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Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

lunedì 15 dicembre 2014

Don Chisciotte ed il pianeta fluttuante


Certo lui non avrebbe mai compreso né accettato lo street food, si sarebbe limitato ad abbozzare un sorriso sardonico ad accompagnare un "annate avanti voi che a me me vie da ride."
Eppure il mangiare in strada si è inserito persino nella mia provincialesnobbetta città.
Ieri ho girato per il centro e, contrariamente a ciò che temevo, sono riuscita a cogliere la bellezza di certi angoli di strade, di certi particolari, sospesi o addossati ai muri. Ho guardato osterie con il bancone fuori, in strada, un' assa di legno ed un coltello, tutto pronto per il take away. La differenza è che, al posto di hot dog, fish and chips, intrugli cinesi occidentalizzati, c'era un fumante cotechino, e lambrusco ad accompagnamento.
Ho poi appreso che, una panetteria poco distante, al sabato si cimenta nel take away di anolini in brodo (da noi si chiamano così, non cappelletti), in vaschette termiche.
Questo incredibile connubbio tra contemporaneità e tradizione mi ha quasi commossa.
Si deve stare a passo con i tempi per restare a galla? Bene, lo si faccia a modo nostro, senza tradire nulla di ciò che siamo, delle nostre radici e tradizioni, distanti anni luce da ogni veleno, in primo luogo mentale.
Sono riuscita a non irritarmi neppure tra le correnti di folla, immersa com'ero in questa incetta di sorprese positive, buone, ed ho ritrovato in certi volti qualcosa che avevo perduto. Era come scorgere un ciuffo d'erba, fiero e testardo, in una minuscola fessura di cemento.
Ho visto un pianeta trasparente, fluttuare nell'aria tra i profili di un'antica chiesa e di vecchi palazzi, leggero,



ed ho pensato che le cose vanno davvero guardate con occhi nuovi per vederle diverse: non è la frase fatta di turno, la citazione abusata e lisa a forza d'esser scritta per abitudine. E' una consapevolezza vissuta e partorita con ogni poro della pelle e dell'anima.
Finché sarò in grado di trasformare una gigantesca palla natalizia in un pianeta, sospeso fra i muri del centro storico, so che non sarò inghiottita, che non diventerò cieca tra i ciechi e che avrò sempre qualche storia che attende il mio ascolto.
Nonostante i tempi, nonostante il buio, nonostante tutto sia contro, io continuo a dichiarare guerra ai mulini a vento.

14 commenti:

  1. mi stupisce (piacevolmente) la coincidenza di azioni e di pensieri: ieri a torino ho girato a lungo per il Gran Baloun, il mercato di robe vecchie nelle stradine di borgodora, dietro porta palazzo. cianfrusaglie e roba bella, paccottiglia e chicche che cercavo da tempo e soprattutto gente comune e originale, io misantropo annacquato guardavo oggetti e volti pittoreschi con un vago amore. e poi banchetti di cibo, focacce e pizze, polenta fumante e salsiccia golosa. ci si riconcilia con una città non solo per la sua bellezza d'arte e d'urbanistica ma anche e soprattutto per l'autenticità della sua gente.
    ml

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    1. Proprio così.
      E, come scrivevo, non me lo sarei mai aspettato. Fanno bene queste cose a dei misantropi (annacquati) come noi. : )

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  2. Le guerre ai mulini a vento sono spesso l'obiezioni che i guerrieri del peggio, della mediocrità, della crescita democratica del ciarpame fanno a coloro che non si mettono nelll'ammasso di questa brutificazione industriale massiva.

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  3. Cotechino fumante e lambruschino (preferisco di gran lunga il lambrusco scuro reggiano a quello modenese, conosco poco quello mantovano). che delizia!

    Io, talvolta, mi slurpo un kebabbone.
    Qualche volta, in un paio di anni, anche dal merdonald.
    Li considero trasgressioni che fortificano il mio edonismo e la ricerca fllologica sulla cucina italiane e di territorio e l'ecologia che ci sta dietro.

    C'è una tradizione anche di cibo veloce, stradale anche in Italia (si pensi al panino col lampredotto, panini con la porchetta, le piade, tranci di pizza, focacce varie, la cecina, etc.) visto che l'esigenza di mangiare qualcosa velocemente è sempre esistita.

