.

I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 25 agosto 2015

L'anestesia dei sentimenti


L' alessitimia è il disturbo di chi non riesce a comunicare i propri stati d'animo.
Riporto un articolo di Massimo Recalcati, apparso ieri su La Repubblica. Più e più volte sono arrivata alle stesse conclusioni. Mi restano due domande su tutte: ci rendiamo conto di perdere, giorno dopo giorno, la capacità di comunicare ciò che realmente siamo? Che cosa resterà di umano nell'essere umano?
Per chi non è disposto a barattare la propria natura con questa involuzione di massa, la vita è sempre più dura: un po' come essere sovversivi sotto un regime dittatoriale. 
[macolcazzochecambioemilobotomizzo]


Perché l'anestesia dei sentimenti è un rischio della nostra civiltà

OGGI la psicopatologia rubrica sotto la diagnosi di alessitimia la profonda difficoltà a riconoscere e a nominare i propri stati emotivi. Si tratta di un congelamento affettivo della vita umana. La sua diffusione più recente sembra indicarci che questa sindrome intercetta un disagio specifico della nostra Civiltà. Il nostro tempo non è più quello dei grandi folli, della rivolta eroica della follia, del suo elogio anche ideologico che ha sedotto molti intellettuali – da Erasmo da Rotterdam a Deleuze - , ma quello di un conformismo sospinto che tende a spegnere il desiderio del soggetto in un grigio uniformismo.
Un grande psicoanalista come Winnicott, già negli anni 50-60 del secolo scorso, ebbe il grande merito clinico, insieme ad Helene Deutsch, di aprire le ricerche della psicoanalisi ad una forma psicopatologica che non aveva più a che fare con la rottura drastica dei rapporti del soggetto con la realtà che si riscontra, per esempio, nei quadri psicotici. Se nel soggetto delirante l’inconscio esplode a cielo aperto travolgendo la realtà, in queste nuove forme di sofferenza è il soggetto che perde contatto con il proprio inconscio, dunque con la propria vita emotiva. Il risultato è una vita che si smarrisce in superficie perché non è più in grado di entrare in contatto con il proprio desiderio. Winnicott ha descritto queste personalità con il termine di “falso sé”. Si tratta di soggetti che indossano una maschera sociale per scongiurare il rischio del proprio crollo e che, in questo modo, perdono la capacità di «vivere creativamente » e di «sentirsi reali». È quello che più recentemente Bollas teorizza come «personalità normotica»: individui che pur essendo profondamente infelici si rifugiano dietro una vita apparentemente normale. Questi quadri non sono affatto lontani dall’attuale alessitimia. Essi rafforzano l’idea che il mito del nostro tempo sia quello dell’adattamento collettivo al principio di prestazione che, come tale, esclude di per sé la vita emotiva, il sogno, l’immaginazione, lo slancio, tendenzialmente sempre in perdita secca, del desiderio. Avvertire la spinta del desiderio ci espone fatalmente al rischio dello smarrimento. Meglio allora diventare una macchina efficiente priva di emozioni. Dietro questa apparentemente nuova etichetta clinica non dovremmo allora leggere una tendenza che investe anche la vita collettiva? Il dominio del principio di prestazione sembra non conoscere più argini; la normalizzazione della vita stritola il pensiero critico e le possibilità del nostro futuro. La caduta delle emozioni e del loro riconoscimento non sono affatto estranee a questo dominio. Esiste forse una dimensione generalizzata dell’alessitimia che coinvolge la vita attuale della Polis? La psicoanalisi insegna che il dolore che non conosce lacrime - che non trova possibilità di simbolizzarsi - , tende a ritornare direttamente nel reale. Per esempio in una lesione di origine psicosomatica.
Ma quale sarebbe lo statuto di questo ritorno nella nostra vita collettiva? Ne suggeriva un esempio drammatico Michele Serra in una sua recente Amaca : l’orrore per la barbara uccisione di Khaled Assad non ha trovato alcuna eco significativa in Occidente. Il terrore del crollo ci ha anestetizzato, resi alessitimici? E quale ritorno nel reale questa assenza di simbolizzazione potrà provocare ?

