.

I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 30 dicembre 2014

Discorso di fine anno a reti unificate

Se lo fa il presidente della repubblica, non vedo perché non possa farlo io. Soltanto perché non sono investita di una carica speciale? Soltanto perché non mi chiamo Xxxx Yyyyyy? Ma suvvia, che idiozie, fastidiose quisquiglie che ci tengono ancorati a schemi e sistemi vetusti e polverosi. E poi io anticipo di un giorno, sono avanti.

Cari lettori,*
ordunque: eviterò la domanda: "Cosa fate per l'ultimo?", perché è sempre stata causa di fastidiosa orticaria supportata - per giunta - dalla mia idiosincrasia estesa anche agli usi e costumi degli altri (in una parola: non me ne cale una cippa di cosa gli altri facciano il 31 dicembre, non desidero ammorbarmi di programmi, altrui e personali).
Comunque, per inciso, io non faccio un emerito cazzo, semplicemente perché non mi va di fare un cazzo e perché i tempi in cui il divertimento forzato era d'obbligo (dai 15 ai 35 anni circa) sono finiti (in poco più di trent'anni mi sono realmente divertita quattro, cinque volte). Sarà banale dirlo ma per me, ormai da un pezzo, il 31 dicembre è un giorno qualsiasi. Sarà banale dirlo ma non aspetto una data precisa per far cambiare qualcosa, se ho intenzione di farlo. Sarà banale dirlo ma l'unica novità del primo gennaio di ogni anno è il dovermi abituare a scrivere una nuova cifra in coda ad una data.
Non sopporto stilare bilanci personali, quelli li lascio al ramo amministrativo delle aziende. E pensare che una volta li facevo. Quanto si cambia, nevvero?
Un 31 dicembre di parecchio tempo fa (ero una bambina, per intenderci, attorno ai dieci anni) scrissi - sul mio diario - all'anno che stava per terminare. Gli scrissi che ero dispiaciuta e triste per la sua imminente fine e che la baldoria, quando muore qualcuno, non si dovrebbe mai fare. Non è rispettoso.
Ero saggia, da piccola, non c'è che dire.
Probabilmente più di quanto lo sia ora.
Ma si sa, più si invecchia più si torna bambini, quindi qualche speranza la nutro.
Ecco, la speranza, la gentil favoletta che ogni tanto si appresta alla mente, tentando di immettere qualche pensiero positivo. A me, che sono una pessimista storica, che sono passata al cinismo più puro da anni!
No, per carità, la speranza la lascio nel vocabolario, sotto la lettera S, dove si trova anche Stoicismo e Stronzaggine, due aspetti vivamente consigliati per sopravvivere nella giungla.
Sogno, già, è vero. Si trova anche Sogno. Ma quella è altra storia. Mai calpestarli, si dice, seppur si abbia la consapevolezza che la loro realizzazione sia solo materia buona per i romanzi di Rosamunde Pilcher. Non li calpesto, d'accordo, ma non credo di averne più, il punto è quello. Per cui, un problema in meno.
Des rêves ! toujours des rêves ! et plus l’âme est ambitieuse et délicate, plus les rêves l’éloignent du possible **, scriveva nel suo Invito al viaggio il buon Baudelaire, che mi ha fatto da bibbia durante la mia adolescenza ed oltre. Ma non se ne abbia se, ora, a questo punto della mia vita, lo tradisco con Rimbaud e con quella sua frase, contenuta in Una stagione all'inferno, che è diventata il mio motto:

La vie est la farce à mener par tous ***

A Charles dico, tuttavia, che sono d'accordo con quanto scrive appena dopo e cioè che ogni uomo porta in sé una dose di oppio naturale, incessantemente secreta e rinnovata. Questo, almeno, per quanto mi riguarda.
Cari lettori, non posso che augurare (a tutti, me compresa) che questa dose d'oppio sia davvero rinnovata, che questa farsa sia recitata in italiano corretto, dignitoso, quel tanto che basta per non abbandonare mai l'ironia e l'autoironia, nonché la consapevolezza di ciò che tutti noi siamo: minuscoli microbi in un universo infinito.