    Anche questo, in sé, non è una dimensione nuova.
    Poi uno potrebbe chiedersi perché, in genere, gli italiani siano così esterofili, a partire dalla propria lingua.

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    1. [...]"Io, talvolta, mi slurpo un kebabbone.
      Qualche volta, in un paio di anni, anche dal merdonald.
      Li considero trasgressioni che fortificano il mio edonismo e la ricerca fllologica sulla cucina italiane e di territorio e l'ecologia che ci sta dietro."[...]

      Io, molto più semplicemente, ogni tanto mangio "porcherie" perché mi piacciono. Lo confesso e non me ne vergogno.
      Solo tu potevi farcire il tuo recarti al Mc D. con tali giustificazioni... eheheh

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    2. Gli italiani sono così esterofili (sull'alimentazione molto poco, credo, soprattutto negli ultimi anni in cui si è "scoperto" il valore della dieta mediterranea e la qualità dei prodotti italiani, manco fossero il segreto di Fatima.) perché sono italiani. Semplice : ) Salvo poi "scoprire", appunto, che nel loro paese c'è molto che ancora non sanno. Sul fatto della lingua, lasciamo perdere. L'introduzione obbligata (pare) di terminologie esterofile, anglosassoni soprattutto, è una prassi a cui devo in alcuni casi adeguarmi ma che continua a farmi nausea.

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    3. Non mi toccate kebab e gyrospita, per favore... però con quegli anolini m'hai fatto venire voglia... splendido post intimista... il complimento più bello, in questi casi: avrei voluto scriverlo io ;)

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    4. Tranquillo, franco, ci sono ottime specialità anche fuori dal Bel Paese. Quindi, considerali salvi.
      (gli anolini in brodo sono sempre gli anolini in brodo, però) : )

      In quanto al resto... un grazie (imbarazzato).

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    5. Posso vivere le trasgressioni bene solo comprendendone il valore etico, di rinforzo dei miei valori e del voler bene loro.
      Guarda che la capacità cognitiva per contrasto è ciò che ci più contraddistingue e anche il rapporto col cibo non ne è esente.

      Comunque a pranzo, in una piccola mensa a conduzione familiare emiliana apparentemente modesta ma con competenza culinaria elevata sulla cucina del territorio, mi sono fatto un piatto di tortellini in brodo eccellenti.
      'na goduria! :)

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    6. Mann, do per scontato che debba esistere una capacità cognitiva, o sarebbe inutile dar vita a conversazioni. Certo, chi ne ha di più, chi di meno, ma una base discreta è augurabile a tutti.
      Io tendo ad evitare avvitamenti, contorsioni, salti carpiati nell'esporre le mie idee, tutto qua.
      Ognuno ha il proprio stile.
      Per questo rispetto anche il tuo, e quando diventi troppo pesante (da te), sorrido e smetto di leggere. Cosa, peraltro, che applico a tutti coloro nel momento stesso in cui diventano logorroici (per me, si intende). Lo so, non avrei mai potuto essere tra gli invitati del Simposio. Con Platone avrei fatto due chiacchiere tranquille, in disparte. : )

      (e te lo sto scrivendo con il sorriso sulle labbra, non prenderla male, non è critica)

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    7. Nessun problema, Lisa.
      La cosa interessante e che per me non si tratta affatto di contorsioni o di salti carpiati ma di cose estremamente lineari, al limite (sempre per me) dell'ovvio.
      Detto in due parole, per apprezzare una realtà devi uscire da essa e contrastarla.
      Non è semplice!? E' veramente, straordinariamente semplice, direi.

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    8. Ciò che per noi è semplice/lineare agli altri può risultare complesso/aggrovigliato, e viceversa.
      Anche in questo risiede la differenzazione tra gli esseri umani. In fondo è una Torre di Babele disseminata di traduttori simultanei, di tanto in tanto. A volte funzionano, altre meno. (in ogni caso è meglio evitare google translate, al quale è preferibile una comunicazione a gesti : ) .. )

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  4. Mi garba come scrivi...

    P.S.
    Chiedo scusa per l'intrusione.

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    1. Ti ringrazio, ma il merito va alle mie dita, non a me : )

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