.

I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 30 settembre 2014

Purezza

Marco Guerra




Una volta fuori dalla natura non prenderò mai più
La mia forma corporea da una qualsiasi cosa naturale,
Ma una forma quale creano gli orefici greci
Di oro battuto e di foglia d’oro
Per tener desto un Imperatore sonnolento;
Oppure posato su un ramo dorato a cantare
Ai signori e alle dame di Bisanzio
Di ciò che è passato, che passa, o che sarà.


(William Butler Yeats, Navigando verso Bisanzio)



Tra l'immaginare ed il vedere vi è una striscia sottile: la terra della ricerca. I frutti hanno sapore delicato ma retrogusto destinato a perdurare e propagarsi, come la coda di una eau de parfum fuori commercio. Quasi introvabile.
Sperimentare tra ampolle ed istinto.
Si dice anche sentire con la pancia.
Con la pancia si respira, lo fanno i neonati.
Con la pancia si avverte.
Pancia: punto strategico ed esaminatore; agorà delle sensazioni. Ci si fida di lei e di ciò che non si può spiegare, o non si vuole, perché improvvisamente subentra la possessività riguardo ogni segreto, ogni dettaglio, invisibile eppure nitido.
Non tocco eppure avverto.
Non so eppure conosco.
I termini reale e fittizio perdono di significato: questa è una regola dettata da quel sentire, lungo il suo peregrinare che si impregna di una sacralità inaspettata.
Un rito, un richiamo.
L'istinto.
L'alchimia.
Tutto si perde e si riacquista, trasformato, purificato, uscito dal lavacro e ripulito dal mondo, dal resto, dal rumore.
Nuovo.
Purezza.
Questo resta, al di là di ogni giusto o sbagliato, di ogni male o bene. Al di là di ogni dire.

La purezza.

domenica 28 settembre 2014

On peut l'appeler suicide intérieur




Man Ray

Voce solista:

Quando mi sembra di avere tutto al sicuro
arriva   un' improvvisa   folata   di   vento.
Da   quale   punto  cardinale   non  saprei.
Resto      immobile       ed       in      apnea:
anche   un   singolo   respiro  può  essere 
p      e     r     i      c      o      l     o    s     o.
Mi   chiedo   dove  sbaglio,  anche  se  so 
di             non           sbagliare          nulla.
Mi   impongo  il silenzio e spengo la luce.



Man Ray






sabato 27 settembre 2014

Sul comodino

André Kertész



Non so se esiste un modo corretto per leggere un libro, se è bene sottostare ad una sorta di disciplina che garantisca la concentrazione o che, semplicemente, ci renda affidabili e seri lettori agli occhi della coscienza ed alle orecchie di chi ci ascolta mentre lo raccontiamo.
Io ho un mio modus operandi anche per quanto concerne la lettura.
E' chiaro che, se un libro mi prende, dedico a lui il lasso di tempo che separa lo stato vigile dal sonno, il momento in cui l'abbandono è totale ed in cui il silenzio intorno è il paravento ideale. Il momento che considero sacro. Non nego, tuttavia, la mia propensione a distrarmi con altri tomi, già letti in passato, ai quali attingo (in diversi momenti del giorno) per ritrovare frasi, atmosfere, frammenti che mi hanno sedotta. Oppure trattasi di opere non ancora lette (sì, capita che io non attenda di aver ultimato la lettura di un libro per acquistarne un altro): la curiosità mi induce a sfogliarne qualche pagina, come scostare un drappo che copre un oggetto, per avere un piccolo anticipo sulla forma.
Così, sul comodino e - a seconda dei momenti - sparsi per la casa, mi ritrovo differenti libri.
Al momento i titoli sono i seguenti (dall'alto in basso, perché alla fine li ordino sempre in una pila accanto al letto):

L'amante senza fissa dimora (Fruttero & Lucentini);
Il giocatore invisibile (Giuseppe Pontiggia);
Le affinità elettive (Wolfgang Goethe);
Memorie di Adriano (Marguerite Yourcenar);
La prova del miele (Salwa Al-Neimi).