21 commenti:

  1. L'uccisione di Khaled Assad non ha trovato alcuna eco significativa in Occidente.
    nemmeno negli ipocriti minuti di silenzio e nelle bandiere a mezz'asta, potrei aggiungere. Alternative? cosa si sarebbe potuto fare di 'eclatante', una manifestazione in piazza? una letterina di costernazione al regime dei barbuti?
    forse basterebbe smetterla di vendergli le armi ... magari capiscono

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pier, non ho mi creduto nelle bandiere a mezz'asta e nei famosi minuti di silenzio: gesti privi di reale significato se non quello di mettersi a posto la coscienza e di mostrarsi "interessati ed addolorati" nei confronti di un accaduto. Quando ho appreso di questo ennesimo brutale omicidio sono riuscita a sorprendermi ancora, una briciola, immaginando quel signore canuto, quello scrigno umano di cultura e belllezza, distrutto nel solito modo barbaro dai noti pezzenti.
      Nessuna bandiera a mezz'asta o letterina. Basterebbe, da parte nostra, mia, tua e degli altri comuni mortali come noi, il persistere dell'indigniazione, della rabbia, di quel restare ancora esterrefatti difronte a tali scempi e profanazioni e scellerataggini disumane, di cui nemmeno le bestie sono capaci. E poi tradurlo, Pier, nel nostro piccolo, in stupidi (mica tanto) post, in messaggi lanciati nell'oceano del web, è pur sempre qualcosa. E continuare a parlarne, ad avere passione nel farlo, come occorre avere passione nel difendere i diritti, il patrimonio dell'umanità, la storia stessa. Senza questo è tutto finito.
      Per quanto riguarda i signori nella stanza dei bottoni, beh, loro dovrebbero fare qualcosa in più. Smetterla con il doppio gioco che da sempre conducono, per esempio. Ma qua occorerebbe aprire una serie di parentesi, il cui contenuto è già sufficientemente palese, tranne a chi non vuol vedere, non vuol ammettere, preferendo lo stato vegetativo: aspirantii androidi.

      Elimina
  2. Sconfitti ma mai vinti — George Orwell, Nineteen Eighty-Four, Grandefratello (c'era, ruffiano il film, l'altra sera in TV: forseché d'un canale Feltrinelli sempre in pista —, cara amica pescata con la rete e della quale non so di sue d'accosto sofferenze

    Che si vada affanculo la depressione al vola in gran legittima: ma rammenta che tu, nel nonostante, non sei mica una sola e tu c'hai accanto
    Quanti i colpiti dalla malattia che si regala — la stupenda — donandoti, sol tua, una meravigliosa chiassosa solitudine

    Saluto amico

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sconfitti ma mai vinti.
      Lo hanno trasmesso giusto ieri notte. Ci ha visto lungo, eh, il buon Orwell? Tu sei pronto ai movimenti ginnici che la signora, dal monitor, ti imporrà di svolgere ogni mattino? Sorrido, caro Paolo. Se hai notato, dispongo di un un indirizzo email, sul profilo, nel caso tu voglia informarti sul comitato antilobotomizzazione "La sofferenza vi manterrà Umani".
      So di non esser la sola, e per fortuna.

      Elimina
    2. Povero Orwell!
      T'immagini che solo?

      Elimina
    3. Quasi quanto un numero primo.

      Elimina
    4. Ti tira su, se dico mi sei cara?

