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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

venerdì 31 luglio 2015

Far di conto

Barbara Hepworth

Foglietto davanti, matita dietro l'orecchio, come i vecchi bottegai.
I bilanci non mi servono, nessuna colonna dei pro e dei contro, del positivo e del negativo: tutto è esperienza e bagaglio personale, non distinguo più.
I conti sono altro. Due più due. Un chilometro mille metri.  Quanto pesano i vuoti. Cose così.
E' un guardare in faccia le cose per come sono, senza orpelli, senza filosofia né pensieri inutili.
Si sono creati vuoti enormi negli ultimi tempi. Le schegge di serenità, quando compaiono, sono timide, incredule, rapidissime nel sostare. Il peso del vuoto paralizza, stringe, rallenta il respiro fin quasi a fermarlo.
Corsi e ricorsi, fasi, frangenti, mutamenti, imprevisti. Soprattutto mutamenti, alla fine. Non c'è molto altro da dire. 

martedì 28 luglio 2015

Un giro insolito



All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?

Ugo Foscolo, Dei sepolcri


Stamattina di buonora giravo per il cimitero della città: i parmigiani lo chiamano famigliarmente La Villetta.
Nessuna motivazione religiosa, soltanto il desiderio di camminare in un luogo che ho sempre reputato di pace assoluta e che, ben lungi dal definire macabro, desta in me un certo fascino.
Senso di tristezza e dolore, certo, come si deve ad una dimora di defunti; tali stati d'animo, tuttavia, non sono mai riusciti a prevalere.
Camminavo tra le siepi di bosso, dall'inconfondibile profumo, ed i cipressi; mi soffermavo, ogni tanto, a leggere epitaffi antichi, inneggianti teatralmente la condizione dolorosa di chi resta o le lodi di chi è dipartito. Frasi di un lessico ormai desueto ad accompagnare fotografie sbiadite in color seppia.
E poi le tombe dimenticate, ricoperte d'erbacce, l'alternanza di fiori finti e veri, le tombe di famiglia, imponenti, ed i semplici prati per chi, senza troppi orpelli, ha preferito la terra al cemento.
Un'occhiata ai sotterrai bui, parenti delle vecchie catacombe, ed alla zona ebraica, dove i sassi sono posati sulle tombe, come da tradizione.
Non c'era ombra di gatti, che molte altre volte ho visto, simpatici ospiti del cimitero, silenziosi passeggiatori e custodi di linguaggi misteriosi.
Ecco: è un linguaggio misterioso quello che avverto ogni volta; un bisbigliare, un tramandare, in cambio di rispetto.
Una visita ai parenti, una sorta di sorriso che mi è sorto in volto, quale segno di continuità, di presenza nell'assenza. Passaggi temporali, nella mente, un girotondo di ricordi.
E poi, alla fine, la consapevolezza che tutto finisce ma resta da qualche parte, in chi viene dopo e dopo ancora, in un ciclo continuo che si chiama vita.


venerdì 24 luglio 2015

Quarantun'anni per un frammento di verità



Del resto a New Horizons sono occorsi nove anni per raggiungere Plutone.
Al rover Curiosity otto mesi per raggiungere Marte.
Alla Terra trecentosessantacinque  giorni per compiere una rotazione completa intorno al Sole.
E' solo questione di tempi e pazienza. Fra altri quarantun'anni, forse, si avrà il quadro completo, la verità assoluta. 
Forse.







mercoledì 22 luglio 2015

Non sempre la prima impressione è quella che conta

M. C. Escher, Metamorfosi II


impressióne s. f. [dal lat. impressio -onis, der. di imprimĕre «imprimere», part. pass. impressus]. – 

Fig. [...]
b) L’effetto, l’impronta che la realtà esterna determina, col suo intervento diretto o indiretto, sulla coscienza; e quindi ogni forma di esperienza, conoscitiva o emotiva, in cui la coscienza appaia colpita dallo stimolo esterno, e presenti rispetto ad esso un atteggiamento di passività [...]