Auguri.





*quei quattro gatti che arditamente si cimentano nel leggermi (n.d.a.)

** Sogni! Sempre sogni! e più l'anima è ambiziosa e sensibile, più i sogni l'allontanano dal possibile.

*** La vita è la farsa in cui ognuno ha il proprio ruolo.

Le traduzioni  sono opera mia, ergo se non idonee né perfette, abbiate il buon cuore di perdonarmi.

lunedì 29 dicembre 2014

Molto rumore per nulla


Siamo sicuri che William Shakespeare non si riferisse ai social networks, vero?







(sciaquone)

domenica 28 dicembre 2014

Dipende dai punti di vista



Spio il mio dito muoversi sul muro: disegna qualcosa, senza inchiostro, senza lasciare traccia. Lo seguo da vicino, per carpire dalle linee invisibili un dettaglio significativo: non perdo una curva, un cambio di direzione, un minimo segmento, in quel nulla che per lui è chissà cosa, chissà chi.

Quando mi pare di comprendere, si blocca, quasi provasse vergogna e temesse d'esser redarguito e punito. La sua colpa? Destabilizzare l'ordine.

O cercare di metterne?


Sorrido.
Dipende dai punti di vista.

giovedì 25 dicembre 2014

Mea culpa 2


Avevo già recitato una sorta di confiteor, un mea culpa .
L'ultimo post di Luca, però, mi ha indotta ad ampliare il concetto che, precedentemente, avevo soltanto accennato: prima era uno schizzo a carboncino su foglio rigorosamente ruvido, ora è più una china e la carta è inevitabilmente liscia. Riporto dunque il commento, tale quale, che stamattina ho lasciato nelle sue stanze, e lo ringrazio per l'opportunità datami leggendo il suo scritto, di un cambio di tecnica e di carta .

*

Pensieri: troppi. Alcuni imprescindibili, molti evitabili: orpelli barocchi, lapidi incrostate di muschio, bui sepolcri.
 
Parole: sempre. Gemelle dell'ossigeno, necessarie alla sopravvivenza ed al proseguimento del viaggio. Alcune buone, altre cattive, il grano ed il loglio (Saramago ne sapeva, la migliore descrizione su di esse l'ho trovata nel suo "Di questo mondo e degli altri").
 
Opere: il cantiere è stato fermo per anni; alcuni dicono per restauri cronici, altri per mancanza di fondi da parte dei finanziatori, quali coraggio ed autostima.
 
Omissioni: troppe. I lavori sono ripresi: si recupera ciò che si può.


martedì 23 dicembre 2014

My own point of view



Non mai visto di buon occhio le regole imposte.
Non ho mai creduto a ciò che non riuscivo a comprendere.
Ho sempre voluto andare oltre, anche a costo di sentirmi un'aliena.
Per anni mi ci sono sentita.
Ho imparato a vivere con i miei credo, la mia inquietudine ed irrequietezza;
con i miei silenzi e le mie urla.
E pochi hanno capito.
E pochi hanno accettato, perché occorre forza ed energia.

Tra cicatrici immense, c'è una striscia di pelle che è e rimarrà intatta e levigata finché avrò respiro: lì dimorano il mio sorriso, la mia dolcezza, il mio essere spontanea, proprio lì,  sotto la corazza di cicatrici. E se ogni tanto sparisco è perché sono impegnata a combattere l'arrendevolezza, perché occorre forza ed energia.

Cari, Lisa Miller non farà auguri, non scriverà frasi adeguate al periodo e nemmeno ne cercherà di alternative.
Lisa Miller si limita a lasciare, come suo solito, pezzi di anima&mente  in post più o meno strampalati.
Ed il suo sorriso, la sua dolcezza e la sua spontaneità sotto la corazza spessa.
A chi desidera.


Credevate forse che inserissi l'originale? Moi???????

