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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

sabato 29 agosto 2015

Paure ed ansie di una società liquida

Sculture di ghiaccio di Néle Azevedo



Il filosofo Zygmunt Bauman sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna derivi dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. Lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani; la globalizzazione e l'industria della paura; lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa. Per Bauman la società liquida è la società labile,  priva di legami forti e certezze, in cui l'individio mira principalmente al soddisfacimento immediato del benessere individuale.
Estrapolo suoi pensieri facenti parte di un'intervista apparsa su La Repubblica di oggi. Pensieri su di una umanità in crisi che mi trovano in pieno accordo. Non so se avrete voglia di leggere, sebbene credo ne valga la pena.


[...]
"Dopo la globalizzazione di capitali, beni e immagini, ora è arrivato il tempo della globalizzazione dell'umanità". Ma i profughi non hanno un loro luogo nel mondo comune. Il loro unico posto diventa un "non luogo", che può essere la stazione di Roma e Milano o i parchi di Belgrado. Ritrovarsi nel proprio quartiere simili "non luoghi", e non solo guardarli in tv, può rappresentare uno shock. E così oggi la globalizzazione irrompe materialmente nelle nostre strade, con tutti i suoi effetti collaterali. Ma cercare di allontanare una catastrofe globale con una recinzione è come cercare di schivare la bomba atomica in cantina". 
(riferendosi ai muri in Europa) "Sa chi mi ricordano quelli che li erigono? Il filosofo greco Diogene, che, mentre i suoi vicini si preparavano a combattere contro Alessandro Magno, lui faceva rotolare la botte in cui viveva su e giù per le strade di Sinope dicendo di non voler essere l'unico a non far niente".
[...] "Nella nostra società liquida, flagellata dalla paura del fallimento e di perdere il proprio posto nella società, i migranti diventano " walking dystopias ", distopie che camminano. Ma in un'era di totale incertezza esistenziale, dove la vita è sempre più precaria, questa non è l'unica ragione delle paure che scatena la vista di ondate di sfollati fuori controllo. Vengono percepiti come "messaggeri di cattive notizie", come scriveva Bertolt Brecht. Ma ci ricordano, allo stesso tempo, ciò che vorremmo cancellare". "Quelle forze lontane, oscure e distruttive del mondo che possono interferire nelle nostre vite. E le "vittime collaterali" di queste forze, i poveri sfollati in fuga, vengono percepiti dalla nostra società come gli alfieri di tali forze. Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere. Purtroppo è nell'istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare queste estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesse. E poi alle aziende occidentali il flusso di migranti a bassissimo costo fa sempre comodo. E molti politici sono allo stesso modo tentati di sfruttare l'emergenza migratoria per abbassare ancor più i salari e i diritti dei lavoratori. Ma una cosa è certa: costruire muri al posto di ponti e chiudersi in "stanze insonorizzate" non porterà ad altro che a una terra desolata, di separazione reciproca, che aggraverà soltanto i problemi".
[...] "La vera cura va oltre il singolo paese, per quanto grande e potente che sia. E va oltre anche una folta assemblea di nazioni come l'Unione europea. Bisogna cambiare mentalità: l'unico modo per uscirne è rinnegare con forza le viscide sirene della separazione, smantellare le reti dei campi per i "richiedenti asilo" e far sì che tutte le differenze, le disuguaglianze e questo alienamento autoimposto tra noi e i migranti si avvicinino, si concentrino in un contatto giornaliero e sempre più profondo. Con la speranza che tutto questo provochi una fusione di orizzonti, invece di una fissione sempre più esasperata".
"Lo so, una rivoluzione simile presuppone tanti anni di instabilità e asperità. Anzi, in uno stadio iniziale, potrà scatenare altre paure e tensioni. Ma, sinceramente, credo che non ci siano alternative più facili e meno rischiose, e nemmeno soluzioni più drastiche a questo problema. L'umanità è in crisi. E l'unica via di uscita da questa crisi catastrofica sarà una nuova solidarietà tra gli umani".

 

16 commenti:

  1. Ahi quale enorme ghetto, triste signora che certamente sente che i disgraziati sian prefabbricati; ed i padroni, che rimarranno in due: l'ultimo che se lo azzanna, l'unico penultimo
    Si va entropia: e quando al pari, faremo una bella festa

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  2. Chiedo scusa per il doppione ch'è scappato

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    1. Risolto il doppione, fosse così facile con cert'altre cose!

      Tu speri in un equilibrio? Io francamente non lo so. Sarebbe la festa più lunga di ogni tempo.

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    2. Non è equilibrio, il mio: è solamente stasi al d'accadere all'inevitabile stupendo in distopia che finalmente dorme, si sdraia, allaga con il di sé tutta la gran scena di questo gran teatro da menzogna

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    3. Non ho capito l'ultima parola. (una battuta, giusto per sdrammatizzare)

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    4. Al sottovoce, o bella signora Lisa, mi mi domando il perché sia così triste

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    5. Io o la situazione in cui versiamo? (abbi pazienza, l'età mi peggiora)

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    6. Tu certamente; e domani sarà uno dei miei ultimi compleanno

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    7. Ma io non sono triste, suvvia. :-)
      Uno dei tuoi ultimi compleanni??

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    8. ...essendo un giovane di una certa età...

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  3. Grazie, o tu l'amica in un etere farlocco che talvolta riesce a essere amico

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  4. Ho letto diversi libri di Bauman. Applica il principio della "liquidità" a molti aspetti della storia umana e della società.
    Ma vale la pena leggerlo.

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    1. Il Bauman, con queste riflessioni, cerca di curare la liquidità della società con teorie che la vorrebbero ancora più liquida.
      'nzomma, poraccio, la liquidità dà alla testa. ;)

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  5. Baumann è una persona in gamba.
    Ma come tutte le persone, non è dio, ma una persona.
    Una persona che ha un insieme, una struttura di fondazione esistenziale, di credenze e valori (nel caso marxista ovvero ebraico-cristiano).
    Da una parte queste fondamenta non possono essere toccate pena il crollo esistenziale. Dall'altra è proprio la staticità che blocca persone e società ad insiemi di credenza, insiemi di norme, usi, talmente gravi e anacronistici e che diventano una causa di collasso.
    Un paziente talmente terrorizzato dal tumore lo affligge da apologizzare una fusione con esso. Ovviamente questa è proprio la strategia del tumore che "si fonde" (in medicina si chiama metastasi) con tutto l'ospite fino a farlo soccombere.
    Alla fine, una volta che il paziente è deceduto, un nuovo ordine regna.
    In fin dei conti non ha tutti i torti, no!?

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