      Elimina
    5. E allora te lo ribecchi, un altro e in supplemento mi sei cara

      Elimina
  3. Mentre la scienza annuncia una certa umanizzazione dei robot, l'uomo si spoglia della propria umanità.
    Si potrebbero spiegare anche atti cruenti e violenti, se il soggetto soffre di alessitimia e non riesce più a mettersi nei panni degli altri.
    Grazie, questo articolo mi era sfuggito.
    Cristiana

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, stanno arrivando al punto d'incontro tra robot ed essere umano: sono sulla buona strada.
      Il soggetto che soffre di alessitimia non solo non riesce a mettersi nei panni degli altri, neppure nei propri, teso a disconoscere in primo luogo le proprie emozioni e di conseguenza il modo per liberarle.
      Un blog può servire anche a proporre qualcosa di utile, che magari ci era sfuggito. Mi fa piacere tu l'abbia gradito.

      Elimina
    2. Alessitimia?
      Ne soffrono in marines e i boyscouts

      Elimina
    3. Ahahahahah (scusa, ma non ho fatto nulla per bloccare il fragore, io non soffro di alessitimia).
      I marines ed i boyscouts...Giusto, anche perché non vedo come potrebbero fare ciò che fanno se non ne "godessero".

      Elimina
  4. non mi ritengo anaffettivo, ma più cresco (invecchio) e meno tollero che siano i grandi mezzi di comunicazione a decidere per cosa devo emozionarmi.
    ml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che di anaffettività (assenza di sentimenti) che, al limite, può essere credo una conseguenza, è l'incapacità di riconoscerli ed esprimerli; un "ci sono" ma "non voglio/posso ammetterlo, troppo doloroso, troppo complesso e pericoloso". Io credo si tratti di questo, in codesto caso. Il tutto è strettamente correlato, volendo.
      In ogni caso, la tua intolleranza verso il potere decisionale (lavaggio di cervello) dei mezzi di comunicazione è più che condivisibile. Ricordiamo che dietro un mezzo di comunicazione vi è sempre una o più persone: ergo, sono determinate persone che, creando "qualcosa" (un socialnetwork, un movimento, una manovra di qualsiasi natura) sfornano uno stile di vita e/o pensiero; in determinati frangenti lo impongono subdolamente, in altri meno subdolamente. Sta al singolo individuo sviluppare e mantenere l'autonomia psicologica e mentale che permette scelte coscienti e personali.

      Elimina
  5. > «personalità normotica»: individui che pur essendo profondamente infelici si rifugiano dietro una vita apparentemente normale

    Herman Esse in Il giuoco delle Perle di vetro analizza il comportamento normotico di Plinio Designori nel suo ritorno alla Castalia. Josef Knecht, racconta all'amico che incontra dopo anni, che quel ritorno fu "normotico" ovvero una apparente serenità, un atteggiamento quasi gagliardo che mascherava un disagio interiore.

    Insomma, non si tratta di comportamenti recenti: la psicologia è quella di una specie che è sostanzialmente immutata da secoli. Cambiano la capacità di osservare e la scala, la dimensione, il numero di individui che soffrono di alcune patologie. Sarebbe interessante capire se e quanto sia cambiata la quota di popolazione che soffre di tali patologie.

    L'assassinio di Khaled Assad per me è solo un segno dell'abominevole coacervo di usi, disvalori, pratiche e dinamiche di un mondo, quello arabo-islamico di massa , che io considero superiore, in peggio, persino a quello degli USA.
    Houellebecq ha già narrato cosa succederà all'Europa, Khaled Assad è solo il primo dei molti che seguiranno in questa invasione bellica e migratoria in cui siamo già da lustri, con il sostegno ideologico fondamentalista di cattolici e sinistri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hermann Hesse...

      Scusate per i refusi.

      Elimina
    2. Credo che, a differenza del passato, le personalitá normotiche siano molto piú diffuse ed in continuo aumento. Prezzo dell'involuzione e della perdita del SÉ nella corsa assurda a cui dobbiamo/dovremmo adeguarci.

      Bentornato, Uomo.

      Elimina
  6. Necrotimico.
    Sta in un tweet ed è spettacolare come nickname
    GEV

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il mio cinguettare è già terminato.
      Un battito di ciglia.

      Elimina