventa ricordo e, quando capita di sfiorarlo, le dita si informicolano ancora, un attimo. Per un attimo la gola si stringe, il respiro muta il suo ritmo. Per un attimo non esiste alcun piano temporale né spaziale, nessun muscolo, nessuno scheletro, ed è esattamente lì, in quell'attimo, che non si è, essendoci e che si è, non essendoci.
Poi ci si ritrova a camminare; a scrivere giocando con le forme delle lettere; a leggere interrogando e ascoltando le parole; a guardare o a chiudere gli occhi, a seconda.

Nell'ultimo verde dell'anno, sopravvivendo nonostante e comunque.



domenica 27 settembre 2015

Attese




Intanto si sentivano all'inizio, alla vigilia di ogni cosa. Domani, tutto sarebbe stato ancora meglio! Ma i giorni passavano, la vita passava, e il meglio non arrivava. Quei domani continuamente attesi, e che continuamente, chissà perché, deludevano, erano ciò che alla fine faceva sfiorire la gioventù.

Irène Némirovsky, Due


 Una attesa che mi ha ricordato questi versi:

[...]
Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.


Dylan Thomas, Splendessero lanterne


 

giovedì 24 settembre 2015

Autoritratto in un interno




La mia prima foglia d'autunno


L'autunno mi trova stanca, di ossa e di testa. Potrei attribuire la colpa alla stagione appena terminata, sfoderando un " Mi ha prosciugato le energie", anche se temo che non reggerebbe a lungo. Le energie sono stata prosciugate ma da altro. Così navigo a vista, senza forzare troppo, concedendomi la soddisfazione di guardare a distanza ciò che in questo modo va guardato e di mettere a fuoco le nuove percezioni. Le giornate non trascorrono nello stesso modo, alcune meglio, altre peggio; quando si tratta delle seconde mi rendo conto di aver acquisito una discreta padronanza sulle emozoni negative: il cibarsi di se stessi aiuta molto, ma aiutano anche piccoli rifugi, che siano pagine di carta, note, brevi danze aeree ed acrobatici mulinelli nel vento di foglie autunnali. Fra introspezioni rilassate, dialoghi che perdono mordente dopo i primi minuti ed altri che instillano un minimo di benessere, mi guardo un po' in giro senza aspettarmi nulla, non escludendo tuttavia la remota ma reale possibilità di stupirmi ancora. In fondo, il noto può sempre sfoggiare un dettaglio nuovo, uno che prima era sfuggito ai sensi, o che ancora era in gestazione.

mercoledì 23 settembre 2015

Autunno





Ce lo insegna la storia: resta ciò la cui struttura risulta idonea a sfidare il tempo; ciò che ha il potere e la forza di comunicare dopo anni, secoli, millenni.
Tuttavia, anche ciò che resta non è mai intatto, mai uguale: velato di polvere che si rinnova con i giorni, di rughe più o meno visibili, ammanchi, scalfiture.
Il mutamento si accorda con l'essenza e la sostanza, il vecchio linguaggio collabora con i nuovi che gli ruotano intorno.
Di fronte al tempo tu vedi la cenere, io invece accudisco un fuoco mai morto.
Tu conti le crepe ed i vuoti e la tua coscienza è sedata da questa facile visione, superficiale quanto le vene sul dorso delle mie mani. Io sfioro il pulsare che ancora batte all'interno, nascosto e discreto. Ne seguo il ritmo ogni volta che mi manca il respiro, che il buio sbrana la luce. E sopravvivo, a differenza tua, cibandomi di me che sono il vecchio ed il nuovo.


martedì 22 settembre 2015

Vigilia d'autunno





[...] io esisto - il mondo esiste - ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. Ma mi è indifferente.

Jean Paul Sartre, La Nausea


C'è chi si lascia sgretolare nello smarrimento ed annegare nel buio della propria arrendevolezza; c'è chi ignora ogni voce che non sia la propria.
Chi non riesce più a comunicare, chi non ha più nulla, chi invece non ha mai avuto nulla. C'è chi crede di comunicare qualcosa ed invece non comunica nulla.
Chi non attende nemmeno d'esser uscito dalla sala del cinema per riappropriarsi del cellulare come fosse una bombola d'ossigeno in uno stato di apnea, e del cellulare ha fatto voce, sguardo, motivo di sopravvivenza.
Chi non riesce a stare zitto e vomita opinioni e parole, sempre e comunque, abusando di un diritto fino a renderlo patetica autocelebrazione. Chi inciampa continuamente nel vuoto della propria esistenza e lo riempie di orpelli e simboli pur di nasconderlo anche a se stesso. Chi ha il pieno e non lo vede, chi non vede niente, chi vede tutto e sta in silenzio.
Chi apprezza il post più stupido e semplice di un blog, facendolo salire al primo posto e dando la conferma che più si scrive di nulla e più si è letti. Chi cerca invece il peso di uno scritto, la sostanza, ma raramente la trova e perde la voglia di cercare.
In questa molteplicità di comportamenti; in questo rumore esistenziale; nello smarrimento ed al contempo nel bisogno di identificazione; nel baratto continuo di menti e coscienze; nelle imposizioni subdole da parte del grande fratello; nell'acqua diventata fango; ebbene, reputo unica salvezza l'andare oltre.