Nota: il libro al primo posto è quello in lettura, l'ufficiale.


Capita che li sfiori senza prenderli in mano.
Che il mio sguardo si posi su qualcuno, amoreggiando in segreto.
Che una sera non abbia voglia di leggere nulla.
Ma i libri, alternandosi, ci sono sempre.
Chiavi di portoni, passaggi segreti, finestre sul mondo.
Mezzi di trasporto.
Nutrimento.

mercoledì 24 settembre 2014

Colore





Mi  chiedo quale sia il mio.




Esamino i pigmenti, sperimento e mi accorgo


che i colori non bastano



quando sei la mia tela.



Lo so:
schifosamente mieloso ed irrazionale. Ma ho deciso di lasciarlo uscire dal tubetto, buttando il tappo da un'altra parte, prima di cambiare idea.
 





Nelle immagini: il blu Klein e opere dell'artista, Yves Klein.

lunedì 22 settembre 2014

Di segreti o silenzi

Lilian Bassman


Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
questa mutevole vita mi è sfuggita
*



Cara Emily,

esistono verità taciute: oscuramenti, sipari abbassati, teli stesi su mobilia che perde immediatamente i contorni  per assumere forme indefinite, vaghe. Esistono i silenzi, creati per differenti motivi; silenzi che diventano sacri, inviolabili, in onore dei quali si erigono templi e si sparge incenso.
Vesto un abito bianco, ora. Un giglio.
Circondo il mio silenzio di petali, diffondo il profumo.
Il dentro è carne, è impasto d'acqua e terra, è falò nel deserto e canti berberi, è spezia che avvolge la lingua, è intreccio di membra, lama insanguinata che taglia l'aria irrespirabile, è fuga e ritorno sul luogo del delitto, è illogicità, istinto ed urlo.







* (Emily Brontë, da Io sono l'unica il cui destino)

La mia casa è in autunno










Gustav Klimt, Der Birkenwald)




La mia casa è in autunno,
tra la bruma ed un cono di sole,
al confine.
Sulle labbra gli acini, posati
uno ad uno, in attesa;
nelle mani un melograno
ed i vapori della terra. 





Egon Schiele, Four Trees






sabato 20 settembre 2014

Consapevolezza


Richard Tuschman, Morning thoughts



Alla consapevolezza occorre tempo.
Non è istinto, impulso: a lei occorrono fondamenti, prove. Munita di un taccuino, vi annota i particolari, tutti quanti, per poterli osservare ed avere una visione obiettiva, per avere coscienza, ad un dato momento.
Un dato momento.
Ad un dato momento entra in scena, diffonde la sua voce, stacca a morsi le emozioni ingombranti che, per loro natura, occupano la scena.
Primedonne, le emozioni.
Istrioniche, eclettiche. Caciarone, a loro modo.
Ora che il sipario si abbassa, lei può finalmente dar vita al monologo, deciso, pulito. Narra di ciò che ha raccolto nel tempo e, contemporaneamente, posa sul tavolo ogni prova a sostegno del suo dire.
Tu ascolti, non puoi che ascoltare. Ed annuire senza muovere il capo: sarebbe superfluo, doloroso.
Prendi atto in un respiro profondo: sembra che attutisca l'impatto.

venerdì 19 settembre 2014

L'unione fa la forza?





