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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

venerdì 31 ottobre 2014

Gli pseudo illuminati


Dal virtual taccuino:

Lo pseudo illuminato varca il confine della discrezione arrivando al campo della tracotanza, ove attinge orpelli con cui agghindare il proprio dire. Nell' egocentrico incedere sfoggia un passo insolente, convinto di essere una sorta di eletto a cui è stato fatto dono di ingegno fuori dal comune. La presenza di sudditi alla sua corte è il risultato di un corretto dosaggio di ingredienti: abilità nel proporsi, scaltrezza ed un pizzico di fortuna. L'affabulazione è contemplata dal soggetto in questione seppur non necessariamente presente.
Il rischio in cui può incappare lo pseudo illuminato è che l'iniziale entusiasmo di fronte alla sua dialettica forbita e disinvolta ed alla sua cultura superiore (e/o alla sua arte affabulatoria), possa cedere il posto al disincanto da parte dell'osservatore/ascoltatore/lettore, il quale, pur riconoscendo le doti indubbie di una mente fine, realizza che l'unica cosa a poter essere attinta dall'individuo in questione è il suo ego smisurato e monocorde.
Così, quella che pareva l'impronta di un dio, si riduce ad una comunissima impronta di mortale, abile nel nascondere sotto un fine broccato la sua mediocrità.




mercoledì 29 ottobre 2014

Entomologia


Non è facile scrivere con le mani fredde. C'è quella sensazione di rigidità che semiparalizza le falangi, quella voglia di tenere le dita attorno alla tazza di tisana fumante, senza staccarle.
Non è nemmeno facile avere un paio di pensieri che ronzano dentro la testa, fastidiosi al pari delle mosche in estate, quelle che continuano a seguirti e a non darti tregua, quelle che si posano ossessivamente sulla carne, incuranti dei numerosi tentativi, sempre più ravvicinati, di scacciarle. 
Tornano, e tornano, e tornano. Tornano e snervano. Tornano e vaffanculo.
 
E' autunno, fa freddo, gli insetti non fanno più gli sbruffoni in giro.
Gli insetti soltanto, però.


Meanwhile I  Breathe



venerdì 24 ottobre 2014

One day is fine, one day is black *


Non sono atea, ma vi sono periodi in cui l'entità, oggetto del mio credo, perde i contorni restando una massa indefinita priva di appigli a cui aggrapparsi e di nome a cui rivolgersi. In quei momenti l'unica cosa che posso dire è: credo nella vita, nel fatto che esisto e che procedo, nel bene e nel male, dritta o claudicante.
Nella vita, poiché non è il mio forte credere in me stessa: sono sempre stata una persona insicura. Innumerevoli le volte in cui mi sono sottovalutata e nascosta dietro il famoso dito, per paura (solo negli ultimi mesi noto alcuni discreti progressi).
Mi sono abituata al mio altalenante andare, ai saltuari cedimenti della terra che ho sotto i piedi, al morale che scricchiola come un vecchio parquet.
E non posso restare indifferente alla mia straordinaria capacità di passare dal buio totale alla luce abbagliante, in un battito di ciglia: un giorno sono un' ameba, l'altro una dea.




 * The Clash, Should I stay or should I go


giovedì 23 ottobre 2014

Peculiare

 
Fra le voci da compilare (facoltativamente) nel profilo, vi è quella relativa ad un'impresa memorabile compiuta.
"Convivere con me stessa."
Così ho scritto, perché così è stato fino ad oggi e tuttora è: un'impresa memorabile.
In alcuni post passati ho già dato il biglietto da visita del mio essere peculiare, ed in Amour de soi ho confessato una sorta di misantropia moderata. In quanto ad idiosincrasia, invece, di moderato vi è poco e spesso mi obbligo a contare fino a dieci (che poi diventa 20, 50 e 100) per non perdere il self control. Non sono ancora sufficientemente preparata alla respirazione con il ventre ed al rilassamento completo (metodo yoga sivananda), essendo all'inizio del corso, ma confido nei miei futuri progressi.
Mi piace il termine peculiare, per due motivi: il primo perché è un termine caduto quasi in disuso (si preferisce particolare) e, coi tempi che corrono, ciò che cade in disuso odora sempre più spesso di buono; il secondo perché indica qualcosa che, per caratteristiche proprie, dà luogo ad una differenza.
Che ogni essere umano si differenzi dall'altro per caratteristiche fisiche e psico mentali è un dato di fatto, ma la peculiarità di cui parlo va oltre questa differenzazione primaria: sconfina nei sottoinsiemi dei sottoinsiemi degli insiemi, quegli spazi piccolissimi in cui gli elementi contenuti sono al minimo. Un po' come i numeri primi nell'infinito sistema numerico, o come le mosche bianche ed i quadrifogli.
Più si è peculiari, più si ha difficoltà ad accettare un'omologazione, un ordine prestabilito, un trend, una massificazione; più si è peculiari, più vi sono compromessi obbligati, firmati a denti stretti e mascelle contratte.
E' presente una sola intima soddisfazione in questo remare contro: quando l'essere peculiare si guarda allo specchio a fine giornata, a fine anno, a fine lustro, e si accorge che, nonostante tutto, la sua natura non si è fatta manipolare, né lobotomizzare. Certo, è difficile considerarlo un guadagno.