Sebbene ogni tanto ceda alla corte delle parole, mi sono venute a noia. Le mie e quelle degli altri.





domenica 13 settembre 2015

Profumo di carta



Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.

C.R. Zafon, Il gioco dell'angelo



Siete dipendenti dall'annusare i libri ?
Io sì. Appena acquistato, più e più volte durante la lettura ed anche alla fine, quale commiato.




sabato 12 settembre 2015

Res privata principis

David Ho


Non c'è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri.

Cartesio


Riprendo la massima di Cartesio e vi aggiungo qualcosa:

Non c'è nulla interamente in nostro potere E DI NOSTRO POSSESSO, se non i nostri pensieri.

In questi giorni la ripeto mentalmente quasi fosse una litania. Il primo segnale della pazzia? Non credo. Credo invece sia una presa di coscienza, quelle che arrivano soltanto alla fine di un percorso cruento. Una presa di coscienza che, ben lungi dall'essere scontata e banale come parrebbe, contiene il nocciolo dell'esistenza. Non è uno scrivere senza reale cognizione di causa, giusto per riempire uno spazio o catalizzare l'attenzione di qualcuno, bensì un sentire sulla pelle, anzi, sotto, oltre la calotta cranica,  incollato alle cellule nervose, al respiro ed al pulsare.


mercoledì 9 settembre 2015

Animali creduloni

La metamorfosi di Narciso, Salvador Dalì


[...] Nelle storie che raccontiamo su noi stessi, la nostra unicità è un ritornello abituale. Secondo alcuni, tale unicità consiste nella capacità di creare cultura e di proteggerci così dalla natura, "rossa di zanne e di artigli". Altri sottolineano il fatto che siamo le uniche creature in grado di capire la differenza tra il bene e il male, e di conseguenza siamo le uniche creature davvero in grado di essere buone o cattive. Alcuni affermano che siamo unici perché abbiamo la ragione: siamo animali razionali, i soli in un mondo di bestie irrazionali. Altri ritengono che sia l'uso del linguaggio a distinguerci nettamente dagli animali, privi di parola. [...] Io non accredito nessuna di queste tesi come la testimonianza di un profondo abisso tra noi e le altre creature. Loro fanno cose che noi pensiamo non siano in grado di fare. E noi non siamo in grado di fare alcune cose che pensiamo di poter fare. [...] La nostra unicità sta invece, e semplicemente,  nel fatto che noi ci raccontiamo tali storie e, soprattutto,  possiamo davvero indurre noi stessi a crederci. Se volessi definire gli esseri umani con una frase, direi: gli uomini sono quegli animali che credono alle storie che raccontano su se stessi. In altri termini, gli esseri umani sono animali creduloni.

