.

I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

venerdì 28 novembre 2014

mangia prega ama - 3

MANGIA


Paella semianarchica di Lisa

riso (io uso il Carnaroli perché mi piace)
zafferano (una bustina)
piselli (a vostro piacere)
luganega privata di pelle, a pezzettini (a vostro piacere)
gamberi ( a v p)
peperone verde a striscioline (a v p)
peperoncino (facoltativo)
sale
olio extra vergine (io uso quello, ma può andare anche il normale d'oliva)
una teglia piuttosto capiente (deve essere adatta sia per il forno che per il piano di cottura di cui è dotata la vostra cucina)

La paella è un piatto che si presta a diverse varianti. Anche per quanto riguarda gli ingredienti preferisco non scrivere una quantità precisa, mi piace che sia il gusto personale a farla da padrone. Sappiate che per quattro persone (porzioni abbondanti) metto tre bicchieri di riso; nel caso dovesse restarne, è buonissima anche il giorno dopo, riscaldata.

Prima fase:
in una padella con un poco di olio e peperoncino fate ammorbidire il peperone; sciacquate i gamberi e tamponateli con carta assorbente;
sciogliete in un bicchiere d'acqua lo zafferano;

Seconda fase:
nella teglia scaldare poco olio ed aggiungere la luganega, girate i pezzetti di tanto in tanto, fino a cottura quasi ultimata, dopo di che toglieteli e metteteli da parte, senza spegnere sotto la teglia. Al sugo restato  aggiungete lo zafferano (sciolto in acqua) ed il riso; salate e mescolate bene. Nel frattempo accendete il forno a 200°. Per evitare che nell'ultima fase (cioè la fine della  cottura in forno) il riso resti un po' duro, io lo faccio cuocere per una dedina di  minuti sul fuoco. Aggiungete i piselli e, per non farlo asciugare troppo durante la cottura, un po' di acqua e, se serve, un pizzico di sale.

Terza fase:
prima di infornare, aggiungervi il resto degli ingredienti: peperoni, luganega e gamberi. Mescolate e assicuratevi che non sia troppo asciutto. Lasciate in forno una ventina di minuti (per i tempi mi regolo, comunque e sempre, assaggiando).

Sono un po' anarchica a volte, anche in cucina, ma credo che le dritte siano abbastanze chiare. Se così non fosse, me ne dispiaccio, non sono Benedetta Parodi. (e meno male) : )


PREGA

Oggi sono pigra: forse sento la stagione umida, il freddo che arriva alle ossa. Per cui mi limito a chiudere gli occhi e a respirare nel modo corretto: si parte dalla pancia, sempre, la si deve gonfiare come se fosse un palloncino; solo dopo si permette all'aria di arrivare in alto, ad espandere il diaframma. L'espirazione è sempre più lunga (se l'inspirazione è 4, l'espirazione sarà 8).


AMA

Non so se esista un modo giusto per capire quando si è davvero innamorati.
Per quanto mi riguarda, so di amare qualcuno anche quando avverto, molto marcatamente, la mancanza del suo odore addosso.

mercoledì 26 novembre 2014

machissenefregasepioveancora



A volte essere esteta mi spossa. Mi rannicchio, così, nello squallore. Raggiungo la mia osteria preferita, quella che non esiste più, con le due puttane dal trucco sfatto al banco ed un pugno di derelitti in fondo, a sinistra, seduti ai tavoli in penombra. Alle pareti, croste imbrattate da qualche alcolizzato che si è creduto artista e, forse, lo è stato davvero,  più di quanto non sia chi così viene definito. Mi rannicchio tra le voci inascoltabili, tenute chiuse dietro la porta a vetri, in un borgo dal nome che si ricorda facilmente.
Mi riposo in questo modo, tra chi non ha nulla da esternare se non la propria stanchezza.

martedì 25 novembre 2014

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Tina Modotti, Roses

Ritratto di donna (W. Szymborska)

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.

Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.

Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.

Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l'amor del cielo!
.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-10091

About Tina Modotti

About Wislawa Szymborska

lunedì 24 novembre 2014

Ich bin, du bist, er ist


Ho riesumato Büchner.
Giaceva sotto una pila mediocre di libri, antichi tomi appartenenti all'età giovanile, lame taglienti che incidono la pellicola cerebrale con precisione chirurgica, e riportano indietro nel tempo, con l'immancabile vagonata di malinconia appresso.
Dunque: letteratura tedesca, o quella che doveva essere tale. Ultimo anno. Ennesima docente, ennesimo metodo, ennesimo adeguarsi.
Questa, però, sembrava sbucar fuori direttamente dal Kammerspiel (il teatro ed il cinema tedesco legato all'impressionismo, nato negli anni 20).
Ermetismo, drammaticità cronica nello sguardo, le luci si abbassavano automaticamente alla sua entrata in aula, così come il morale ed i coglioni.
Leggere insieme a lei il Woyzeck era un'impresa eroica: anni e anni di psicanalisi non avrebbero potuto fustigare più efficacemente.
A onor del vero, i tedeschi non sono mai stati famosi per la loro comicità, i loro fronzoli. Duri, potenti, efficaci, spartani. Ok. Ne ammiro la proverbiale avanguardia (e ne sono affascinata) in ogni settore: tecnico, culturale, artistico. Ma che cazzo.. una battuta ogni tanto, una risata...
Lei era la personificazione dello spirito tedesco.
Non l'ho mai vista sorridere.
Un giorno riuscii a mortificarla e fu per me una specie di Italia Germania 4 -3.
Accadde che durante un'interrogazione mi chiedesse cosa stessi leggendo in quel periodo; alla mia risposta: "Il Piacere", fece un sorrisetto, pronta a sbeffeggiarmi e alludendo a rivistucole e materiale erotico. "Veramente intendevo l'opera di D'Annunzio", dissi trionfalmente, "visto che mi occorrerà per la tesina di italiano."
Ricordo ancora il suo rossore improvviso ed il rumoreggiare sghignazzante della classe.
Mi aspettavo una perquisizione modello Gestapo, ma si limitò a scrivere un 7 sul registro. Il tedesco è una lingua affascinante ma durissima, in ogni senso.
Per questo, un sorriso, ogni tanto, credo che le avrebbe giovato.


 

domenica 23 novembre 2014

E se davvero accadesse questo?

Bancone del bar, ore 7.45 di un giorno qualsiasi.

- Buongiorno, ha visto che tempo?
- Eh, non ci sono più le mezze stagioni.

Ora immaginate che possano realmente accadere cose spacciate per incredibili. Ed immaginate una piccola liaison che funga da bacchetta magica: stagioni - natura.
Immaginate che fra tintinnamenti di cucchiaini, volti intorpiditi, trucchi e parrucchi, monologhi interiori, seghe mentali del primo mattino, insofferenza generale, sorrisi di circostanza, sforzi immani di compatimento, voci troppo chiassose e sempre fuori luogo, appaia a lettere cubitali il concetto natura!
L'intero, ipotetico dialogo, potrebbe mutare di forma e sostanza, aprendo universi fra caffé e cappuccini; parentesi tonde, quadrate e graffe tra croissant e spremute d'arancia.

- Certo, la natura! quella che secondo i primi filosofi greci era il principio generativo delle cose soggette a nascita e morte, accrescimento e corruzione. E, mi dica, mi dica signora, perdoni se a piè pari salto secoli di storia e pensiero filosofico ed arrivo al XVIII secolo...lei,  cosa ne pensa di un ritorno alla natura, come suggeriva tal Jean Jacques Rousseau, a denuncia della artificiosità del vivere sociale e della cultura, fonti per l'uomo di ingiustizie e di  mali?  O, forse, lei è più vicina al concetto hegeliano secondo cui la natura è il regno della cieca necessità ed insieme della mera accidentalità?
- Sì, mi ritrovo abbastanza in quest'ottica, in effetti, poiché anch'io credo che la natura ripeta solo in modo imperfetto ed esteriore quell'ordine razionale del concetto da nulla determinato se non da se stesso...
Pausa, sorriso.

- Il solito, signora?
- Il solito, sì.



(ringrazio la mia vecchia Enciclopedia Garzanti di filosofia, sgualgita e vissuta quel tanto che basta per ricordarmi che quel tempo è stato bello. E bello anche il riprenderla in mano dopo tanti anni. Temo, tuttavia, che la barista non lo capirà mai.)

giovedì 20 novembre 2014

mangia prega ama - 2

MANGIA

Tortino di merluzzo e panna

un rotolo di pasta brisé
400 gr di filetto di merluzzo
un piccolo scalogno
succo di mezzo limone
prezzemolo tritato
200 ml (circa) di panna da cucina
sale q.b.
qualche foglia di alloro


Lessare il merluzzo aggiungendo all'acqua sale e alloro. Una volta cotto, scolarlo e sminuzzarlo con una forchetta in una terrina. Aggiungervi il limone, la panna, il prezzemolo e lo scalogno tritato. Regolarsi con il sale. Mescolare bene e distribuire il composto sulla pasta brisé, precedentemente disposta in una tortiera, richiudendone i bordi. Infornare a 180 gradi per circa quaranta minuti e, comunque, a pasta dorata.



