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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 9 giugno 2015

Verba volant scripta manent


frame da "I racconti del cuscino", Peter Greenaway



Che le parole scritte restino, lasciando testimonianza tangibile del loro esistere, è inconfutabile. Dove e per quanto è altro discorso. Sicuramente lasciano impronte, più o meno visibili, indelebili o non.
Il punto è un altro: quanto si è scritto? Esistono ancora cose non dette? Oppure è un continuo riciclo del noto, al quale si aggiunge qualche accessorio per giustificarne l'ennesima presenza?
Ognuno ha il diritto di espressione e se ne appropria e, inevitabilmente, ciò che è stato già scritto in precedenza da centinaia,  migliaia e forse milioni di persone, torna in scena. I social network, attraverso blog, bacheche, twitter et similia, offrono ampia scelta per la diffusione dei pensieri e delle opinioni.
Ci si lascia prendere da questa sorta di esaltazione e si scrive di nausea, di misantropia, di piccoli piaceri, di film, di sesso, di amore, di stelle, di morte.. Di qualsiasi cosa. Senza pensare, in quel momento, che in fondo non si scrive nulla di nuovo. Si cambia, al limite, lo stile.
Se mi soffermo a riflettere, giusto un istante, mi rendo conto di quanto siamo diventati patetici, cercando in ogni modo di espellere qualcosa che non riusciamo più a gestire: un male di vivere a cui diamo mille nomi, un bisogno di condivisione quando, in realtà, non siamo più in grado di ascoltare né leggere.

12 commenti:

  1. E' lo stupore a dettare la novità di quel che leggi e quel che scrivi. Finché lo avvertirai, non si sarà mai scritto abbastanza. Ne' letto. ;)

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    1. Forse. E forse è anche il piacere che si prova nel leggere e nello scrivere cose "vecchie" che, comunque, ci appartengono; uno scambio continuo, scrivere-leggere, per molti di noi necessario.

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  2. Lo dico da tempo: si scrive troppo. E spesso pure male.
    Ecco, sarebbe divertente lasciar scrivere solo chi ha qualcosa da dire e sa dirlo nel migliore dei modi.
    Il resto?
    Niente. Resta nell'aria.

    Rido...

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    1. siamo al punto di partenza: chi ha davvero qualcosa da dire e chi lo stabilisce? In quanto al "dirlo nel modo migliore": dando per scontato che chi scrive deve conoscere la grammatica (e tutto ciò che vi gravita attorno) della lingua in cui si esprime, il resto è questione di stile, sensibilità, visioni ed esperienze personali e... chi più ne ha, più ne metta.
      Alcuni amano un tale scrittore, ad altri è completamente indifferente. Esempio banale ma efficace.
      Molto più semplicemente, credo che scrivere (per molte persone) sia un'esigenza, ben distanziata ed estranea ai trend, alle vetrine e cavolate simili.
      Esigenza, piacere, E perché no, terapia. Un pizzico (facoltativo ma frequente) di narcisismo, e la ricetta è completa. Che poi resti nell'aria e quasi scontato: quante cose vi si disperdono, quante!

      Questo, secondo me. E sorrido, non troppo allegramente.

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  3. discorso difficile che si attorciglia pericolosamente su se stesso. se da una parte è assolutamente vero ciò che sostieni, dall'altra trovo che non si possa circoscrivere l'assenza di originalità alla sola parola scritta, è la nostra stessa vita che inevitabilmente e inconsapevolmente ricalca gesti, scelte, posizioni già sperimentate da altri e da altri ancora prima di loro.
    e poi, d'altro canto, proprio tu, con le tue cicliche e coerenti sparizioni, dimostri che non è vero che scripta manent.
    ma soprattutto non abbiamo non abbiamo risposte nè soluzioni a quanto affermi. cosa dovremmo fare? tacere? annullare ogni parola appena pronunciata? fregarcene della scarsa originalità? continuare a essere ingenui? non saprei.
    ml

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    1. Ovvio che non si può fermare l'espressione perché tanto non vi è più nulla di nuovo da dire. Su questo ho scritto, sopra, in risposta ad Euridice.
      La mia era una riflessione sulla quale mi soffermo spesso quando mi appresto a scrivere qualcosa; poi l'abbandono, o davvero non scriverei più nulla come penso farebbero tutti coloro che scrivono.
      MI trovo d'accordo con te quando affermi che "è la nostra stessa vita che inevitabilmente e inconsapevolmente ricalca gesti, scelte, posizioni già sperimentate da altri e da altri ancora prima di loro". Ma non mi trovo d'accordo su ciò che pensi delle mie sparizioni: questo blog, come vedi, resiste. E qua rido, mi sia concesso.

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  4. il riso ti è concesso e restituito :-)
    (felice che il blog esista e resista.Pper qualche tempo digitando il tuo indirizzo mi veniva risposto che il blog non esisteva più, ma forse era solo un malinteso tecnologico)
    ml

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    1. sarò sincera fino in fondo: per qualche giorno avevo optato per la cancellazione. Un gesto estremo. Ma visto che questo sito fornisce, per un lasso di tempo, la possibilità di annullare una cancellazione, rieccolo sano e salvo :-) (probabilmente avrai digitato in quei giorni in cui fluttuava nel nulla)

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    2. p.s. questo è sicuramente un blog che verrà insignito della medaglia al valore, paladino dei predecessori, tutti caduti sul campo. Mi stupisco, devo ammetterlo. Ho superato il record di permamenenza!

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    3. Vedi di restare. A tentar di dire cose "nel migliore dei modi" (riuscendoci spesso..)

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    4. Ho parlato con me stessa e siamo arrivate ad un accordo.
      Grazie :)

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