Caro William, *
nonostante il abbia perso, il è stato vincitore.
Un paradosso, certo, ma molto significativo.
Dopo la chiamata alle urne degli scozzesi e riflettendo su ciò che ormai da molto tempo accade in altri stati europei, vorrei soffermarmi, tuttavia, su un altro paradosso: quello inerente l'unione di uno stato, peggio ancora di un continente quale l'Europa, così variegato; ovvero, quello inerente la convivenza forzata di differenti culture, stili di vita, abitudini, costumi, storie.
L'identità di una nazione non si crea soltanto perché qualcuno lo decide, che sia per nobili ideali o tornaconti economici; è un grave errore mettere in secondo piano quella che è la storia delle singole comunità: l'eterogeneità forzata è destinata nella maggior parte dei casi al fallimento. Tu, probabilmente, ne sapevi già qualcosa.
Il desiderio di indipendenza della Scozia è solo uno dei tanti esempi.
Come qualcuno ha  affermato, se ad ogni comunità che lo richiede fosse concessa l'indipendenza dallo stato di cui fa parte, si ritornerebbe ad una cartina politica simile a quella del Medioevo. Ne sono convinta anch'io.
Nutro invece forti dubbi sul fatto che il cammino per arrivare all'attuale, abbia condotto ai vantaggi decantati (o soltanto sperati).
Le mie riflessioni potranno sembrare, a chi legge, di stampo leghista: ognuno interpreti come crede, naturalmente. Preciso unicamente che non faccio parte di nessun schieramento, in quanto da - ormai - parecchi anni mi sono dissociata dalla politica e dai suoi rappresentati.


*William Wallace

mercoledì 17 settembre 2014

Lo spazio di un respiro




Juan Mirò, Blue I, II, III




La mano scosta
briciole di parole
a me estranee
e ripulita
rientro in me:
c'è silenzio antico,
urla liquide.





(Questa potrebbe essere la mia descrizione in 90 caratteri, gioco/sfida proposto da Euridice.)


martedì 16 settembre 2014

Della paura

Nicoletta Ceccoli, Visitation


Cara Wislawa, *
come spiegare cos'è l'insicurezza, andando oltre la definizione reperibile sul dizionario? Aggiungendo le sensazioni che invadono l'essere, la trasformazione che avviene nell'assetto mentale?
Come spiegare il senso di inadeguatezza che ne consegue, il sentirsi improvvisamente ridicoli, piccoli, fuori luogo e tempo, improvvisamente nudi, come quella coppia del paradiso terrestre?
Loro ovviarono coprendosi con foglie; io cancello parole, strappo pagine, giorni, mi metto in un angolo, nascosta, senza che si stia giocando a nascondino.
Non importa se dicono che, se sono consapevole di, se e se. Tu sai che il nemico non si annienta in poco tempo: vi sono guerre durate cent'anni ed anche di più. Mi auguro che per me i tempi siano più brevi, non essendo immortale, né avendo probabilità di vivere oltre una certa soglia limite stabilita dalla natura.
Leggo e rileggo quel tuo pensiero secondo il quale 
"l'ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante non so",
e sorrido, sì, ora sorrido, pensando a quante volte io abbia pronunciato quelle due parole:
non so.
Anche quando in cuor mio sapevo, anche quando avrei potuto evitare.
La paura è il nemico: partorisce insicurezza ed ansia. Deforma i paesaggi, crea ombre dove vi è la luce. Ha una potenza di mille eserciti, un lasciapassare universale, tentacoli poderosi. Impietosa, crudele, caparbia, abile, subdola ed astuta.
Quale peggior nemico, dimmi, è in grado di accasciare un uomo?
Eppure, arrivare a guardarla negli occhi senza abbassare lo sguardo, la fa vacillare. E' esattamente in quel momento, quando si percepisce il suo tremore, che si deve fuggire da lei. Giusto per potersi meglio organizzare in vista di un futuro attacco; giusto per ritrovare la forza perduta.
Una tattica.
La vita stessa è una tattica.
Scordiamo spesso che abitavamo in grotte e non sapevamo nulla se non che occorreva mangiare per sopravvivere. Per la sopravvivenza abbiamo iniziato ad essere rozzi strateghi. Sono cambiati i mezzi e le conoscenze, non il succo.
Per  la sopravvivenza combattiamo ogni giorno, anche ora.
E la paura bussa continuamente alla porta. A volte entra, altre no. Nei momenti in cui resta fuori riesco ad essere quasi felice.