E..
Se vi dicessi che sono caduta dal pero quando mia madre, poco fa al telefono, mi ha ricordato che oggi è il 23 e domani è la vigilia, ci credereste?
Fatelo, perché così è accaduto. Sono restata indietro di un giorno senza nessun viaggio spaziale. Questo per dimostrare quanto le festività interessino la mia già sovraccarica  e bacata mente....


domenica 21 dicembre 2014

Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti



Due note e il ritornello era già nella pelle di quei due

il corpo di lei madava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo…

i saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga

e la canzone andava avanti sempre più affondata nell'aria…

quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali

che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta

che tenevano la porta aperta davanti alla primavera…

qualcuno nei paraggi cominciava a starnutire,

il vantilatore ronzava immenso dal soffitto esausto,

i saxes, ipnotizzati… dai movimenti di lei si spandevano

rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio…

le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera

che fumava al mentolo, altri sternutivano senza malizia

e la canzone andava elegante, l'orchestra era partita, decollava…

i musicisti, un tutt'uno col soffitto e il pavimento,

solo il batterista nell'ombra guardava con sguardi cattivi…

quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima,

questa qui aveva gli occhi da lupa e masticava caramelle alascane,

quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva,

l'orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato…

quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare…

un quinto personaggio esitò

prima di sternutire,

poi si rifugiò nel nulla…

era un mondo adulto,

si sbagliava da professionisti
...



sabato 20 dicembre 2014

Добро пожаловать *



Noto che negli ultimi tempi, tra le visite, sotto la voce visualizzazioni di pagine per paese, è sempre presente la Federazione Russa.
Ora, la cosa mi fa piacere, per carità, ho sempre avuto un debole per l'atmosfera tristemente e meravigliosamente malinconica che mi infondono la letteratura, l'arte e le sinfonie russe.
Mi chiedo soltanto se le visite siano dovute al fatto che hanno scoperto (in un mio commento lasciato nemmeno ricordo dove e a che proposito) la mia predilezione per l'armata rossa a Risiko; o al fatto che ho palesato il mio anticastrismo ma solo inteso come ANTI DITTATURA, sia chiaro, in quanto la mia propensione a sinistra (quella che una volta poteva chiamarsi tale) dura da decenni.
Amici russi e degli stati adiacenti, siamo agli sgoccioli del 2014 (avanti o dopo Cristo non ricordo).
Ho imparato Bandiera Rossa a poco più di quattro anni, ho ammirato Gramsci, avevo amici che alla morte di Berlinguer hanno tenuto per un giorno  il lutto al braccio, ho assistito alle lacrime di Occhetto, ai travestimenti sempre più laidi dei successori, sino allo sfacelo (del resto, amici, anche Putin immortalato a Villa Arcore che gioca con Dudù, non è un gran bello spettacolo, occorre ammetterlo).
Il muro è crollato da tanto tempo,  tutto il mondo è simpaticamente diventato un tutt'uno... Devo spiegare meglio? Ma è semplice, suvvia: le guerre in corso, gli occasionali  incidenti diplomatici, le invasioni senza chiedere permesso, gli attacchi terroristici, le vittime che inevitabilmente si creano, le pagliacciate dei politici di turno, ecc, sono soltanto diversivi per non annoiare la gente e dare lavoro a giornalisti, opinionisti, mass media e, perché no, bloggher appassionati del settore. In realtà è tutto a posto, tutto sotto controllo, tutto programmato a dovere.  Come già scrissi, siamo nel più grande, spettacolare, costoso reality mai realizzato (anche i reality sono pilotati, questo non sono io che devo ricordarvelo).
Quindi amici, un benvenuto anche a voi. Non so quanto capirete della lingua italiana, forse è meglio non capirvi un emerito cazzo.
Ecco, questo termine forse è universale.
Chissà perché le parolacce sono quelle che si apprendono subito.



* benvenuto

venerdì 19 dicembre 2014

L'insostenibile pesantezza dell'essere



Non ho molta voglia di scrivere, neppure molto tempo. Tra le due motivazioni è la prima, tuttavia, ad avere il predominio.
Come puntualmente mi accade, perdo interesse nel pubblicare, nel leggere chi solitamente leggo, nell'introdurmi nel teatrino virtuale di cui ogni blogger, nolente o volente, fa parte.
Per cui, niente di che.
Trovo tutto pedante e pesante.
[me compresa].
Attendo eventuali sviluppi.