(da www.treccani.it)


Quando devo ricredermi sulla prima impressione datami da una persona o da una situazione, provo - oltre la classica delusione - un leggero senso di sconfitta. Scordo che per conoscere non sono sufficienti pochi dettagli, anche se questi ultimi sono giudicati dalla coscienza fondamentali; scordo che occorrono più tempo ed informazioni. Lo scordo perché mi abbandono spesso all'istinto e non sempre l'istinto indovina: questo accade quando è disturbato da un entusiasmo esagerato e, soprattutto, dalle aspettative.
Gli animali non possiedono i nostri livelli di coscienza, né i nostri strumenti di elaborazione: per questo il loro istinto non fallisce mai. Non è condizionato da nulla, è pura sopravvivenza. Dovrei ricordarmene più spesso.

lunedì 20 luglio 2015

Tra boutade e verità

Temi caldi consigliati.
Tale frase è il titolo della sezione in cui vengono inseriti determinati post e presentati nella vetrina pubblica di google+, ove compaiono anche i post delle persone che si è deciso di seguire (propria scelta) e delle persone appartenenti a community che si è deciso di seguire (sempre propria scelta).
Qualche domanda: consigliati da chi? E per quale motivo? Perché hanno duecentoquarantotto mi piace e venti commenti distribuiti fra i vari buongiorno, buonanotte, foto favolosa, ciao posti sempre cose interessanti, ... , ? In poche parole, perché sono i post che vanno per la maggiore? (e a me che me frega!)
Che poi, guarda caso, trattasi di post riportanti le classiche banalissime immagini di paesaggi vari, cuccioli, innamorati... , o le solite e stra-abusate poesie e citazioni. Per carità, ognuno posti ciò che gli pare, ma perché mi devono essere addirittura consigliati?
Meglio non mi soffermi oltre o rischio di diventare una serial killer. Il caldo terrificante, poi, mi fornirebbe un ulteriore motivo per compiere gesti (in)sani.

sabato 18 luglio 2015

Di languidi feromoni

frame dal film Poveri ma belli di Dino Risi


.. a proposito dei miei ormoni: non solo me li stimoli ma si stanno sodomizzando l'un l'altro.

(un rappresentante del genere maschile)

I maschi italici, da buoni latini, sono abilissimi (eppur goffi) annusatori di feromone, le cui particelle languide e volatili impregnano l'aria torrida dell'estate: lo intercettano fra i miliardi di atomi che compongono i tanfi dei campestri concimi ed i gas cittadini.
Alcuni mantengono lo sguardo distaccato, spingendo solo la coda dell'occhio sulle cosce ed i décolleté: fingono indifferenza ma solo per viltà. Altri, una volta posizionati sull'auto, se ne vanno in giro con i finestrini abbassati, lo stereo ad alto volume e musica di quarta categoria, patetica quanto un porno amatoriale in cui ognuno fa ciò che può, seguendo la natura.
Antipodi di maschio, con le dovute vie di mezzo. Il caldo non fa sconti a nessuno, stordisce ed amplifica le voglie, a seconda.
Osservo e sorrido, quale astuta rappresentante del genere femminile, ché si sa: ne sappiamo più del diavolo ed ordiamo ingegnosissime trame, all'occorrenza.
Spettacolo vecchio come il mondo che nemmeno l' aifon6 ed i soscialnetuorc   riescono a sradicare: camuffano, al limite, da abili affabulatori.
Una coscia è una coscia, ed una tetta pure. C'è poco da fare.

venerdì 17 luglio 2015

Nessun baro al tavolo



Una tregua dal logorante concerto delle cicale, dagli spostamenti incandescenti di auto e persone sudate. Gioco a carte con le nuvole: partite senza capo né coda, meravigliose. Nessun baro al tavolo.
Le montagne dietro gli alberi e le curve, i bombi a rendere altalene i fiori di lavanda.   
Guardo il tutto in posizione orizzontale, in uno stato di quiete ed apatica consapevolezza.



Eh! qu'aimes-tu donc, extraordinaire étranger?
- J'aime les nuages... les nuages qui passent... là-bas... là-bas... les merveilleux nuages!

