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Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 28 luglio 2015

Un giro insolito



All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?

Ugo Foscolo, Dei sepolcri


Stamattina di buonora giravo per il cimitero della città: i parmigiani lo chiamano famigliarmente La Villetta.
Nessuna motivazione religiosa, soltanto il desiderio di camminare in un luogo che ho sempre reputato di pace assoluta e che, ben lungi dal definire macabro, desta in me un certo fascino.
Senso di tristezza e dolore, certo, come si deve ad una dimora di defunti; tali stati d'animo, tuttavia, non sono mai riusciti a prevalere.
Camminavo tra le siepi di bosso, dall'inconfondibile profumo, ed i cipressi; mi soffermavo, ogni tanto, a leggere epitaffi antichi, inneggianti teatralmente la condizione dolorosa di chi resta o le lodi di chi è dipartito. Frasi di un lessico ormai desueto ad accompagnare fotografie sbiadite in color seppia.
E poi le tombe dimenticate, ricoperte d'erbacce, l'alternanza di fiori finti e veri, le tombe di famiglia, imponenti, ed i semplici prati per chi, senza troppi orpelli, ha preferito la terra al cemento.
Un'occhiata ai sotterrai bui, parenti delle vecchie catacombe, ed alla zona ebraica, dove i sassi sono posati sulle tombe, come da tradizione.
Non c'era ombra di gatti, che molte altre volte ho visto, simpatici ospiti del cimitero, silenziosi passeggiatori e custodi di linguaggi misteriosi.
Ecco: è un linguaggio misterioso quello che avverto ogni volta; un bisbigliare, un tramandare, in cambio di rispetto.
Una visita ai parenti, una sorta di sorriso che mi è sorto in volto, quale segno di continuità, di presenza nell'assenza. Passaggi temporali, nella mente, un girotondo di ricordi.
E poi, alla fine, la consapevolezza che tutto finisce ma resta da qualche parte, in chi viene dopo e dopo ancora, in un ciclo continuo che si chiama vita.


22 commenti:

  1. Un fascino e un camminare che ci accomunano. Tornerei a Parigi solo per visitare Père-Lachaise.

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    1. Non sono l'unica, dunque. :-) A volte quando racconto di questa cosa temo di esser scambiata per "stramba", come minimo. I cimiteri monumentali, come quelli di Parigi ed altre metropoli, sono di una bellezza straordinaria, ma anche in quelli minori si trovano angoli da osservare con interesse. Li considero piccoli musei, con la grande differenza (e gaudio) che non c'è folla brulicante e chiassosa intorno a me.

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    2. La prossima volta che vado a Roma:
      cemeteryrome.it (il cimitero acattolico, detto anche Cimitero degli inglesi)

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  2. un posto bellerrimo ... c'è sepolto un mio connazionale violinista :)

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    1. Verissimo, Pier. Paganini è sepolto alla Villetta. :-)

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  3. Vado spesso al cimitero, anche perché lo posso raggiungere a piedi passando per una strada campestre.
    È un bel posto il mio cimitero, solo il canto degli uccelli interrompe il bel silenzio che vi regna.
    Mi piacciono molto anche i cimiteri svizzeri.

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    1. Non ho mai visto i cimiteri svizzeri.
      Ricordo che da piccola,in vacanza in alto adige, vidi il cimitero del piccolo paese in cui alloggiavo: mi restò impresso quando mi dissero che lì è usanza seppellire le casse verticalmente. Da adulta ci sono ripassata e quella strana sensazione mi è restata :)

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  4. Il cimitero è un luogo che visito regolarmente. Vado a "trovare" persone a cui ho voluto e a cui voglio bene. Per me è come andarle a trovare a casa e fare loro un saluto. Come se fossero ancora qui.

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    1. È quello che io chiamo bisbigliare. Quando mi trovo al cimitero non mi sento mai sola.

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  5. Ne fotografai i silenzi fuggenti: i loro espandersi sussurranti non so

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    1. È molto bello leggerti anche quando non bofonchi ma porti immagini come questa. Aggiungo solo un filo di edera ed una rosa antica color crema.

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  6. empatia assoluta.
    ml

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  7. Che bella pagina, Lisa.
    Anche il corredo iconografico.
    Grazie!
    Avrebbe dovuto essere un commento poì è diventata un po' ingombrante e quindi una pagina in cui ti ho citata (quando tornerò metterò il collegamento).
    Vedo che, anche se in modi diversi, siamo in quattro qui: tu, Silvia, Mia Euridice e io.

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    1. Ho letto da te il post a cui fai riferimento. Come già scritto, mi è piaciuto molto.
      Evidentemente siamo più numerosi di quanto credessi...

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    2. Questi giri insoliti sono esaltatori di vitalità.
      Glutammati esistenziali.

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  8. Bel post, perchè decisamente "fuori moda".
    Viviamo proiettati nel futuro e fuggentemente assaporiamo il presente. Ma il passato lo rimuoviamo. Questione di cultura e, forse, di civiltà. Ma il "culto dei morti" non ci appartiene più. Nel nostro incessante correre abbiamo rimosso la morte, come se potessimo vivere sempre ...

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    1. Io SONO decisamente "fuori moda", tanto che - se ci fai caso - nella colonna a destra è inserito un pensiero (a proposito di me ed il blog): riassume un po' il mio essere e sentire nei confronti di ciò che mi circonda.

      Per me il passato è fondamentale. Non soltanto perché rappresenta ciò che mi ha permesso di diventare ciò che sono, nel bene e nel male, ma perché racchiude tutto un mondo che non esiste più ma che ha significato tantissimo (e questo vale anche e soprattutto come discorso generale, non più individuale). I defunti sono il passato ma, per come la vedo io, continuano a farsi sentire in un qualche modo anche nel presente e lo faranno nel futuro, se saremo così umili da ricordare e fare tesoro di ciò che ci hanno trasmesso.

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  9. Pensavo al cimitero ebraico di Berlino che mi ha sconvolto e donato in egual misura quiete e inquietudine ...
    A Roma vado per i miei suoceri, e amici cari.. ma è un passeggio che mi rilassa.. mentre mia moglie tende a fuggirne via.. punti di vista, sensibilità che contrastano..
    Sarà che - non stupite - ho imparato a portare l'auto nel cimitero romano di Prima Porta. Papà approfittava delle grandi, larghe e semi deserte vie al suo interno per concedermi le prime schermaglie di guida. Nasce come anelato Luna Park..
    potevo non rimanerne affascinato? ;)

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    1. Sì, Franco, sono punti di vista. Ci sono persone che tendono ad evitare i cimiteri o, se proprio devono, vi si recano e cercano di fare il prima possibile per uscirne. Sono le stesse persone che non riescono a guardare la morte come accadimento naturale, se pur doloroso; come elemento di convivenza inevitabile con la vita. Quindi non riescono neppure a capire la pace, la bellezza di certi angoli e si lasciano sopraffare dal dolore, appunto, dal timore, dal senso del macabro. Io credo che si nasca in un certo modo e poi ci si evolva ma sempre attorno ad un nucleo interiore consegnatoci dal dna, dai geni. Alcuni percepiscono in un modo, altri in un altro. E' normale.
      In quando alle guide sui viali del cimitero... beh, ho sorriso: luogo direi insolito, molto insolito! Ma se non altro nessuno dei "residenti" poteva protestare né era in pericolo! Eheheheh...

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