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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

giovedì 2 ottobre 2014

In questi giorni

dal web


In questi giorni non ho avuto molta voglia di scrivere. Anzi, per nulla.
Ho cercato di immergermi nelle mie cose senza pensarci troppo. Ho un (falso) torpore che mi avvolge, un torpore che mi tiene tranquilla, nel silenzio; osservo e nemmeno troppo, quel che basta. Parlo e nemmeno troppo, quel che basta. E quel che basta spesso mi costa fatica. Procedo in saliscendi, tra ombra e luce, comunque in poco rumore. Così come non mi piacciono i toni di voce alti, non mi piacciono nemmeno i passi pesanti. Ammiro chi cammina nella folla in leggerezza, quasi ad essere a qualche centimetro da terra; chi sfiora appena le persone, chi ha sorrisi accennati, chi resta nella visuale pochi secondi, prima di essere già altrove, riuscendo a procurarsi, tuttavia, un angolo dolce della nostra memoria; chi è in grado di comunicare nel silenzio, attraverso la potenza del ricordo, o di uno sguardo effettuato, di un gesto compiuto.
Non mi piace la ressa, non mi piacciono i passaggi obbligati.
Nè il solito dire, il solito pensare.
Sono quasi impossibile, lo so. Ho imparato, tuttavia, a sopportare questa mia idiosincrasia, questo mio aspetto asociale e solitario che spesso fa capolino da un sorriso luminoso. Se fossi una città sarei una dai forti contrasti, sicuramente europea, sicuramente testimone di guerre e rinascite. Semplice e sofisticata, genuina e snob, che occorre saper cogliere con i giusti occhi o viene scambiata  per un'accozzaglia e,  probabilmente,  sottovalutata,
Il mondo è bello perché è vario, recita un vecchio detto. Non ho mai creduto troppo a questa filosofia, limitandomi ad apprezzare ciò che incontra il mio pensiero ed il mio essere. Il resto, ahimé la maggioranza, lo metto da parte.
Credo invece nel vivi e lascia vivere, ma di questi tempi è di assai improbabile realizzazione, in quanto quello che una volta era un semplice circo si è trasformato in un universo maleodorante e tentacolare: ogni giorno si deve combattere per sfuggire alla sua morsa e non sempre vi si riesce.

A volte cado nel silenzio, sì.
Perdo le parole e non mi sforzo di ritrovarle. Rispetto la loro nausea, che poi è anche la mia. E, questa volta, lo scrivo con un sorriso e concludo con le parole di Wislawa Szymborska, poiché vestono a pennello:
..
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d'ostacolo.

...
   

8 commenti:

  1. Ostacolarsi è un privilegio per pochi.
    Sei un'eletta, tutto sommato.
    Sorrido...

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    1. Gli eletti devono soffrire parecchio.
      Sorrido anch'io..

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  2. ribadisco che in questo periodo sei particolarmente dotata, anche solo per dire che non ti va di scrivere.
    :-)
    ml

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    1. Gli stati di sofferenza ed inquietudine accentuata (perché di base ne ho sempre un pochino), quella che chiamo "falso torpore" perché in fondo il torpore indotto è un'autodifesa, sono quelli che partoriscono le parole migliori, almeno per me. La felicità, la serenità ed il benessere psicologico/mentale mi portano al vero deserto di parole. Sembra un controsenso, non so se poi effettivamente lo sia.

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  3. infatti, non lo è (un controsenso)
    ml

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  4. Godersi anche le pause, i silenzi, distaccarsi un po', amare se stessi e osservare il mondo.
    C'e' ancora qualcuna sana, anormale. :)

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    1. Forse la salute sta proprio nell'anormalità. Senza scomodare i filosofi per indagare cosa è normale e cosa non lo è. Ad ognuno il proprio sentire e valutare: l'universalmente riconosciuto mi sta troppo stretto, spesso.

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    2. Pensai un bel po' su come scrivere
      Avrei scritto
      "C'è ancora qualcuna sana, normale" per indicare che la massa che e'lontana da pause, silenzi, dal distaccarsi, e' Anromale nella su mal-essere. Esso sono gli Anormali.
      Poi scrissi
      "C'è ancora qualcuna sana, anormale" perché ;a sanita', ora, e' anormale.

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