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Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

lunedì 24 novembre 2014

Ich bin, du bist, er ist


Ho riesumato Büchner.
Giaceva sotto una pila mediocre di libri, antichi tomi appartenenti all'età giovanile, lame taglienti che incidono la pellicola cerebrale con precisione chirurgica, e riportano indietro nel tempo, con l'immancabile vagonata di malinconia appresso.
Dunque: letteratura tedesca, o quella che doveva essere tale. Ultimo anno. Ennesima docente, ennesimo metodo, ennesimo adeguarsi.
Questa, però, sembrava sbucar fuori direttamente dal Kammerspiel (il teatro ed il cinema tedesco legato all'impressionismo, nato negli anni 20).
Ermetismo, drammaticità cronica nello sguardo, le luci si abbassavano automaticamente alla sua entrata in aula, così come il morale ed i coglioni.
Leggere insieme a lei il Woyzeck era un'impresa eroica: anni e anni di psicanalisi non avrebbero potuto fustigare più efficacemente.
A onor del vero, i tedeschi non sono mai stati famosi per la loro comicità, i loro fronzoli. Duri, potenti, efficaci, spartani. Ok. Ne ammiro la proverbiale avanguardia (e ne sono affascinata) in ogni settore: tecnico, culturale, artistico. Ma che cazzo.. una battuta ogni tanto, una risata...
Lei era la personificazione dello spirito tedesco.
Non l'ho mai vista sorridere.
Un giorno riuscii a mortificarla e fu per me una specie di Italia Germania 4 -3.
Accadde che durante un'interrogazione mi chiedesse cosa stessi leggendo in quel periodo; alla mia risposta: "Il Piacere", fece un sorrisetto, pronta a sbeffeggiarmi e alludendo a rivistucole e materiale erotico. "Veramente intendevo l'opera di D'Annunzio", dissi trionfalmente, "visto che mi occorrerà per la tesina di italiano."
Ricordo ancora il suo rossore improvviso ed il rumoreggiare sghignazzante della classe.
Mi aspettavo una perquisizione modello Gestapo, ma si limitò a scrivere un 7 sul registro. Il tedesco è una lingua affascinante ma durissima, in ogni senso.
Per questo, un sorriso, ogni tanto, credo che le avrebbe giovato.


 

6 commenti:

  1. i tedeschi sono tedeschi, quindi.....

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  2. Ja, natürlich.
    Nel bene e nel male.

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  3. uhm la germania mi ha sempre lasciato indifferente in campo artistico tuttavia devo riconoscere lo splendido contributo al design dato dal Bauhaus

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    1. Sì, oltre il Bauhaus che ha fatto scuola, a me piacciono vari artisti tedeschi: Klee, Nolde, Ernst, Dix.. (e se andiamo alle epoche precedenti anche Durer [con la dieresi sulla U ma che mi scoccia andare a cercare] e Friedrich. Questo solo in ambito pittorico. Non parliamo poi di cinema (sempre arte) perché dovremmo aprire una parentesi a parte ed anche di danza (Pina Bausch su tutti.)

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  4. Adoro la cultura (in senso lato) tedesca.
    Ne conosco anche i limiti.
    Diciamo che l'ironia/sarcasmo yiddish dice che il tedesco è... lo yiddish a cui è stato tolto l'umorismo.
    Penso che con il loro pragmatismo manchino proprio della drammaticità greca, mediterranea che è sì pippe mentali e viaggi mentali ma anche ridere su paradossi, sul grottesco.
    Per i magnacrauti il paradosso, il grottesco... boh: cosa sono?
    Se ci sono dei problemi bisogna risolverli, altrimenti non sono problemi, sono poco rilevanti.
    Così, mia opinione buttata qui.

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    1. Mancano di quel patos mediterraneo, sì, ed in generale di ironia.
      Anche se qualche eccezione esiste: ad esempio gli artisti appartenenti alla corrente dadaista, che ricorreva alla provocazione ed all' ironia. Hausmann, Grosz, Heratfield, formarono il club dada berlinese, di protesta politica contro la società borghese di quel periodo.
      O ad esempio Sigmar Polke, rappresentante tedesco della pop art. Se interessa qualcosa di lui
      http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2013/11/117758.html
      (non ho modo di inserirlo come link automatico !)

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