PREGA



Matsyasana (posizione del pesce), permette una completa apertura del diaframma.



AMA


Non morire senza aver provato la meraviglia di scopare con amore.


(Gabriel Garcia Márquez, Memorie delle mie puttane tristi)

Tutta questione di Prāṇāyāma


Mah,... nulla.
Diciamo che negli ultimi tempi il bombardamento esterno è notevole, tanto da non avere nemmeno più come riferimento i vecchi, cari, universalmente riconosciuti "coglioni", ormai non soltanto frantumati, ma ridotti a polvere e, come tale, dispersi nell'atmosfera.
Diciamo che più leggo certe cose, elucubrate e tradotte in scrittura da certi individui, più mi ritorna l'intolleranza; la stessa che cerco, faticosamente, di sedare.
Diciamo che a questa intolleranza si accompagna una spiacevole sensazione di prurito cerebrale, nonché - tempo qualche istante - il movimento specifico di nervi e  muscoli necessario a disegnare un ghigno sul volto.
Diciamo pure che tutto questo conduce, alla fine, ad un saggio compatimento, seguito dall'inevitabile scelta della distanza, per quanto possibile, tra me ed il materiale dannoso.

Mah,... nulla.
Credo sia più consono il suddetto processo rispetto al divenire un serial killer.
Non male sarebbe anche il trasferimento in un luogo ove non vi sia ombra di vita umana (oltre la mia, si intende, che già sarebbe quasi di troppo) nel raggio di almeno una ventina di chilometri.
Come dice l'insegnante di yoga al fine di portarci allo stato di calma interiore, indi al distacco assoluto: 
a) non permettete ai pensieri di proseguire: interrompeteli, non fornendo loro l'energia necessaria e serbandola per voi; 
b) concentratevi sul respiro; 
c) cercate di osservare dal di fuori, come foste spettatori fino ad allontanarvi, sempre di più.
In quanto all'avere il pensiero positivo (si dovrebbe arrivare a quello), beh, ci sono ancora molto distante.

Nel frattempo mi concentro sul mio respiro, interrompo il più possibile la fornitura di energia ai pensieri, mi abituo ad essere osservatore esterno.

* Prana: fiato, respiro, energia, vita
  Ayama: lunghezza, controllo, espansione
  Prāṇāyāma: controllo ritmico del respiro


mercoledì 19 novembre 2014

Tranquilli, ci pensa lui


In seguito all'attentato ad una sinagoga di Gerusalemme, nel quale hanno perso la vita quattro rabbini ed un poliziotto, Mr Netanyahu promette di reagire con forza.
Non abbiamo dubbi a riguardo, mister: la sua reazione è sempre stata efficacissima.






(le fotografie provengono dal web)

Que viva mexico


Chi ha respirato la polvere delle strade del Messico, non troverà più pace in nessun altro paese.

Malcolm Lowry


Special guests


Emiliano Zapata

Frida Kahlo, pittrice

(Frida Kahlo, self portrait)

Tina Modotti, fotografa


by Tina Modotti

Isabel Fraire, poetessa

Subcomandante Marcos

Lisa through a mexican glass









sul confine messicano..

Al Messico e a tutte le sue storie che passano inosservate e si mescolano alla polvere.

Concludo con questa pellicola:




(tutte le immagini, ad eccezione di Lisa through a mexican glass, provengono dal web)

lunedì 17 novembre 2014

Pioggia è e pioggia sia









Ascoltata e ballata infinite volte.
Ascoltata e ballata anche ora.
(ovviamente senza più croce all'orecchio)


Tanto è procedere


Tutti noi viviamo distanti e anonimi; dissimulati, soffriamo da sconosciuti. Ad alcuni, però, questa distanza fra loro stessi e un altro essere non si rivela mai; per altri è talvolta illuminata, di orrore o di pena, da un lampo senza limiti; ma per altri essa non è altro che la dolorosa costanza e quotidianità della vita.

Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine


Domani questo blog compirà tre mesi.
Un traguardo discreto, considerando che molti dei miei precedenti non arrivavano neppure a questa soglia. Qualcuno l'ha eguagliata, qualcuno è andato oltre.
No, non sono una blogger. Mi mancano i requisiti necessari.
Se arriva il momento in cui mi sento improvvisamente nuda, o improvvisamente ridicola, o improvvisamente intollerante a qualsiasi tipo di contatto ed inizio a scalciare, allora vado.
Ho sempre ammesso di essere complessa, non tanto per i contenuti della mia mente e della mia natura (ognuno ha i propri), ma per il modo in cui vi si approccia.
Ancora una volta ricordo la definizione che coniò una persona a me molto cara e che è arrivata a leggermi dentro in modo profondo: tu sei per solutori abili.
Mi rendo conto di cospargere il territorio attorno a me di mine: che sia un'autodifesa o un metodo di cernita, o probabilmente entrambe le cose, non lo so con certezza; ho passato tanto di quel tempo ad autoanalizzarmi che ora, spossata, ho chiesto una tregua.
Ogni tanto cancello post.
Ogni tanto mi viene da cancellare tutto.
Ogni tanto mi viene da mandare affanculo tutti, qui e fuori di qui, me compresa.
Ed ogni tanto mi dico che sto facendo un lavoro discreto: resistere all'impulso distruttivo (rivolto anche e soprattutto alla mia essenza).
Le persone come me sanno cosa significa autogestirsi, ne conoscono la fatica, il prezzo, i numerosi fallimenti intercorsi prima di ottenere un risultato. Ed ogni piccolo, fottuto risultato è un passo in avanti.
Le persone come me sanno che occorre molto tempo e pazienza per poter essere comprese, al di là delle interpretazioni spicciole, delle illuminazioni al neon, delle frasi fatte e della psicologia da bancarella. Che poi, non lo pretendono neppure, tendendo all'isolamento ed alla chiusura.
Non amano dare spiegazioni per ogni gesto che compiono, per ogni pensiero che partoriscono: se lo fanno, una volta, è per avvertire.
Le persone come me sono le prime a detestarsi ed esaltarsi, a suicidarsi e darsi la vita,  a vivere sempre e comunque di opposti.
Arrivare a perdonarsi è tanto.
Tanto è arrivare ad accettarsi.
Tanto è procedere. 

 
... perciò io maledico il modo in cui sono fatto
il mio modo di morire sano e salvo dove mi attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
quello che non c'è...

venerdì 14 novembre 2014

mangia prega ama - 1


MANGIA

Insalata di pere e formaggi

Insalata verde
radicchio
pere (a fettine sottili o cubetti)
parmigiano (scaglie)
gorgonzola compatta piccante (a cubetti)
gherigli di noci (spezzettati)
finocchio (fettine sottili)

condire tutto con vinaigrette all'aceto balsamico

quantità e forme a seconda del proprio gusto e piacere visivo



PREGA

Più che preghiera è un rito e si compie soprattutto all'interno di me stessa. Non è rivolta a nessun dio. E' ascolto, ritrovare energia, rilassamento e benessere. E' riappropriarsi del proprio respiro, pilotarlo, osservarlo per ritrovare pace ed energia. Da quando ho iniziato il corso di yoga sivananda, un mese e mezzo fa, qualcosa è cambiato nella gestione di me stessa e nella visione delle cose. Faccio piccoli progressi ogni volta. L'ultima soddisfazione deriva dalla posizione sîrsâsana: riesco, per ora, a metà, mancando lo stendere le gambe verso l'alto; per arrivarci e mantenere l'equilibrio in immobilità assoluta, occorre pazienza e grande lavoro di braccia, spalle, addominali. Non c'è nessuna fretta nello yoga, e già questo è fonte di benessere.  Sîrsâsana è considerata il "re" o "padre degli âsana", per i suoi notevoli effetti benefici; sîrsa, in sanscrito, significa "testa", sîrsâsana quindi è la "posizione sulla testa".




AMA


[...]  Sentendo il calore delle sue mani pensai: è il fuoco che sfida il sole. Qui mi riscalderò, mi nutrirò, troverò conforto. Mi aggrapperò a questa pulsazione obliando ogni altro ritmo. Il mondo andrà avanti e indietro in balia della marea del giorno ma non qui nelle sue mani, con il suo futuro fra le sue palme. [...]