 After all, tomorrow is another day. *





* (Rossella O'Hara, Gone with the wind)


giovedì 18 dicembre 2014

La terza età , Genesi cap. 5

[...] ma so già che quegli incapaci ci porteranno un altro grande "vecchio" che potrà accontentarli tutti. 

Euridice su Il monito o Della saggezza degli anziani


L'Italia è un paese di vecchi.
I progressi scientifici, le nuove scoperte in campo medico, il cambio di stile di vita contribuiscono alla longevità.
Che da una parte è molto positivo.
Da una parte.
Perché dall'altra si assiste alla difficoltà di "mutamento" a livello socio culturale, per esempio: MENTALITA'. E se è bene conservare certe tradizioni, anima del nostro essere,  del nostro esistere, della nostra storia al di là del corredo cromosomico in dotazione al concepimento, è altresì consigliabile la giusta evoluzione mentale, poiché tutto parte da lì, è chiaro ed inconfutabile.
Ora: se bande di arzilli diversamente giovani detengono spesso le redini del cavallo su cui un intero paese tenta (invano) di accennare passi di trotto (il galoppo è impresa al momento surreale), tale cavallo sarà in grado di affrontare la nuova andatura?
Se gli scranni a cui siedono gli attempati individui paiono essere ricoperti da generose pennellate di mastice, onde rendere ardua l'impresa dello scollamento dalle terga, una volta in piedi, ci si chiede come possa procedere il mutamento.
Del presidente della repubblica si è già accennato. Vogliamo inserire, per esempio, gli stuoli di senatori a vita ? O istrionici ex presidenti del consiglio (ancora politicamente attivi) che a forza di ritocchi estetici paiono usciti da un film splatter?
Ce ne sarebbero altri, al di fuori della politica. Ma a che serve  continuare la lista?
Interessante, invece, trovo alcuni passaggi tratti dalla Genesi, capitolo 5: un ritratto (paradossale ma non troppo) dell'Italia senza ricorrere al Censis. L'unica differenza è che ai tempi, pare, si procreasse molto di più.

4Dopo aver generato Seth, Adamo visse ottocento anni e generò figli e figlie.
5Così tutto il tempo che Adamo visse fu di novecentotrent'anni; poi morì.
6Seth visse centocinque anni, e generò Enosh.
7Dopo aver generato Enosh. Seth visse ottocentosette anni. e generò figli e figlie.
8Così tutto il tempo che Seth visse fu di novecentododici anni; poi morì.
9Enosh visse novant'anni e generò Kenan.
10Dopo aver generato Kenan Enosh visse ottocentoquindici anni e generò figli e figlie.
11Così tutto il tempo che Enosh visse fu di novecentocinque anni; poi morì.
12Kenan visse settant'anni. e generò Mahalaleel.
13Dopo aver generato Mahalaleel, Kenan visse ottocentoquarant'anni e generò figli e figlie.
14Così tutto il tempo che Kenan visse fu di novecentodieci anni; poi morì.
15Mahalaleel visse sessantacinque anni e generò Jared.
16Dopo aver generato Jared, Mahalaleel visse ottocentotrent'anni e generò figli e figlie.
17Così tutto il tempo che Mahalaleel visse fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.
18Jared visse centosessantadue anni e generò Enok.
19Dopo aver generato Enok, Jared visse ottocento anni e generò figli e figlie.
20Così, tutto il tempo che Jared visse fu di novecentosessantadue anni; poi morì.
21Enok visse sessantacinque anni e generò Methuselah.
22Dopo aver generato Methuselah, Enok camminò con DIO trecento anni e generò figli e figlie.
23Così tutto il tempo che Enok visse fu di trecentosessantacinque anni.
24Ora Enok camminò con DIO; poi non fu più trovato, perché DIO lo prese.
25Methuselah visse centottantasette anni e generò Lamek.
26Dopo aver generato Lamek, Methuselah visse settecentottantadue anni e generò figli e figlie.
27Così tutto il tempo che Methuselah visse fu di novecentosessantanove anni; poi morì.
28Lamek visse centottantadue anni e generò un figlio;
29e gli pose nome Noè, dicendo: Questi ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a motivo del suolo che l'Eterno ha maledetto.
30Dopo aver generato Noè, Lamek visse cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.
31Così tutto il tempo che Lamek visse fu di settecentosettantasette anni; poi morì.
32Noè, all'età di cinquecento anni, generò Sem, Cam e Jafet.
 