Mark Rowlands, Il lupo e il filosofo

domenica 6 settembre 2015

Sunday morning in the park, ovvero: inevitabile non diventare misantropi



Sono tendenzialmente un'esteta: tendenzialmente in quanto non miro alla ricerca del perfezionismo o ad altre esagerazioni. Dedico attenzione e cura alla mia persona, salvo periodi in cui ho altro per la testa. Questo è uno di quei periodi in cui tengo alla forma e, di conseguenza, a vedermi bene, così cerco di unire l'utile al dilettevole: mi reco spesso, ad esempio, in uno dei parchi cittadini per un sano e costruttivo movimento. Il parco è delizioso (poche cose non lo sono nella mia città, dal punto di vista estetico, devo ammetterlo) ed il moto diventa più piacevole. Se però questo parco è IL parco ove si riversa la metà di popolazione sportivamente attiva, il tutto può diventare, ahimè, anche stressante. Sono quattro le cose che mi rendono la massa sopportabile: l'isolamento mentale, la concentrazione sul meccanismo del mio corpo, la contemplazione della bellezza del luogo e il raccogliere dati sulle varie tipologie umane per farne ironia.
I risultati sono interessanti. A parte che ci si può tranquillamente sentire membri dello spionaggio e del controspionaggio; mi spiego: senza volerlo, ci si trova ad ascoltare tranci di conversazioni private di ogni sorta; questo perché la gente non sta mai zitta, nemmeno quando corre ed ansima o è prossima alla svenimento causa mancanza di fiato. Una volta ho visto un tizio che scriveva sulla tastiera del cellulare (mentre correva). Mi chiedo come siano possibili tali prodigi.
Oltre a non tacere, il tono della voce è il più delle volte alto (ma perché la gente deve parlare ad alta voce?): si va dai pettegolezzi su amici/colleghi, agli sfoghi circa i figli; dai consigli sui cani alle avventure vacanziere; ci sono poi anche cenni su pratiche burocratiche di varia natura; scambi di notizie circa le prestazioni podistiche e relative gare; e via dicendo.
La tipologia dello sportivo del parco si differenzia: si va dall'iper tecnico professionista al buttato su basta che sia; dalle donne iper tirate, forti dell'abbronzatura che nasconde meglio la cellulite ed i cedimenti tipici della mezza età agli pseudo sportivi, quelli che sono più casual che altro e che più che sudare portano a spasso il cane, mentre parlano al telefono e fingono di muoversi. Gente che fa sul serio e gente che non si sa bene perché sia lì, forse per mettersi a posto la coscienza.
Stamattina ho anche scoperto che si può correre in ciabatte: me lo ha dimostrato un signore non più giovanissimo che, ciabatte a parte, aveva una tenuta ed un fisico da sportivo professionista, con tanto di cardiofrequenzimetro al braccio. Insomma, il repertorio è vasto.
Alla fine dei miei giri, mi sento bene, ma non posso evitare di scuotere la testa almeno una volta. Forse mi spunta anche un ghigno sul volto, mentre penso che il mondo non è bello perché è vario, piuttosto perché è avariato.
In quanto alla gente, è assolutamente vero che non sta mai zitta. L'unico modo per farla tacere è ...
Sì, quello.
Inevitabile diventare misantropi, credo.

giovedì 3 settembre 2015

Di tutto e di nulla




All'ombra degli aceri ci si sente più leggeri, si gioca con il sole che quasi ne trasfigura le foglie. La calura perde un poco del suo peso e fluttua a distanza, insieme ai pensieri. Anche la tracotanza dell'estate perde d'intensità e prende forma un nuovo respiro. Percorro i sentieri noti, osservo ogni cosa come fosse la prima volta, mi lascio travolgere dai ricami che i rami rigogliosi imprimono al cielo. Non esiste il tempo, la sequenza, l'ordine: tutto è lì, senza null'altra spiegazione. Nessun pensiero, se non quello di sopravvivere. La pelle protegge, la pelle raccoglie. Assorbe e non restituisce: al limite mostra. E' un diario, una fotografia in continuo divenire.
Deglutisco, trattengo, non posso scrivere ciò che già è stato scritto, in un tempo restato in sospeso tra il passato ed il presente. Passerà. Passerà e si mescolerà alle cellule morte, alla trama di cotone, agli acari, agli aceri, al pulviscolo, alla materia.
E' un gioco di parole,  di ombre e di luci, di vuoti e di pieni. Di tutto e di nulla.



mercoledì 2 settembre 2015

Diversamente versi - Fotografie






Serbo incolonnate, una ad una,
le fotografie mai scattate
per timore, o forse pigrizia,
quando ancora contavamo i giorni,
distinguendoli.
Le foglie d'autunno saranno le pause
tra l'una e l'altra, i respiri necessari
nella camera oscura.


martedì 1 settembre 2015

La sposa del deserto *



Il tempio di Bel, a Palmira, è l'ultima vittima di pietra; la sua distruzione, l'ultimo scempio da parte dei militanti dell'Isis.
Bel era il signore dei babilonesi, corrispondente allo Zeus dei greci, ed il tempio a lui dedicato era il simbolo di Palmira. Il deserto piange, un lamento sommesso che impregna la sabbia ed ogni pietra, muta testimone isolata. Correnti d'ira e dolore attraversano una terra profanata e violentata oltre ogni limite. Mi chiedo se durante l'agonia anche Khaled al-Asaad abbia avvertito la eco di quelle correnti, lo smottamento d'aria, di sabbia e di tempo; se la sua mente si sia posata sul procedere delle antiche carovane, sull'incedere degli eserciti; se per un momento non abbia avvertito il calore delle pietre delle ziqqurat; guardato un'ultima volta i giardini pensili, come fossero lì, lussureggianti e vicini, o le navi fenice che partivano dai porti del Mediterraneo; se si sia fermato ad ammirare, come spettatore invisibile, la magnificenza dei templi in tutto il loro splendore, ancora bagnati di sangue e sudore. Che cosa resterà di tutto questo, si sarà chiesto, se si vuole distruggere anche il ricordo? Ma poi, tranquillizzato, si sarà detto che il ricordo resta, oltre qualsiasi follia umana. 


* così è soprannominata Palmira per la ricchezza di testimonianze storiche