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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 16 settembre 2014

Della paura

Nicoletta Ceccoli, Visitation


Cara Wislawa, *
come spiegare cos'è l'insicurezza, andando oltre la definizione reperibile sul dizionario? Aggiungendo le sensazioni che invadono l'essere, la trasformazione che avviene nell'assetto mentale?
Come spiegare il senso di inadeguatezza che ne consegue, il sentirsi improvvisamente ridicoli, piccoli, fuori luogo e tempo, improvvisamente nudi, come quella coppia del paradiso terrestre?
Loro ovviarono coprendosi con foglie; io cancello parole, strappo pagine, giorni, mi metto in un angolo, nascosta, senza che si stia giocando a nascondino.
Non importa se dicono che, se sono consapevole di, se e se. Tu sai che il nemico non si annienta in poco tempo: vi sono guerre durate cent'anni ed anche di più. Mi auguro che per me i tempi siano più brevi, non essendo immortale, né avendo probabilità di vivere oltre una certa soglia limite stabilita dalla natura.
Leggo e rileggo quel tuo pensiero secondo il quale 
"l'ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante non so",
e sorrido, sì, ora sorrido, pensando a quante volte io abbia pronunciato quelle due parole:
non so.
Anche quando in cuor mio sapevo, anche quando avrei potuto evitare.
La paura è il nemico: partorisce insicurezza ed ansia. Deforma i paesaggi, crea ombre dove vi è la luce. Ha una potenza di mille eserciti, un lasciapassare universale, tentacoli poderosi. Impietosa, crudele, caparbia, abile, subdola ed astuta.
Quale peggior nemico, dimmi, è in grado di accasciare un uomo?
Eppure, arrivare a guardarla negli occhi senza abbassare lo sguardo, la fa vacillare. E' esattamente in quel momento, quando si percepisce il suo tremore, che si deve fuggire da lei. Giusto per potersi meglio organizzare in vista di un futuro attacco; giusto per ritrovare la forza perduta.
Una tattica.
La vita stessa è una tattica.
Scordiamo spesso che abitavamo in grotte e non sapevamo nulla se non che occorreva mangiare per sopravvivere. Per la sopravvivenza abbiamo iniziato ad essere rozzi strateghi. Sono cambiati i mezzi e le conoscenze, non il succo.
Per  la sopravvivenza combattiamo ogni giorno, anche ora.
E la paura bussa continuamente alla porta. A volte entra, altre no. Nei momenti in cui resta fuori riesco ad essere quasi felice.


 
* Wislawa Szymborska

6 commenti:

  1. anche questo parlottare intimo con la szymborska è una bellezza.
    ci trovo tre cose che mi affascinano: l'elogio dell'ignoranza, una certa, particolare ignoranza, premessa del sapere, l'ammissione della propria vulnerabilità, e la quasi felicità finale che affiora nei momenti di pausa dai propri patemi.
    ml

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    1. Sai, mi sono abituata presto a parlare con persone (e persino oggetti!) non presenti. Ho scritto un post (Il grande gruppo) in cui ho spiegato, o almeno cercato di farlo, la mia propensione a queste stranezze : ) No, non sono pazza, ma questo credo che ormai sia chiaro.
      In quanto al resto.. non lo so. (ecco, non l ho fatto apposta, giuro. E' venuto da solo.)
      (grazie)

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    1. Ma no. E' un monologo dei miei, quasi quotidiani : )
      Se davvero i destinatari delle epistole potessero ascoltarmi/leggere, non so davvero cosa potrebbero pensare!
      Comunque, grazie.

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  3. Penso che la paura sia una misura.
    E che la paura serva a misurare cosa serve davvero e cosa no.
    E' un sentire universale e non una vergogna.

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    1. Una vergogna no, ma la paura mi ha privata di varie possibilità. Per due o tre, ancora oggi, ho dei rimpianti.

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