Charles Baudelaire, Petits poèmes en prose


mercoledì 15 luglio 2015

Il pianeta dal cuore bianco e l'oro nero



Ora che il petrolio urge si abolisce l'embargo nei confronti dell'Iran, vero mister Obama? Ed i famosi arsenali atomici iraniani? In fondo l'Iran assicura che non ha intenzione di creare la bomba atomica né minacciare gli altri paesi, perché è una nazione pacifica. Ha chiesto solo l'abolizione dell'embargo alle forniture militari e balistiche. E giusto per avere la coscienza pulita, in cambio, si sono chieste alcune restrizioni per un periodo limitato.  Un bell'accordo, un bel negoziato diplomatico. Si passa dal bruciare la bandiera degli Stati Uniti nelle strade iraniane, dall'additare l'Iran come uno dei maggior covi sfornanti terroristi  (facciamo finta di ignorare il fatto che gli Usa vendessero comunque armi all'Iran in via non ufficiale, naturalmente, durante la faida  interna con l'Iraq, facciamo finta), si passa da quegli antichi dissapori alle strette di mano, allo strizzare l'occhietto. Mancano il vino ed i taralli, peccato, ma è solo una formalità.
Ora che il petrolio urge ed i russi fanno i birichini con le loro riserve, ora che si possono avere due piccioni con una fava (il petrolio e relativa diminuzione dei prezzi al barile, e lo spernacchiare il signor Putin, magari), eh, ora sì che si ragiona.
Non le viene voglia di andarsene in vacanza su Plutone, signor Obama? La sonda ha finalmente raggiunto il non pianeta, l'ultimo del sistema solare. Hanno mostrato che sulla superficie appare un grande cuore bianco. Se le venisse voglia si porti anche qualcuno dei suoi, qualcuno dei nostri e qualcuno dei loro: insomma, se ci togliesse dai coglioni un po' di gente non sarebbe male. La sonda ha impiegato nove anni per arrivare a destinazione: ora, nove anni ad andare e nove a tornare, in diciotto anni vuole che non capiti qualcosa? E senza personaggi dalla dubbia moralità intorno? Ovviamente tutto a spese del governo, il vostro. Qua le cose sono un pochino in subbuglio, come saprà. L'inno all'Europa stona da un po' di tempo.
Il mio è, chiaramente, un sogno ad occhi aperti, l'ultima visione delirante frutto di questo caldo asfissiante e di collasso di ideali.
In ogni caso mi faccia sapere, mister. 
Nel frattempo, la saluto cordialmente.

lunedì 13 luglio 2015

Diversamente versi: Trapezi di pietra



Katia Chausheva


Minimalismo obbligato,
emozioni in linee rigide e spigolose:
ecco i miei trapezi di pietra.
L'insofferenza spinge sotto la pelle,
taccio immobile, distesa sul pavimento
come un gatto quando fa caldo
che altro non può per respirare.

Non è ancora tempo.


sabato 11 luglio 2015

Quando il vento trasportava storie

Giorgio De Chirico, Cocomeri con corazza e paesaggio



Un tempo credevo che il vento portasse storie e le raccogliesse. Mi sono sempre chiesta dove portasse le mie, a quali orecchie, a quali occhi e mani, perché le storie si guardano e si toccano se si è davvero in grado di ascoltarle. E si fiutano, anche. Vi sono briciole di storie che galleggiano nell'aria calda, si perdono nella luce accecante del sole tanto da rendersi invisibili; vi sono cocomeri squartati e corazze abbandonate nell'arsura a bruciare. Fondamentalmente odio l’estate. Silenzio. Caldo. Pelle umida. Respiro lento. Occhi socchiusi. Piedi scalzi. Cielo terso. Così maledettamente terso da sembrare finto. Anche gli alberi stanno in silenzio. Sudano silenzio. L’estate stessa è silenzio, interrotto soltanto dalle cicale, dai cieli notturni, dalle membra inquiete tra lenzuola e acqua, tra acqua e pavimento, tra pavimento e insofferenza. E le cicale non stanno mai zitte, irrompono senza pietà né buonsenso. La loro natura le esorta a farlo.

