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Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

sabato 27 settembre 2014

Sul comodino

André Kertész



Non so se esiste un modo corretto per leggere un libro, se è bene sottostare ad una sorta di disciplina che garantisca la concentrazione o che, semplicemente, ci renda affidabili e seri lettori agli occhi della coscienza ed alle orecchie di chi ci ascolta mentre lo raccontiamo.
Io ho un mio modus operandi anche per quanto concerne la lettura.
E' chiaro che, se un libro mi prende, dedico a lui il lasso di tempo che separa lo stato vigile dal sonno, il momento in cui l'abbandono è totale ed in cui il silenzio intorno è il paravento ideale. Il momento che considero sacro. Non nego, tuttavia, la mia propensione a distrarmi con altri tomi, già letti in passato, ai quali attingo (in diversi momenti del giorno) per ritrovare frasi, atmosfere, frammenti che mi hanno sedotta. Oppure trattasi di opere non ancora lette (sì, capita che io non attenda di aver ultimato la lettura di un libro per acquistarne un altro): la curiosità mi induce a sfogliarne qualche pagina, come scostare un drappo che copre un oggetto, per avere un piccolo anticipo sulla forma.
Così, sul comodino e - a seconda dei momenti - sparsi per la casa, mi ritrovo differenti libri.
Al momento i titoli sono i seguenti (dall'alto in basso, perché alla fine li ordino sempre in una pila accanto al letto):

L'amante senza fissa dimora (Fruttero & Lucentini);
Il giocatore invisibile (Giuseppe Pontiggia);
Le affinità elettive (Wolfgang Goethe);
Memorie di Adriano (Marguerite Yourcenar);
La prova del miele (Salwa Al-Neimi).

Nota: il libro al primo posto è quello in lettura, l'ufficiale.


Capita che li sfiori senza prenderli in mano.
Che il mio sguardo si posi su qualcuno, amoreggiando in segreto.
Che una sera non abbia voglia di leggere nulla.
Ma i libri, alternandosi, ci sono sempre.
Chiavi di portoni, passaggi segreti, finestre sul mondo.
Mezzi di trasporto.
Nutrimento.

10 commenti:

  1. non credo che esista un modo corretto, ma solo un modo personale di accostarsi ai libri. e uso il verbo accostarsi anzichè leggere, perchè come ben spieghi tu, c'è tutta una serie di atti nel rapporto coi libri, il legame con loro non si esaurisce col leggerli. c'è quello sfiorarli, il regalarsi l'anticipo di una frase, il rinvio della lettura ad altro momento che non è una bocciatura ma un prolungamento dei preliminari come in amore.
    personalmente sono un lettore più da divano che da letto. ho un tavolino, accanto al divano, dove gli ultimi arrivati stanno accanto ai prescelti e a quelli dalla lettura sospesa.
    noto nel breve elenco delle tue attuali letture che nessun titolo è recente (mi pare) cioè dettato dall'onda di un momentaneo successo o suggerito dai media, segno di scelte indipendenti. e questo per me è un bene.
    ciao
    ml

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    1. Sì, accostarsi ad un libro è un rito. L'ho sempre considerato tale. Nel mio caso inizia con l'olfatto: ho l'abitudine di annusare sempre le pagine, fin da quando ero piccola. (non a caso giudico l'olfatto fondamentale per la conoscenza)
      Poi gli altri gesti ed il possesso, leggendo, entrando nelle frasi. Accettazione o rifiuto arrivano alla ventesima pagina, all'incirca: è il numero che mi sono prefissata, quello che decide se un libro mi entra o meno. Molti libri non hanno avuto i miei occhi oltre quella pagina : ) Molti altri sì, per fortuna, e non solo quelli, perché è ovvio che se un libro "entra2 non coinvolge soltanto la vista : )

      E' vero, nessn titolo è recente. Non mi lascio influenzare, per mia abitudine, dai trend, dal successo di un autore, dalla pubblicità, dalla eco. A parte i classici, gli "evergreen" della letteratura che magari non ho avuto modo di leggere prima ma noti a tutti, e a parte quelli consigliati magari da un amico, quando entro in libreria vado ad istinto.
      Seleziono tantissimo, è un mio difetto (?) che non riguarda soltanto i libri : )

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  2. Se un libro mi appassiona, tendo a fagocitarlo. A volte inizio a leggere altro proprio per rallentare. Quasi sempre 'sti libri che mi acchiappano li leggo due volte, parte per parte.
    Il tango ha rubato un sacco di tempo alla lettura e ad altre attivita'.
    A proposito di passioni fagocitanti.

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    1. E' caapitato anche a me di fagocitare un libro. Rare volte, ma è capitato. Così come è capitato di rileggerne alcuni, a distanza di tempo. Sono quelli che riprendo, di tanto in tanto, anche soltanto per leggerne qualche frase, per ritrovare certe passaggi.

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  3. Come mai hai classificato come anarchiche queste tue elucubrazioni?

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    1. Perché non so mai dove vado a finire quando scrivo. Può essere che mantenga un ordine (come in questo caso), come può essere che inizi con un concetto e, attraverso una serie di liaisons, mi ritrovi a migliaia di chilometri di distanza : )
      Non so se sia vera anarchia, ma la mia mente fatica non poco a mantenere uno stato di calma. Sovente mi capita di parlare o scrivere di una cosa e ritrovarmi contemporaneamente (con la mente) in dimensioni differenti. Quindi, classifico le mie elucubrazioni come anarchiche. Non si sa mai. Metto le mani avanti : )

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  4. I libri si lasciano amare e tradire senza battere ciglio.
    E' anche questa la loro bellezza no?

    Dei libri che elenchi ho letto quelli di Pontiggia, Goethe ed Al-Neimi.
    Quello della Yourcenar ce l'ho da secoli senza che mi stuzzichi particolarmente.
    L'altro non lo conosco.

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    1. "I libri si lasciano amare e tradire senza battere ciglio.
      E' anche questa la loro bellezza no?"

      Verissimo, Euridice.

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  5. ...a seguire: il raggio d'ombra e la grande sera, per completare la "trilogia dell'assenza" di Pontiggia.
    E anche per dare un po' d'ordine all'anarchia elucubrativa ;-)
    G.E.V.

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    1. Vedi che un lluminista mi è necessario? : )

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