 
* Wislawa Szymborska

lunedì 15 settembre 2014

Amour de soi

Laura Makabresku


I nostri mali sono per la maggior parte opera nostra e li avremmo evitati quasi tutti mantenendo la maniera di vivere semplice, uniforme e solitaria che ci era prescritta dalla natura.

(Jean Jacques Rousseau,  Scritti politici)



Secondo Rousseau l'uomo non  ha un'inclinazione istintiva alla socialità e possiede due istinti (principi naturali innati): l'amour de soi e la pitié.
Amore di sé e pietà.
Il primo è quello che lo tiene lontano dalla sofferenza, dal pericolo, che lo induce a preferire sé agli altri. Quasi uno strizzare l'occhio alla misantropia. Quasi. Non forzo il concetto.
Nel magnifico Million dollar baby, l'ex texano dagli occhi di ghiaccio Clint Eastwood (che ne fu anche il regista) citò qualche verso della poesia di Yeats, Innisfree, l'isola sul lago:
  
Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiu, fatta d'argilla e canne

(...)


manifestando il suo desiderio di isolarsi e starsene in pace, seguendo la voce ispiratrice del poeta.
Ed il nonno Giuseppe (Ungaretti) a Natale, mentre fuori trionfa la folla euforica ed indaffarata a scambiarsi gli auguri, preferiva starsene come una cosa posata in un angolo e dimenticata: unica compagnia quattro capriole di fumo del focolare.*
Ordunque: mi compiaccio di non essere la sola a desiderare una vita distante dal resto. Che sia una casa galleggiante o una vecchia colonica, una baita, un eremo da qualche parte, dimenticato da Dio e dagli uomini.
Senza sfociare nella misantropia. Solo strizzandole l'occhio, di tanto in tanto.

Un amour de soi, je crois.



* in corsivo, versi tratti da Natale, Giuseppe Ungaretti

Caput, capitis


Caravaggio, Salomé con la testa del Battista


Cari Louis Antoine e Maximilien *,

negli ultimi tempi si è instaurato un altro periodo del terrore, disseminato di decapitazioni. Mi duole informarvi che la natura di tali azioni, tuttavia, non ha nulla a che fare con il vostro spirito, né con le vostre intenzioni di allora. Dall'inno libertà, uguaglianza e fratellanza siamo molto distanti, in quanto i signori che compiono simili gesti sono volti ad ottenere il contrario.
Pur considerando (lo confesso) anche i vostri mezzi altamente cruenti (sarebbe bastato rinchiudere i nemici del popolo nelle prigioni e ivi farli marcire, meno eclatante ma sicuramente più civile), avevate dalla vostra ideali su cui dovrebbe reggersi ogni paese e democrazia.
Questi sono tempi difficili, signori, non meno dei vostri. A peggiorarli vi è il degrado generale, la desertificazione degli ideali, ed il concetto di politica che ha perso inequivocabilmente la sua ragione di esistere: da vergognarsi soltanto a pronunciarne il fonema.



* Louis Antoine de Saint-Just, Maximilien de Robespierre

venerdì 12 settembre 2014

Is my pain self chosen?

Layne Staley,  (22 agosto 1967 - 5 aprile 2002)