Ora, dopo aver visionato il testo, una delle conclusioni a cui si arriva spontaneamente è, ad esempio, il fatto che un ottuagenario è praticamente un poppante. Sorge quasi il dubbio che molti abbiano preso spunto dalla Genesi.
Da oggi cercherò di vedere il tutto sotto una luce diversa.

Il disgelo


No sprecherò parole sull'attuale presidente americano, né su un rivoluzionario trasformatosi presto in dittatore, e nemmeno su tutti quei politici ed opinionisti che dopo quasi sessant'anni ancora ne sprecano, di parole, a cercare attenuanti o accuse, ad interpretare e reinterpretare episodi morti e sepolti sotto il carico dell'opportunismo umano. Credo che il dottor Guevara sia morto giusto in tempo per non trasformarsi in uno di loro, per lasciare alla gente il buon ricordo delle buone intenzioni. Credo che il troppo parlare guasti ogni evento. Credo che, qualsiasi cosa accada, la gente vorrà sempre tenersi salda alla propria visione, per comodo, per ignoranza, per non brancolare nello smarrimento che un cambiamento può comportare.
Non sprecherò altre parole e lascerò che sia Reinaldo Arenas * ad occupare la pagina odierna. Finirà probabilmente anche l'embargo fra un paio di anni, Reinaldo, ma non credo che il tuo paese sarà lo stesso.

[...] Da una parte ci sono gli agenti di Castro, fuori o dentro Cuba, che lavorano per lui, dall'altra gli ambiziosi che sbavano per fare bella figura; dall'altra ancora gli sciacalli che pensano di poter mangiare anche loro una fetta del dialogo.
Un giorno il popolo rovescerà Fidel Castro, giustiziando quelli che impunemente hanno collaborato con il tiranno. Chi promuove il dialogo con Castro ben sapendo (come tutti sanno) che non lascerà il potere con le buone e che non gli serve che una tregua ed una aiuto economico per diventare più forte, è colpevole come gli sbirri che torturano e assassinano il popolo o anche di più, perché a Cuba si vive nel più assoluto terrore. Fuori, per lo meno, si può scegliere una certa dignità politica. [...] I governanti di tutto il mondo, la classe reazionaria al potere e i potenti di ogni sistema politico dovrebbero rallegrarsi dell'esistenza dell' AIDS, che elimina dalla faccia della terra la parte marginale della società, quella che non aspira che a vivere, nemica dei dogmi e dell'ipocrisia politica. [...]


*

Amici cari, a causa dello stato precario della mia salute e della terribile depressione sentimentale che provo al non poter più scrivere e lottare per la libertà di Cuba, metto fine alla mia vita. Negli ultimi anni, benché molto malato, ho potuto terminare le mie opere letterarie, alle quali ho lavorato per quasi trent'anni. Vi lascio in eredità tutte le mie paure, ma anche la speranza che presto Cuba sia libera. Sono soddisfatto di aver contribuito, anche se modestamente, al trionfo di questa libertà. Metto fine alla mia vita volontariamente, perché non posso continuare a lavorare. Nessuna delle persone che mi stanno vicino è coinvolta in questa decisione. C'è solo un responsabile: Fidel Castro. La sofferenza dell'esilio, la solitudine e le malattie non mi avrebbero certo colpito se avessi potuto vivere, libero, nel mio paese.
Esorto il popolo cubano dell'esilio, come dell'Isola, a continuare a lottare per la libertà. Il mio non è un messaggio pessimista, è un messaggio di lotta e di speranza.
Cuba sarà libera. Io lo sono già.

