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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

mercoledì 3 settembre 2014

Troppo rumore per nulla

Luca Barberini, Folla n.6, mosaico, 2013


Scrissi il mio primo blog nel 2006.
Nel sito che mi ospitava, non vi erano che le opzioni di base, nessuna possibilità di inserire immagini e video, figuriamoci altre più complesse. 
All'epoca non c'era la fissa dei selfie e di far conoscere al mondo gli orari in cui si va a defecare o si hanno amplessi; i principali social networks erano neonati, o quasi, ben lontani dalla diffusione e dall'utilizzo attuali.

Solo le opzioni di base.
Si poteva scegliere il colore dello sfondo e dei caratteri del testo.
E poi solo parole, le proprie.
Inutile dire che ne sento la mancanza perché, anche se mi accingo a scrivere una frase già letta milioni di volte, era diverso.
Era diverso, punto. Ed ormai mi pare evidente che "evoluzione" non è sempre sinonimo di "miglioramento".
Chiaro che anche allora c'era chi scriveva cazzate, ma non è questo il punto. Ognuno scrive ciò che è in grado di fare. Il punto è che c'era la voglia reale di trasmettere qualcosa e di recepirlo dagli altri, la genuità nel farlo. Scrivere e leggere avevano senso. Mi chiedo quanto ne abbiano oggi.
E mi viene spontaneo pensare alle auto spartane dei decenni passati, che non avevano nessun optional. Ti offrivano un abitacolo e quattro ruote sotto: il necessario per viaggiare. Che vi fosse caldo o freddo, che ti perdessi durante il tragitto, erano cazzi tuoi; l'auto si limitava a farti spostare e la meta te la guadagnavi davvero. Ora tra navigatore, climatizzatore, tasto A, B, C, Y, Z, collegamenti interplanetari, possibilità di interagire con gli dèi (anticipo di poco i tempi, tranquilli) si è quasi più impegnati a scoprire le potenzialità dell'auto.
E mi viene altresì spontaneo pensare ai luoghi da visitare quando non c'era il turismo di massa, quando certi luoghi non rientravano nei must o nelle mode del momento: ti ci recavi e potevi scordare di essere solo di passaggio, potevi perderti in ciò che ti circondava. Ora devi scappare per non essere torturato da squilli di cellulare, toni di voce sempre troppo alti, presenze continue ed invadenti, sia nel campo visivo, uditivo e cerebrale in genere.
Dai in mano un luogo (virtuale o reale, non fa differenza) alla massa e lo ritrovi deturpato, privato della natura originale, in un batter di ciglia. Ignoranza, egoismo, mancanza di senso civico, di rispetto. Ad ognuno il suo, è la legge dei grandi numeri.
Sento la mancanza di quei tempi, sì.
Rispetto a prima mi isolo molto di più, perché davvero non sempre riesco a reggere questo scempio. Dentro e fuori da un monitor, non fa differenza.
Ognuno ha il diritto di scegliere.

Io scelgo di restare in disparte, nell'angolo, e per quanto mi sia possibile distante dalla distorsione.
Dal troppo rumore per nulla.

10 commenti:

  1. condivido tutto tranne la chiusa, o meglio dipende da cosa intendi nella chiusa.
    Se è stare lontani dall'inseguire la notorietà a tutti i costi e non attraverso la qualità delle parole, mi trovi d'accordo.
    Se invece intendi startene in silenzio tout court come fosse una forma di protesta, allora non condivido perchè sarebbe un darla vinta ai caciaroni. L'importante è restare se stessi.
    ml

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  2. "Era meglio quando era peggio", si dice dalle mie parti.
    Io non credo granché a questa logica.
    Le deformazioni e gli snaturamenti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ciò che nasce con una funzione e per una certa ragione, col tempo, si trasforma e, in certi casi, si rovina.

    Pensa ad Internet: è nato come strumento dell'esercito USA. Guarda cosa è diventato. Se così non fosse stato io e te non ci saremmo mai parlate e questo microcosmo di blog non sarebbe mai esistito.

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    1. Sì, meglio soffermarsi sull'aspetto positivo.

      (Grazie, un sorriso)

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  3. Io invece, per cattiveria, ho deciso di partire proprio da te per la mia nuova rubrica dedicata ai Blog d'autore! Un abbraccio!!!

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    1. E' un onore, mi sento in imbarazzo : ) (sono andata a visionare)
      Sebbene non credo che interessi ad un vasto pubblico il mio microcosmo. Del resto, pochi ma buoni. Una verità sempre valida!

      Grazie, Massimiliano.

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  4. Condivido quello che hai scritto: la folla uccide tutto, i luoghi e le persone. Diceva un grande filosofo del passato, di cui ora non ricordo il nome, che quando conosciamo un posto bello, non dobbiamo farlo sapere agli altri. Lo dobbiamo nascondere. In altre parole, voleva dire che se tutti frequentiamo in massa lo stesso luogo, si finisce per distruggerlo in poco tempo. Può sembrare un discorso egoistico, ma non lo è. Ho l’impressione che tutti i posti, specialmente quelli di mare, oggi si somiglino: le stesse strutture alberghiere, gli stessi villaggi turistici, la stessa confusione di macchine e di persone, addirittura la stessa cucina, che rappresentava il segno distintivo del posto. Se si escludono determinate caratteristiche climatiche e naturali (stiamo facendo di tutto per sconvolgere anche queste) è veramente difficile distinguere un posto dall’altro.

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  5. Perché vi è in atto un processo di omologazione che ormai sta rivestendo tutto.
    Omologazione, massificazione. E' questo che sconvolge e che rende molto difficile accettarlo. Qualcuno direbbe: "via dalla pazza folla!". Come dargli torto?
    Grazie del passaggio, Remigio.

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  6. Tempo addietro avevo visto un cartellone pubblicitario che promuoveva una Saab cabriolet con - meraviglia meraviglia, leggete! - un televisore in dotazione.

    Certamente non ci si accorge della follia della immobilità da traffico privato su gomma di massa (in pubblicità stranamente si vedono autine percorrere solo meravigliose strade deserte sulle crete della Toscana o su coste alte dell'Almeria altrettanto deserte, mah) e che una cabrio è fatto per vedere il paesaggio non lo schermo di un televisore.

    Forse perché sei sempre in coda in orribili costipazioni artificial-moderniste urbane, masse sempre più grandi vivono nel deturpato?

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    1. Non mi stupisce. Perché guardare fuori dal finestrino (a parte per una ovvia visione di chi ti sta davanti/attorno/dietro onde evitare antipatici impatti) ? C'è mamma TV anche in auto, onde garantire il contatto continuo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non vi è mai limite alla lobotomizzazione di massa. Quello era soltanto uno dei tanti mezzi ...
      Mi viene da dire che il deturpato, ormai, è considerato normale.

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