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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 4 novembre 2014

Nessun titolo


Dovrei iniziare scrivendo che non c'è alcun senso, alcuna giustizia. Che i piani divini non  c'entrano un cazzo, che le preghiere non servono, che siamo dannatamente soli a scontrarci con la vita.
E con la morte.

E' iniziato con l'immobilità e l'impotenza.
E poi la gente, gli abbracci, i singhiozzi.
Avevo bisogno di un punto fisso da tenere davanti agli occhi. Per un po' ho guardato un minuscolo ragno che camminava sul giaccone a rombi della signora davanti a me: girava  senza ordine da un parallelogramma all'altro, forse disturbato dalla luce o dall'incenso. Poi è stata la volta di una coppia di angeli dorati, sotto il leggìo, immobili in quel loro sorriso serafico. Ed infine le mie braccia conserte, avvolte dalle  maniche del cappotto grigio, strette al tronco come per paura di perderlo.
Non avevo la nozione del tempo e nemmeno dello spazio, in fondo. Sarebbe potuta essere qualsiasi ora del giorno, qualsiasi giorno, qualsiasi luogo sulla terra o su di un altro pianeta.
Avevo freddo mentre si camminava verso il cimitero.
Quell'umidità autunnale, che in campagna si amplifica.
C'era uno stormo di uccelli, a distanza, sotto un cielo brumoso spezzettato dall'andirivieni del sole. Qualche albero, la terra brulla, seminata, in attesa; il rombo lontano di un trattore. Mi stupiva la lucidità di raccogliere particolari e nello stesso tempo di  vederli fluttuare senza ordine.
Cercavo di non pensare.
Cercavo di non sapere.
Di non ricordare nulla.
Avrei voluto essere nulla.
Nessun dolore, nessun pensiero, nessun problema, nessuna luce, nessuna ombra, nessuna gioia. Nulla.
Solo così avrei finalmente respirato.

Dovrei terminare scrivendo che non c'è alcun senso, alcuna giustizia. Che i piani divini non  c'entrano un cazzo, che le preghiere non servono, che siamo dannatamente soli a scontrarci con la vita.
E con la morte.

E che a quindici anni si dovrebbe avere il diritto di continuare a vivere.


 



10 commenti:

  1. una di quelle giornate in cui la freddezza di ogni singola cosa sembra rallentare il tempo, come il centro stretto di una clessidra attraversato dal tempo stesso, ma lentamente, lentamente...

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  2. Una di quelle giornate che non si vorrebbero mai raccontare (vivere).

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  3. sei semplicemente umana. Quando l'accettazione della realtà è troppo sconvolgente (morire a 15 anni!) allora si tenta la via dell'astrazione, esserci e non esserci. E hai espresso bene questo stato.
    ml

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  4. Gli androidi sono orrendi!
    ml

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  5. La giustizia, o la giustezza, non appartiene a nessun mondo.
    Né questo, né quello eterno.

    No, non si dovrebbe mai vivere nulla del genere.

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    1. Ecco uno dei motivi per cui odio il modo condizionale..

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  6. Questa è una pagina bellissima.
    Hai usato submodalità potentemente evocatrici, ci sono tratti di psichedelia, persino.
    Il passaggio al dolore è un catalizzatore artistico, introspettivo, spirituale straordinario.
    Tu ci riporti a quelle volte in cui sei stat* mess* brutalmente al cospetto della morte, de Il Mistero della Vita - Morte.
    La dimensione ideale della giustizia è una (jn buona parte) illusione degli esseri umani. Ci sono dinamiche che sono molto oltre, molto più grandi e potenti, dimensioni che ci sfuggono per la loro trascendenza.

    A volte sento, sempre più grande, l'impotenza di non poter dire parole di tradizionali fedi consolatrici, alle persone che sono vicine ad una morte di un(a) ragazz* di quindici anni.
    Quello è un dolore così grande, così straziante.
    In questo mondo in cui la morte è sparita essere messi brutalmente al cospetto della morte di una vita durata solo quindici anni.è ancora più brutale, più squartante.
    L'impotenza di non poter dire parole semplici, di non aver credi semplici e mitigatori per il sollievo delle persone addolorate fa male anche a me.

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    1. Sei splendido nella tua NON semplicità.
      Grazie. : )

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