( Prima che sia notte, pag. 11 - 12, 325 )
 





* scrittore cubano omosessuale, morto suicida a New York nel 1990

mercoledì 17 dicembre 2014

Di antitesi, nuvole e piccoli dilemmi esistenziali


Bouguereau, Dante and Virgilio in hell

Ecco, questo potrebbe essere un biglietto di auguri alternativo. Ci sto seriamente pensando.
Unisce l'aspetto up to date, in quanto squisitamente contemporaneo, a quello antico: mi pare, infatti, che il sentimento rappresentato dal Bouguereau sia quanto di più atavico vi possa essere.
In antitesi con il messaggio di pace, senza dubbio.
In antitesi con il natale, senza dubbio.
Pregno di coerenza, tuttavia. Di verismo.
Cosa scegliere?
Infischiarmene della tragedia e della natura umana o prenderne atto e denunciarla in ogni sua bassezza?
Mi ricorda il dilemma che ha investito Luca prima del sonno (sebbene nella sua pagina vi siano splendidi riferimenti letterari; io sono grezza come Leonida).
O il dilemma che si presenta, talvolta, davanti ad un panettone e ad un pandoro: non a caso si sono create fazioni a riguardo.

Mi prendo un po' di tempo.
Fortuna che c'è qualche nuvola bianca in cielo che mi distrae.



[...] J'aime les nuages, les nuages qui passent, là-bas... là-bas, les merveilleux nuages.

(Charles Baudelaire, Petits poèmes en prose)


martedì 16 dicembre 2014

Il monito o Della saggezza degli anziani



Parlare di voto anticipato o scissione porta instabilità.

Giorgio Napolitano




Peccato che di stabile non vi sia praticamente un cazzo.*


(sciacquone)


*( particolare secondario, nonché pensiero dei soliti disfattisti)

lunedì 15 dicembre 2014

Don Chisciotte ed il pianeta fluttuante


Certo lui non avrebbe mai compreso né accettato lo street food, si sarebbe limitato ad abbozzare un sorriso sardonico ad accompagnare un "annate avanti voi che a me me vie da ride."
Eppure il mangiare in strada si è inserito persino nella mia provincialesnobbetta città.
Ieri ho girato per il centro e, contrariamente a ciò che temevo, sono riuscita a cogliere la bellezza di certi angoli di strade, di certi particolari, sospesi o addossati ai muri. Ho guardato osterie con il bancone fuori, in strada, un' assa di legno ed un coltello, tutto pronto per il take away. La differenza è che, al posto di hot dog, fish and chips, intrugli cinesi occidentalizzati, c'era un fumante cotechino, e lambrusco ad accompagnamento.
Ho poi appreso che, una panetteria poco distante, al sabato si cimenta nel take away di anolini in brodo (da noi si chiamano così, non cappelletti), in vaschette termiche.
Questo incredibile connubbio tra contemporaneità e tradizione mi ha quasi commossa.
Si deve stare a passo con i tempi per restare a galla? Bene, lo si faccia a modo nostro, senza tradire nulla di ciò che siamo, delle nostre radici e tradizioni, distanti anni luce da ogni veleno, in primo luogo mentale.
Sono riuscita a non irritarmi neppure tra le correnti di folla, immersa com'ero in questa incetta di sorprese positive, buone, ed ho ritrovato in certi volti qualcosa che avevo perduto. Era come scorgere un ciuffo d'erba, fiero e testardo, in una minuscola fessura di cemento.
Ho visto un pianeta trasparente, fluttuare nell'aria tra i profili di un'antica chiesa e di vecchi palazzi, leggero,



ed ho pensato che le cose vanno davvero guardate con occhi nuovi per vederle diverse: non è la frase fatta di turno, la citazione abusata e lisa a forza d'esser scritta per abitudine. E' una consapevolezza vissuta e partorita con ogni poro della pelle e dell'anima.
Finché sarò in grado di trasformare una gigantesca palla natalizia in un pianeta, sospeso fra i muri del centro storico, so che non sarò inghiottita, che non diventerò cieca tra i ciechi e che avrò sempre qualche storia che attende il mio ascolto.
Nonostante i tempi, nonostante il buio, nonostante tutto sia contro, io continuo a dichiarare guerra ai mulini a vento.