E' struggente guardare una fotografia che ritrae una persona prima della sua dipartita. Soprattutto quando la dipartita è stata decisa (direttamente o indirettamente) dalla vittima. Ancora più struggente se la fotografia appartiene all'infanzia.
Guardare il suo volto, i suoi occhi. L'essere indifeso e fragile, che poi non cambia, è il compagno di viaggio che assiste  alla resa finale, quella che avviene molto dopo, ed a volte, nemmeno molto. Soltanto dopo.
Immaginare i suoi pensieri di allora, i suoi desideri, le sue paure.
Ed arrivare a dire "non poteva saperlo come sarebbe andata a finire", mentre si accarezza idealmente l'innocenza infantile.
Mi sono sempre chiesta che cosa attraversa la mente nel momento in cui si decide di farla finita. Se si avverte freddo o caldo. Se il battito cardiaco accelera o si calma. Mi sono chiesta se vi è una sorta di addio silenzioso, rivolto a qualcosa di non ben definito, o a qualcuno, o a se stessi.
Di tutti i misteri, credo che quello legato alla vita ed alla morte sia il più grande. Quello in grado di zittire qualsiasi rumore.
Quello che va oltre il ciclo naturale delle cose.
Quello attorno a cui si sono sempre cercate risposte senza mai riuscire ad ottenerne una pienamente soddisfacente. Tante versioni, altrettanti punti di vista. Filosofi, medici, alchimisti, teologi, scienziati, intellettuali.
Studi, trattati, teorie, interpretazioni.

Ma restano i tratti bambini, quel dire con gli occhi che "Nessuno sa nulla."
Si ripone la fotografia.
Si torna al resto, seguendo il ritmo scandito dal giorno, da qualcosa che sfugge anche quando si crede di averlo fra le mani.


Layne Staley, frontman degli Alice in Chains e dei Mad Season, una vita segnata da un dramma famigliare e problemi esistenziali, dipendente da eroina.





My pain is self chosen..




giovedì 11 settembre 2014

Once upon a time

The twin towers, New York




Once upon a time there were the twin towers.
E nel giorno dell'anniversario voglio ricordarle così, nella loro bellezza, nel loro contributo a rendere lo skyline newyorkese la meraviglia di ciò che è stato. Che tuttora è. Malgrado quel vuoto.
Nessuna immagine successiva, nessun aereo a scagliarsi contro, nessuna tragedia, ma non per sminuire, non per dimenticare. No. Semplicemente per ricordare ciò che di bello l'uomo è in grado di fare. Due meraviglie architettoniche, per esempio. Per ricordare che, al di là del marcio, dell'odio, dei meccanismi distruttivi che non guardarno in faccia nulla e nessuno, delle accuse, delle colpe, dei drammi e della tristezza, dell'annientamento di ogni forma di civiltà e rispetto, vi è qualcosa di buono.
Se così non fosse, non sarebbero soltanto due grattacieli ad essere annientati, ma l'intera umanità ed il pianeta che la ospita. Se così non fosse non avrebbe alcun senso vivere un giorno di più.

Per questo voglio ricordarle così, nel loro splendore.

mercoledì 10 settembre 2014

Donne nella follia


Molta follia è suprema saggezza
per un occhio che capisce -
molta saggezza, la più pura follia.
Anche in questo prevale la maggioranza.
Conformati, e sei saggio -
dissenti, e sei pericoloso.
Un matto da legare.

 


Emily Dickinson, a venticinque anni decide
di estraniarsi dal mondo, rinchiudendosi 
nella propria camera.


















Seraphine de Senlis, dieci anni (1932 - 1942) internata in manicomio, dove muore.


















Camille Claudel, internata nel 1913 fino alla morte, avvenuta nel 1943.
















Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno,
eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di usignolo e si schiudeva
la tua bocca mordendo nell'azzurro
la menzogna feroce della vita.
O una mano impietosa di malato
saliva piano sulla tua finestra
sibilando il tuo nome e finalmente
sciolto il numero immondo ritrovavi
tutta la serietà della tua vita.



Alda Merini, vari periodi di internamento, alternati, fino al 1986 quando esce definitivamente dai manicomi.












Se il mio cervello, distratto da un'ansia 
o da altra causa, deve distogliersi dalla 
carta bianca, è come un bimbo sperduto, 
che gira per casa e siede a piangere 
sull'ultimo gradino.
.
Con quanta interezza vivo nella mia 
immaginazione; come dipendo 
assolutamente da zampilli di pensiero 
che mi vengono mentre cammino, mentre 
mi siedo; cose che roteano nella mia 
mente, componendovi un incessante 
corteo, che dovrebbe essere la mia 
felicità .