martedì 21 ottobre 2014

Giorni


Un odore particolare, unico: mi era salito su per le nari da bambina, quando certe domenica di luglio andavo in fiume con i miei genitori e gli amici; odore esalato da foglie e cortecce, ne sono certa. Lo ritrovo, talvolta, passando vicino ad un filare di pioppi, in un punto preciso lungo il percorso mattutino, ed automaticamente è un viaggio a ritroso, una malinconia agrodolce che allarga gli occhi e tira gli angoli delle labbra. Un leggero sorriso accompagna immagini impolverate ma non troppo ed ogni volta avverto una piccola fitta, non so dire se provocata dallo stomaco o dal cuore. No,  il cuore lo escludo: ha troppo lavoro e troppe responsabilità per vestire il ruolo di complemento di causa efficiente. Che pompi come sa, senza essere coinvolto in altro.
Guardo la bambina che gioca con i sassi, che crea trame per personaggi invisibili, che accompagna il gorgogliare dell'acqua con parole cristalline.
Stamattina la bambina ha salutato il sole, piegando le braccia, unendo le mani, palmo contro palmo, all'altezza del petto, e poi ha allungato le braccia verso l'alto, e poi..
Certi giorni trascorrono rumorosamente, altri in silenzio. Certi giorni si posano sul fondo limaccioso, altri sulle foglie dei pioppi. Alcuni si fanno respirare, altri restano sigillati nel dondolìo del tempo. Volto pagine e non sempre in avanti: farlo a ritroso è più facile e conveniente, anche se sconsigliato.

Prima di andarmene, accarezzo le piccole torri di sassi di fiume e mi chiedo a quale categoria appartenga questo giorno. Credo, in effetti, ne esista un'altra: quella dei giorni indefiniti.


giovedì 16 ottobre 2014

Mi ritrovo ad apprezzare



Mi ritrovo ad apprezzare un raggio di sole, l'ultimo di un pomeriggio inoltrato di ottobre. Si posa sui covoni di fieno di Van Gogh, esaltandone le pennellate di ocra, arancio e giallo; sul legno di noce del tavolo della cucina, rendendomi dolce il respiro, mentre annuso le mele.
Mi crogiolo in questo languore di autunno, in una pace ritrovata dopo giorni di guerra. Dopo giorni di pioggia. Dopo che avevo perso me stessa nella gola della paura, negli artigli dell'acqua e del fango, nel non sapere; combattevo e stramazzavo sul suolo dell'abbandono, della resa, della cara ed abitudinaria stanchezza indotta: quasi un rito come per chi si chiude al mondo e si apre al silenzio.
Ora sorrido alla lentezza voluta e cercata; al piacere di un libro, di un profumo, di un colore; sogno di camminare nel giardino di Monet, apparentemente disordinato e privo di logica, ed invece, ad osservarlo bene, perfetto in ogni accostamento di forme, fiori e colori, tanto da sembrare, alla fine, il suo quadro migliore.

La fantasia, martirio cui da sempre soggiaccio,
S'inebriava sapiente al profumo di tristezza
Che pur senza rimpianto lascia e senza amarezza
La vendemmia d'un sogno al cuore che l'ha colto. *

Chiudo gli occhi, vinta dalla bellezza e da una stanchezza buona; sul mio spartito gli accordi in maggiore, minore e diesis danno vita all'Armonia: una strana miscellanea di contrasti che si ritrovano a fare l'amore nell'ultima parte del giorno.



* Stephane Mallarmé, Apparizione

venerdì 10 ottobre 2014

Bassa pressione



Il grigio sa essere opprimente. Si sbraca là in alto, impudicamente ed impudicamente permette alla sua bava di colare fino al suolo. 
Stamattina lo sguardo è fiacco, come quello di chi ha visto tutto  e non è interessato alle ripetizioni. Al pari dei fastidi cervicali, vi è una mollezza della ossa, piegate come archi privi di frecce.
Piove nausea: la pelle si impregna e trasmette alla mente sensazioni torbide e sorde, le rigurgita e si allontana annoiata.
Ottobre non ha colpe. Non ha colpe l'albero che ha iniziato la sua lenta agonia, né l'umidità che incolla le dita.
Assolvo le cose, assolvo me stessa, mentre le pozzanghere assorbono il silenzio del cielo.

giovedì 9 ottobre 2014

Come abiti leggeri


Rifuggo dalle immagini banali come dalle code di persone, in fila con lo stesso obiettivo. I veri viaggi sono sempre in solitaria ed io li prediligo. E' nei luoghi segreti che sono chi sono, senza ombre, veli, parole di contorno. E' nelle cicatrici che serbo come cimeli, nelle bruciature di luce al di là della logica. I miei pensieri sono, in fondo, come abiti leggeri: entrambi coprono l'essenza ma esaltano le forme. Entrambi sono sporchi e puri al tatto, santi e malfattori, ubriachi e savi. Io sono una terra di contrasti e di opposti. Raramente vedo vie di mezzo e nei compromessi respiro a fatica: a tal proposito costruisco, quotidianamente, il mio polmone d'acciaio.