Scritto sul corpo, J. Winterson

Io non lo so se sia il destino oppure il caso ma in questi così ostili e incerti mi prende l'innocente e un po' ambizioso proposito di amarti.
Perché senza due corpi e due pensieri differenti finisce il mondo.

Proposito d'amare, Giorgio Gaber

giovedì 13 novembre 2014

Nel frattempo, a 511 milioni di chilometri dalla Terra, ...



Alle ore 17.04 italiane il lander della missione Rosetta si è posato sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, dopo una discesa di circa sette ore. Un'impresa mai tentata prima, che ci fornirà una visione inedita della natura delle comete.
(da Repubblica.it)


Anche un viaggio sulla luna pareva impossibile...




martedì 11 novembre 2014

Chiare, fresche et dolci acque *


Stanotte alle 2 è passata la piena del Po e dei fiumi in città che rientrano, dopo l'esondazione del Baganza il 13 ottobre, nella lista nera.
Quale onore abbiamo! Una fortuna non da tutti, no.
Qualche giorno fa mi è capitato di passare per uno dei quartieri che furono più colpiti durante l'esondazione, quello a ridosso del Baganza: l'asfalto della strada ancora sbiancato per la patina del vecchio fango; il moncherino di quello che era un piccolo ponte storico, sospeso tra l'argine ed il greto; il segno dell'acqua rimasto impresso sui muri degli edifici.
Ieri, gli abitanti delle zone a rischio, allertati questa volta per tempo del possibile pericolo, hanno eretto muriccioli con sacchi di sabbia e, con l'aiuto di ruspe, muriccioli di terra.
Penso alle città che hanno vissuto le stesse situazioni (Genova ancora più colpita).
L'ultima, in ordine di tempo, Carrara. Conosco bene la zona, poiché a Marina di Carrara ho trascorso tutti i mesi di luglio, dai 0 ai 17 anni, per non parlare di tutte le volte che mi ci sono recata anche dopo.
Evidentemente l'acqua segna in un qualche modo i luoghi che mi hanno accolta e mi accolgono.

Continua a piovere. In tempi non sospetti la pioggia mi piaceva, per quel suo fascino romantico e primordiale, per quel suo significato intrinseco di lavacro.
Ora, la prima cosa a cui penso quando piove ininterrottamente per giorni, è: speriamo non accada nulla.

Si continui pure e, stoicamente, a fare danni su  ciò che ci è stato offerto (troppo generosamente) dalla Natura; a non agire in modo serio ed efficace onde evitare tragedie EVITABILI.
Risparmiateci, signori politici, le vostre visite in cui indossate la maschera di circostanza; risparmiateci parole su parole, vuote, inutili e patetiche.
Vi assicuro che ne facciamo volentieri a meno.
Vi assicuro che ci siamo rotti il cazzo.
Per lo meno chi, come me e nel suo piccolo, annulla da anni ed anni la scheda elettorale. 


* Francesco Petrarca, Il Canzoniere

mercoledì 5 novembre 2014

Sempre di job si tratta

Mi ritrovo a dover smorzare la tensione di un periodo pesante, così mi impongo di fare due passi nel giardino delle elucubrazioni allacazzomanontroppo ed una, su tutte, mi si presenta dinanzi come un virgulto fuori stagione:
visti i grandi risultati ottenuti dal governo italiano attraverso il suo encomiabile impegno e la sua storica serietà, vista l'immagine che anche l'ultimo, in ordine cronologico, dei presidenti del consiglio offre al pubblico nazionale ed internazionale, incarnando alla perfezione la natura di un paese privo di spina dorsale, non sarebbe meglio passare dal jobs act al blow job?
Sicuramente si otterrebbe maggior soddisfazione, poiché è universalmente riconosciuto che, in questo settore, italians do it better.

(sciacquone)



martedì 4 novembre 2014

Nessun titolo


Dovrei iniziare scrivendo che non c'è alcun senso, alcuna giustizia. Che i piani divini non  c'entrano un cazzo, che le preghiere non servono, che siamo dannatamente soli a scontrarci con la vita.
E con la morte.