Virginia Woolf, dopo aver vissuto fra crisi depressive, d'ansia e sbalzi d'umore, muore suicida buttandosi nel fiume vicino casa.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-143938

martedì 9 settembre 2014

Il prurito (o Del cancellare)



Ora devi stare molto attenta: sapevi che prima o poi sarebbe sopraggiunto. E sapevi anche che non avrebbe impiegato molto tempo.
Cercare di non avvertirlo è inutile: questo tipo di prurito è troppo radicato ed antico per essere vinto da una falsa indifferenza.
Sai che hai soltanto due soluzioni: combatterlo o lasciarti sopraffare, distruggendo tutto quanto. Ed in questo "tutto", il blog sarebbe soltanto la punta dell'iceberg, lo sai bene.
Hai promesso, a te stessa prima di tutto, di seguire la prima strada: combattere.
Vuoi infrangere nuovamente la promessa, come hai già fatto in precedenza? O, invece, questa volta ti decidi finalmente a domare l'impulso negativo? Non credi di dovertelo?
Ora smetto, prima di ricevere la tua sequela di vaffanculo ben piazzati di cui sei specialista.
Con affetto,

il tuo alter ego



domenica 7 settembre 2014

About a snowglobe

Nicoletta Ceccoli



Una volta scrivevo poesie.
O era la poesia che mi scriveva nel suo linguaggio di cristallo?
Scivolavano parole sulla superficie sottile ed io con loro, senza pattini, a piedi nudi.
Lo rammento quando avverto freddo.
Quando le fitte si trasformano in ghiaccio ed io perdo inevitabilmente i miei confini.

Prima



E' iniziata la malinconica pioggia di foglie.
Lentissima, per ora, eppure tagliente come fosse grandine, perché è vero ciò che diceva Tonino Guerra: il rumore di una foglia che cade è assordante.
Gocce gialle esortate dal vento, "è ora fanciulle, è ora"; ubbidienti sino al midollo, lige al dovere.
Giù, a terra.
Settembre, il mese struggente, in bilico tra ciò che è stato e ciò che sarà, in attesa dei colori caldi che verranno, proprietario di ciò che resta: aneliti verdi, ultime grida dei vigorosi virgulti, ancora giovani ed inesperti, prima del riposo. Prima del capire.
Prima.
Guardo di sottecchi il mio cervello: è placido, ammira lo spettacolo. Si sovviene di una tela di Paul Cézanne, lo adora, ed i colori, le forme, la predisposizione dell'umore e dei sensi stamattina lo portano a lui. Bofonchia qualcosa, non lo  ascolto: i pensieri sghembi si infilano in pieghe umide, lui cambia di tono, sussurra, come un amante. Mi avvinghia a sé e mi conduce per le vie che preferisco. Mi conosce e lo conosco.
Eccomi.
Mi vesto di foglie. Sono la tua Eva. La prima donna.
E le foglie cadono, come dai rami, rivelando la mia nudità.
Nudo il corpo, nuda l'anima.

Cammino scalza, mi abbandono a me. Non guardo l'orologio, mi prendo questo lusso. Le lenzuola all'aria, il sole che filtra, il gioco di luci ed ombre sul pavimento.
Fermo immagine.
Ecco, così.
Chiudo gli occhi, accenno un sorriso.
Prima che tutto il resto travolga la musica, si insinui nel pentagramma, tra le pause e le note; prima che la tela sia imbrattata da una mano insensibile e profana.
Prima.
 

sabato 6 settembre 2014

Percorsi


Gianni Berengo Gardin

ANGOSCIA – A seconda di tale o talaltra circostanza, il soggetto amoroso si sente trascinato dalla paura di un pericolo, di una ferita, di un abbandono, di un improvviso cambiamento – sentimento che egli esprime con la parola angoscia...

(Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso)


(Scusatemi se ho cancellato il post. I commenti restano: sono vostri pensieri, graditi. )




mercoledì 3 settembre 2014

Troppo rumore per nulla

Luca Barberini, Folla n.6, mosaico, 2013


Scrissi il mio primo blog nel 2006.
Nel sito che mi ospitava, non vi erano che le opzioni di base, nessuna possibilità di inserire immagini e video, figuriamoci altre più complesse. 
All'epoca non c'era la fissa dei selfie e di far conoscere al mondo gli orari in cui si va a defecare o si hanno amplessi; i principali social networks erano neonati, o quasi, ben lontani dalla diffusione e dall'utilizzo attuali.

Solo le opzioni di base.
Si poteva scegliere il colore dello sfondo e dei caratteri del testo.
E poi solo parole, le proprie.
Inutile dire che ne sento la mancanza perché, anche se mi accingo a scrivere una frase già letta milioni di volte, era diverso.
Era diverso, punto. Ed ormai mi pare evidente che "evoluzione" non è sempre sinonimo di "miglioramento".
Chiaro che anche allora c'era chi scriveva cazzate, ma non è questo il punto. Ognuno scrive ciò che è in grado di fare. Il punto è che c'era la voglia reale di trasmettere qualcosa e di recepirlo dagli altri, la genuità nel farlo. Scrivere e leggere avevano senso. Mi chiedo quanto ne abbiano oggi.
E mi viene spontaneo pensare alle auto spartane dei decenni passati, che non avevano nessun optional. Ti offrivano un abitacolo e quattro ruote sotto: il necessario per viaggiare. Che vi fosse caldo o freddo, che ti perdessi durante il tragitto, erano cazzi tuoi; l'auto si limitava a farti spostare e la meta te la guadagnavi davvero. Ora tra navigatore, climatizzatore, tasto A, B, C, Y, Z, collegamenti interplanetari, possibilità di interagire con gli dèi (anticipo di poco i tempi, tranquilli) si è quasi più impegnati a scoprire le potenzialità dell'auto.
E mi viene altresì spontaneo pensare ai luoghi da visitare quando non c'era il turismo di massa, quando certi luoghi non rientravano nei must o nelle mode del momento: ti ci recavi e potevi scordare di essere solo di passaggio, potevi perderti in ciò che ti circondava. Ora devi scappare per non essere torturato da squilli di cellulare, toni di voce sempre troppo alti, presenze continue ed invadenti, sia nel campo visivo, uditivo e cerebrale in genere.
Dai in mano un luogo (virtuale o reale, non fa differenza) alla massa e lo ritrovi deturpato, privato della natura originale, in un batter di ciglia. Ignoranza, egoismo, mancanza di senso civico, di rispetto. Ad ognuno il suo, è la legge dei grandi numeri.
Sento la mancanza di quei tempi, sì.
Rispetto a prima mi isolo molto di più, perché davvero non sempre riesco a reggere questo scempio. Dentro e fuori da un monitor, non fa differenza.
Ognuno ha il diritto di scegliere.

Io scelgo di restare in disparte, nell'angolo, e per quanto mi sia possibile distante dalla distorsione.
Dal troppo rumore per nulla.

lunedì 1 settembre 2014

Di crepuscoli, luna ed alberi

Nicoletta Ceccoli

Confesso di soffermarmi a guardare certi tramonti e certi crepuscoli.
Di amare le luci e le ombre che prendono vita in quelle ore particolari della giornata.
Confesso che ieri sera ho ammirato la falce di luna crescente, da dietro il ramo dell'abete.
Confesso che, ogni volta la sorprenda in quella fase, mi viene voglia di appenderci un'altalena e salirci sopra.
Confesso di amare l'abete e di averci parlato molte volte, come molte volte ho accarezzato gli alberi.

Dettaglio:
accanto alla falce era visibile Venere.