Pace. Caos.
Cocomeri squartati, corazze abbandonate nell'arsura a bruciare. Spighe mature, fertilità. E poi i campi nudi e lo spettacolo surreale delle balle di fieno: ai miei occhi, quando il vento trasportava storie, erano reperti preistorici, scordati lì dal tempo e dagli uomini. Quando il vento trasportava storie, tra mille suoni e mille vite, tra silenzio ed agonia, d'estate.






lunedì 6 luglio 2015

Farfalle bianche a riposo (o Messidoro)

Louis Lafitte, Messidore


Clichy-sous-Bois, 17 Messidoro anno CCXXII *


Caro J.,
immagino di sedermi su di te, a gambe aperte, il viso di fronte al tuo. Non siamo tenuti a seguire il galateo, mai lo abbiamo fatto.
Ti scrivo a messi mietute, respirando l'aria bollente che mescola l'odore di fieno a quello della pelle sudata, appollaiata all'ombra di un pioppo. Pare una lancia puntata verso il cielo, il pioppo, ed io appoggiata al suo tronco ad ascoltare le strategie di guerra.
O sono le mie?
Consentimi di guardarti negli occhi, cittadino, e di non abbassare lo sguardo, ché mai voglio farlo davanti a te, nemmeno quando ti parlo d'amore: una cosa vasta e priva di certezze; me lo invento per dare una giustificazione al fatto che esista, quanto meno, sottoforma di vocabolo. Me lo invento senza alcuna pretesa, sorda all'altrui interpretazione, ché dell'altrui poco ci importa.
Ti scrivo senza sapere se è giusto o sbagliato, nessuno può saperlo; ti scrivo nella mia ignoranza curiosa, nel mio esprimermi insolente, e mi lamento, comme on a fait dans le cahiers de doléances.
Per il fatto che ho un ammanco.
Invisibile, inodore ed insapore.
E quando respiro l'estate, che cuoce tutto per antica ricetta, vorrei bruciasse insieme alle sterpaglie e mi lasciasse tranquilla.
Ora mi alzerò, cittadino, smetterò di scrivere. Piegherò il collo all'indietro per seguire fino alla cima l'estensione della lancia. Immaginerò che dichiari guerra, che buchi l'azzurro asfissiante e spietato, che sfidi persino il sole.
Ed alla fine immaginerò il suo urlo, che è anche il  mio, prima di accasciarsi al suolo sotto il peso di un nemico troppo potente.
Poi leggerò la lettera, sorriderò e la strapperò. 
I frammenti di carta sembreranno, da lontano, farfalle bianche a riposo. 


V.        




* la data è scritta secondo il calendario della rivoluzione francese o repubblicano, e corrisponde a 6 luglio 1794 .
Tale calendario rimase in vigore, in Francia, dal 24 ottobre 1793 al 1 gennaio 1806, quando venne abolito.
Fu ripristinato per un breve periodo durante l'esperienza della Comune di Parigi, nel 1871.

venerdì 3 luglio 2015

Concerto per cicala in do minore

Il vento mi agita i capelli con timidezza. O, forse, è dolcezza soltanto, non saprei dire. La certezza e la cognizione si sono smarrite lungo il percorso e non ne avverto molto la mancanza. Non so nemmeno se il sole mi sta sciogliendo la pelle o la decori come in preparazione ad una festa. Io, però, non ballo: i passi di danza li ho lasciati in un luogo, al sicuro. Bellissimi.
Ballavo, sì. O volavo. Non so.
Penso che, prima o poi, incontrerò nuovamente la zingara dello zucchero filato.
Butterà qualche fiore sul tavolo, interpretando strani linguaggi e mi dirà:

"Tu spargi le parole, come io faccio con questi fiori. Qualcuno, a distanza, ne avvertirà l'odore."

Poi potrò piangere e ridere senza dover spiegare nulla.
E' la convivenza di opposti il perno fondamentale del mio meccanismo: crepuscolo ed aurora, assisto alla gara tra il fango ed il giglio.


E' una strana fluttuazione
composta da lassi di tempo
inquantificabile, variabile,
in cui ogni coordinata vacilla
per poi ricomparire sull'altra sponda,
tra il sangue e le rose.