E' iniziato con l'immobilità e l'impotenza.
E poi la gente, gli abbracci, i singhiozzi.
Avevo bisogno di un punto fisso da tenere davanti agli occhi. Per un po' ho guardato un minuscolo ragno che camminava sul giaccone a rombi della signora davanti a me: girava  senza ordine da un parallelogramma all'altro, forse disturbato dalla luce o dall'incenso. Poi è stata la volta di una coppia di angeli dorati, sotto il leggìo, immobili in quel loro sorriso serafico. Ed infine le mie braccia conserte, avvolte dalle  maniche del cappotto grigio, strette al tronco come per paura di perderlo.
Non avevo la nozione del tempo e nemmeno dello spazio, in fondo. Sarebbe potuta essere qualsiasi ora del giorno, qualsiasi giorno, qualsiasi luogo sulla terra o su di un altro pianeta.
Avevo freddo mentre si camminava verso il cimitero.
Quell'umidità autunnale, che in campagna si amplifica.
C'era uno stormo di uccelli, a distanza, sotto un cielo brumoso spezzettato dall'andirivieni del sole. Qualche albero, la terra brulla, seminata, in attesa; il rombo lontano di un trattore. Mi stupiva la lucidità di raccogliere particolari e nello stesso tempo di  vederli fluttuare senza ordine.
Cercavo di non pensare.
Cercavo di non sapere.
Di non ricordare nulla.
Avrei voluto essere nulla.
Nessun dolore, nessun pensiero, nessun problema, nessuna luce, nessuna ombra, nessuna gioia. Nulla.
Solo così avrei finalmente respirato.

Dovrei terminare scrivendo che non c'è alcun senso, alcuna giustizia. Che i piani divini non  c'entrano un cazzo, che le preghiere non servono, che siamo dannatamente soli a scontrarci con la vita.
E con la morte.

E che a quindici anni si dovrebbe avere il diritto di continuare a vivere.


 



lunedì 3 novembre 2014

The protagonist




Conoscevo già i  Dead Can Dance  ma questo video è stato per me un colpo di fulmine, tanto da meritarsi il primo gradino di un podio immaginario.


sabato 1 novembre 2014

Del muschio il mio cuscino


Si accorsero allora che solo la vita simile alla vita di chi ci circonda, la vita che si immerge nella vita senza lasciar segno, è vera vita, che la felicità isolata non è felicita. [...] Era questo ciò che amareggiava più di ogni altra cosa. Scrisse: "Felicità è vera soltanto se condivisa."

(Jon Krakauer, Nelle terre estreme)


Cara Emily *,

in tutti questi anni ho provato a fare del muschio il mio cuscino e delle foglie degli alberi le mie ali perdute. Ho annusato l'aria per ritrovarvi le storie interrotte, ho trattenuto il mio sguardo sul cielo chiedendogli una spalla su cui piangere e riposare. Le ombre, le luci, il silenzio sono diventati il mio regno.
Ma niente di tutto questo è riuscito a colmare la voragine che mi sta sgretolando.
Tu, forse, sei stata più forte di me, più convinta; sei riuscita ad indurirti prima, hai spezzato le gambe alle ultime speranze, agli ultimi impulsi, prima che questi potessero dilaniarti.
Mi rammarica dirtelo, perché è un dirlo a me stessa, ma il viaggio in solitaria presenta sempre un conto salato, alla fine.
I muri del nostro maniero trasudano veleno che crediamo linfa: ogni giorno che passa è un intossicarci nell'aria viziata. Perché credere e convincersi che sia la cosa migliore?
La felicità non esiste se non è condivisa. Questo l'ho imparato molto tardi.
E non l'ho letto in un libro, né mi trovavo su un vecchio autobus abbandonato in una landa dell'Alaska; o forse sì, ero lì, poiché vivo da sempre vite parallele: questa non mi è mai bastata.
Ora guardo le cose in modo differente, mi provoco torpore come ad iniettarmi morfina. Quando tutto è sufficientemente distaccato mi posso permettere di non andare oltre, di restare e non avvertire le fitte della solitudine.

* Emily Brontë

Lasciate ogni speranza...

Ho appreso stamattina della recente uscita del libro di Elisabetta Gregoracci, la moglie di Briatore (per chi non lo sapesse). Nulla che mi stupisca, intendiamoci, visto che ormai le case editrici stampano libri di cani e porci. Inevitabile, tuttavia, un' amarissima riflessione: c'è chi acquisterà il suo libro.
Questa è la vera tragedia.

(sciacquone)