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Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

mercoledì 24 giugno 2015

Metti una sera a cena



Abbiamo la tradizione di festeggiare San Giovanni: la sera del 23 giugno si mangiano i tortelli di erbetta e, come diciamo; "si prende la rugiada della notte".
Per l'occasione, ieri ero in un podere con annessa trattoria, un luogo molto carino, sperduto nella campagna: un portico vestito di vite canadese ove prendere l'aperitivo e la sala, interna, piccola, dieci tavoli circa, molto intima e gradevole.
Menù: piatto di salumi misti (buonissimi), i famosi tortelli d'erbetta (con possibile variante senza ricotta, che ho voluto provare, ottima ugualmente), assaggi di torte, di mele e di cioccolato a pasta morbida, pere e guarnizione di pinoli.
Ad arricchire la serata un trio molto interessante composto da una cantante, un suonatore di viola ed un attore/poeta che si alternavano o interagivano, a seconda. Tra musica di Bach, versioni di canzoni adattate alla viola e poesie o anedotti recitate dal terzo elemento, che girava tra i tavoli e affascinava gli amanti del genere, la serata è stata veramente particolare e soprendente.
Il caso ha voluto che proprio mentre mi apprestavo a mangiare il pezzetto di torta al cioccolato (le forchette non c'erano, si usavano le dita), l'attore/poeta iniziasse a recitare (magistralmente) questa poesia di Guido Gozzano:

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine -
le dita senza guanto -
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!

Perché nïun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.

C'è quella che s'informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.

L'una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

un'altra - il dolce crebbe -
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un'altra, con bell'arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall'altra parte!

L'una, senz'abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare

sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D'Annunzio.

Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,

di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!

Perché non m'è concesso -
o legge inopportuna! -
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.


Quando il suo sguardo ha incrociato il mio, ho avuto un attimo di esitazione: ho smesso di addentare e masticare, con il cioccolato sulle labbra e sulle dita. Ho sorriso.
E dopo il lieve imbarazzo, ho succhiato - scansando per una volta il galateo - ciò che restava sull'indice e sul pollice.
Se fossi stata al centro della sala sarebbe stata un'ottima performance, non c'è che dire.

6 commenti:

  1. L’insieme pare un film. Scrittura cinematografica. Serata magica.

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    1. Sì, è vero. Ed ho omesso il fatto che alle 22.30 circa sono iniziati i lampi e qualche minuto dopo i tuoni e lo scroscio della pioggia. Vero romanticismo, nel senso letterario. :-)

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  2. Ah, Lisa, in gran forma!
    Io so che tu scrivi - raramente - di cibo e piaceri ma quando lo fai sei in alto!
    Che delizia, 'sta pagina!
    Grazie

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    1. Scrivo raramente di cibo (un po' di più di piaceri, in quanto sono un'edonista, credo che chi mi legge da un po' se ne sia accorto ). La latitanza di post inerenti l'arte culinaria non significa però che non apprezzi la buona cucina, anzi, direi tutt'altro. In questo scritto l'ho reso noto! (rido) L'apoteosi è stato il finale: ripulirmi le dita con la lingua! Come dici tu: snob e barbara al contempo!

      Grazie a te :-)

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  3. tra Gozzano e San Giovanni sembri quasi nel torinese :-)
    (scansare il galateo può essere di una grazia impagabile)
    ml

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    1. Invece ero nel parmense, te lo assicuro :-)
      (infatti quello scansare è venuto proprio ad uopo con la poesia, della serie: anche certi gesti poco fini possono essere poetici!)

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