mercoledì 8 ottobre 2014

che questo viaggiare



Mi viene da assorbire qualcosa: che sia debole luce destinata a svanire nella sera o brandelli di autunno a dimora sugli oggetti, fuori e dentro casa. Come spugna, od occhi di bambino, inquieti, curiosi, mai sazi.
Chiedo mille perché su cose che già dovrebbero essere chiare, tanto per addentrarmi ancora ed ancora, fino a che mi è concesso, nella trama fitta ed oscura; fino a scordare da dove sono partita, godendomi l'attimo in cui le mani ed il respiro sono pieni. Non credo sia possibile descrivere in modo soddisfacente l'infinito, né tanto meno sia possibile raggiungerlo. Credo, tuttavia, che questo viaggiare di cui ignoro la meta, alla ricerca di qualcosa di cui ignoro la natura, sia un modo per ammirarlo a distanza.

Certi meccanismi non mi appartengono.
Probabilmente sono nel luogo sbagliato, nel tempo sbagliato, con l'abito sbagliato. Che sia arrivata l'ora, dopo otto anni, di chiudere baracca e burattini? Me lo sto chiedendo seriamente. 

martedì 7 ottobre 2014

Immagini riflesse


Francesca Woodman

Mi inebrio di un odore che non esiste se non per me ed è giusto così, perché ne sono gelosa. Ne sono guardiana, come una vestale lo è del fuoco sacro: anch'io indosso il bianco ed il mio capo è cinto da una corona di fiori; la nuca è libera, accoglie il vento: in esso deposito i segreti come fossero addobbi, uno ad uno.
Il vento è risucchio d'aria che arriva dal tunnel e che precede i vagoni della metropolitana: salgo ed il dondolio, a tratti violento, scuote i corpi illuminati da una luce malata; sono in un serpente d'acciaio che ingoia persone prima di sputarle.
Un uomo, seduto difronte a me, alza lo sguardo dalla pagina del libro che sta leggendo, mi guarda da dietro le lenti: pochi istanti duranti i quali mi comunica la sua giornata ed un apprezzamento gentile.
Il serpente sale per poco in superficie dove il Tevere scorre placido, mescolando all'acqua gli umori della gente, per poi scendere nuovamente sottoterra. Mi alzo, la prossima fermata è la mia. Guardo sul finestrino i riflessi dei volti, anche il mio. Mi è sempre piaciuta l'immagine restituita da superfici quali vetro ed acqua: l'essenza è la stessa ma cambiano i contorni, la definizione. Come una rivisitazione, una lettura differente della realtà.



domenica 5 ottobre 2014

Edere





Stanotte ho sognato che le mie edere erano seccate.

Stupita per l’accaduto, visto che le seguo e provvedo al loro fabbisogno d’acqua, mi avvicino ai vasi e mi accorgo che, oltre alle loro radici all’aria, è restata solo un’ombra di terra e qualche goccia d’acqua nel sottovaso, come se tutto fosse stato risucchiato. Solo due-tre fili di foglie sembrano sopravvissuti. Sembrano. Piango.


venerdì 3 ottobre 2014

A me. La storia di una delle mie pazzie. *

G. L. Bernini, Santa Teresa trafitta dall'amore di Dio, particolare


(...)
Credevo a tutti gli incantesimi. (...)
All'inizio fu uno studio. Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini.
(...)
Tutto ciò è accaduto. Oggi so salutare la bellezza.

(Arthur Rimbaud, Alchimia del verbo)



Mi pare di camminare sopra fogli invisibili, inzuppati d’acqua, sui quali scrivere è impossibile. Ma scrivo ugualmente, in un modo forse incomprensibile, perché m'importa  espellere ciò che le mie ossa non riescono a trattenere. Scrivo in un atto abitudinario, come un credente che si genuflette ed inizia a pregare: entro in una chiesa barocca, mi lascio accarezzare dai dipinti che vestono le navate, dalle candele accese da sconosciuti alla ricerca di pace; respiro antichi odori, incenso, cerco una catarsi che non arriva, mi infilo nelle pieghe di un mistero, nella penombra, fra gli sguardi seri degli angeli e dei peccatori.
Cerco non so bene cosa, se irrimediabilmente perduto od ancora in gestazione. Mi lascio vincere da questa mancata messa a fuoco e resto con l'occhio dietro l'obiettivo in cerca del particolare che merita d'essere immortalato. I fogli fradici sono incollati alla mia pelle, come sempre, unici indumenti tagliati e cuciti su misura.
Scrivo da sempre. Da sempre sono alla ricerca di universi nell'universo.
Mi ritrovo con parole al posto di zattere e da loro mi lascio trasportare, dentro e fuori dall'acqua.



* incipit di Alchimia del verbo