venerdì 12 dicembre 2014

Di scioperi e coerenze


I soliti quattro gatti in piazza e per le vie prescelte, in corteo.
Solite bandiere, solite facce, soliti slogan.
Solito venerdì, giusto perché poi si allaccia al week end e viene bene.
Ovviamente gli scioperi, quelli con la S maiuscola, quelli organizzati e motivati seriamente (in Italia catalogati sotto la voce "termine sconosciuto"), sono altri.
Ma qua è Italia, appunto, e si procede così.
Il caos generato a livello di traffico si è visto già a tarda mattinata: dovuta scendere dal bus (con biglietto appena obliterato) perché per il centro non si passava. File interminabili sui viali. Gente che bestemmia ed impreca (sottoscritta compresa). E così via.
Ora, io mi chiedo cosa c'entrino gli Inti Illimani con lo sciopero generale del 12 dicembre 2014, perché quello era il sottofondo mentre attraversavo, a piedi, la piazza. Ancora con 'sti ritorni di fiamma nostalgici? Con 'ste robe che più che emozionare inducono al compatimento? Va il vintage, mi dico, sarà quella la spiegazione: si pesca dal passato per darsi una motivazione, una carica (di cosa?), per mostrare che veramente c'è un filo conduttore, un credo forte, una lotta infinita (stavo per scrivere continua, ma poi...) contro il ... il?
Padrone?
Potere?
Capitalismo?
Ah no, le riforme di Renzi. Ok. No perché gli Inti Illimani facevano pensare ad altro. Quisquiglie.
Tutta una pantomima all'italiana per protestare contro l'ennesima cazzata all'italiana. Lineare, direi.
Se non altro non manca la coerenza, quella no, per la miseria!
L'italiano sarà quel che sarà ma la sua coerenza non si tocca, a nessun livello.


Ma perché il cappello da babbo natale non te lo metti nel **** ?



Ai tempi, ho dato il mio pieno appoggio a chi rubava i nanetti dai giardini: parliamoci chiaro, i nanetti in giardino sono un attentato alla vista.
Ora, mi piacerebbe che ogni individuo (di età superiore ai dieci anni) che traveste da babbo natale il proprio animale domestico fosse colpito da fastidiosa orticaria, senza rimedio alcuno, per almeno un paio di settimane. Per chi poi lo immortala e posta la fotografia sul social network di turno, aggiunta di foruncolo di discrete dimensioni in un luogo poco battuto dalla luce. Anche in questo caso, due settimane di prognosi.

Tu che dici, babbo natale, troppo cattiva?


(sciacquone)

martedì 2 dicembre 2014

About trees



Vi fu un periodo in cui fotografavo solo alberi.
Era un bisogno.
Ed un bisogno era ascoltare le loro storie,
raccontare le mie, abbracciata ai loro tronchi,
l'orecchio posato sulla corteccia.
La bocca socchiusa.






Perché una volta ero un albero, le foglie mi vestivano,
il legno respirava e si muoveva, seguendo le stagioni,
il caldo ed il freddo.
Un corpo ligneo, come sangue la linfa.
I piedi nella terra, a trarne nutrimento,
le dita verso il cielo, a contemplarne la vastità.
Quando divenni carne fu diverso.
Dovetti imparare parole e gesti.
Dovetti accettare regole e ad esse ribellarmi,
ogni volta che l'ascia profanava il mio essere,
ogni volta che la natura mi scuoteva le ossa.



Brilliant trees - David Sylvian



(photos by lisa)

Viaggio al termine della notte




La vasta notte
lisa



non è ora altra cosa
che una fragranza

Jorge Luis Borges, Diciassette haiku


















da Neve di Maxence Fermine, (lisa)

















Egon Schiele
..scegli lo sguardo che più ti aggrada ed usalo
 come abito quando uscirai da me. 
Lasciami le ceneri della notte, affinché possa 
disperderle insieme alle mie.