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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

mercoledì 27 agosto 2014

Parla Londra, trasmettiamo alcuni messaggi speciali

rifórma s. f. [der. di riformare]. –

1. Modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi, l’effetto, il risultato stesso di tale attività, cioè i cambiamenti che si sono operati, le modificazioni che si sono compiute (...).

(da Treccani.it)


E' da un po' di tempo (quantificarlo richiederebbe qualche calcolo ed io sono notoriamente pigra) che, non appena mi giunge all'orecchio il termine riforma, sono colta da una specie di ansia. Anzi, tolgo una specie, lascio ansia. Al di là della mia predisposizione ad essere malfidente di natura, sfido a trovare una persona dotata di sufficiente materia cerebrale che ancora riponga fiducia nei programmi e nelle proposte del governo di turno, nonché creda nella concretizzazione delle promesse abilmente enunciate in lessico politichense. Ormai siamo spettatori (paganti) di una sfida a chi fa più danni.
Venendo allo specifico: alle 7.30 circa guardavo Uno mattina, mentre facevo colazione. Il signore di turno (ho deciso di non fare più nomi e cognomi, eguagliandoli tutti sotto la voce "imbonitori da quattro soldi") parlava della riforma scolastica che il governo Renzi si appresta a realizzare. I brividi mi hanno coperto l'intera superficie epidermica.
Ho smesso di ascoltare. Ho portato lo sguardo sulla tazzina di caffè. Il caffè. Mi sono concentrata su quello, sul piacere delle papille gustative, prima che venga deturpato. Magari da una nuova riforma che preveda l'omologazione di tutti i gusti, di tutti i colori e di tutti i suoni.
Di tutte le indoli, di tutte le nature.
Ci stanno lavorando.
Per fortuna non è così semplice.
Per fortuna ci sono i sovversivi e la resistenza.


18 commenti:

  1. Ri-forma.
    Ossia dare una nuova forma a qualcosa che, guarda caso, resta intatto nella sostanza.
    Ergo: mi sono spiegata no?

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    1. Hai detto tutto Mia, non ha senso per me aggiungere altro!

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    2. Tutto tutto non direi.
      Potrei dire molto altro, ma mi astengo.
      Per ora.
      Sorrido...

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  2. @Mia Euridice: se restasse intatto nella sostanza sarebbe meno dannoso ( ça va sens dire). Il fatto è che si peggiora sempre. Come dire: un pozzo senza fondo.

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    1. Il problema di fondo è sempre lo stesso: comunque sia si rimescola sempre la stessa m. (e scusa l'allusione volgare). Al massimo aumenta la puzza, nient'altro.

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  3. l'unica ri-forma che ha avuto successo è quella protestante :P
    le altre ? fumo negli occhi ...
    a parte questa deriva religiosa c'è da dire che le riforme in italia sono sempre state delle mezze botte, fatte con la contro riforma in tasca per accontentare tutti e nessuno. quando sento il governo parlare di riforme mi viene da ridere, poi penso che metteranno nuove tasse su qualcosa ... ora aspettiamo la riforma della scuola ...

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    1. Ma si sa, Pier: in Italia ci si muove il minimo giusto per fare un pochino di caciara. Un minimo, tanto per dire "oh, noi abbiamo provato!". Sia mai che si vada oltre quel minimo (patetico e ridicolo, tra l'altro) perché poi si entrerebbe in un territorio sconosciuto e scomodo: quello del "fare le cose sul serio e con i coglioni". In Italia questa frase è di significato sconosciuto. Per i dovuti tornaconti ai piani alti, per mancanza di attributi ed abitudine a chinare la testa bofonchiando ai pieni bassi. Gli intermedi? Un giusto mix, direi.
      (io sto già tremando, nell'attesa)

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  4. Lo stesso vale in campo medico, per il servizio sanitario nazionale, ogni ministro sente la necessita di "riformare", nessuno che badi a "consolidare" le riforme dei predecessori.
    ml

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    1. Il pagliaccio di turno deve pur fare il suo spettacolo, no? E qualcuno vi crede pure, o non ci sarebbe nessuna vittoria post elettorale, se non quella delle schede bianche o nulle o degli assenteisti. Quando la gente capirà che è l unico modo per farsi sentire, allora FORSE inizierà a cambiare qualcosa. Ma, come scrivevo a Pier, non è nel dna italico, poiché il suo meccanismo ha una ruggine accumulata in secoli di storia a noi noti.

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  5. Visto che glielo consentiamo, hanno tutte le ragioni di fare così.
    I primi a tradire la Costituzione siamo noi con il nostro lasciar correre per paura o quieto vivere. O forse perché tutto sommato non abbiamo mai avuto il senso di responsabilità che richiederebbe costruire la famosa "società civile" che per noi è sempre stata una sarcastica utopia.
    E pure la Resistenza è stata tradita fin da subito: nonostante vent'anni di fascimo con l'appoggio della monarchia, solo poco più del 54% degli italiani scelse la Repubblica, nel '46.
    E vorremmo una classe dirigente migliore proprio adesso ?
    G.E.Voltaire

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    1. Ma infatti intendevo questo, riferendomi alla ruggine accumulata in secoli di storia. Ruggine che si è mescolata al dna dell'italiano; italiano che bofonchia, finge di urlare e subito dopo abbassa la testa.
      Io alla resistenza credo ancora, tuttavia.
      Rendez vous chez la Bastille, citadin et compagnard? :)))

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    2. Sorbole! ;-)
      G.E.V

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  6. La riforma in sé e' una trasformazione, non ha alcun lato positivo o negativo a priori.
    E' solo lo stupido nuovismo, la citrullagine del culto del fare che, da mezzo, tenta di elevarla ad un fine.
    Di riforme peggiorative non c'e' alcun bisogno, ad esempio.
    Di fare danni neppure.

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    1. "Di riforme peggiorative non c'e' alcun bisogno, ad esempio.
      Di fare danni neppure."

      Ecco.
      Il più è farlo mettere in pratica ai signori nella stanza dei bottoni.

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    2. Il nuovismo come valore.
      Altrove dicevi che.. per molte cose è necessario regredire.
      Uno dei tabu', uno degli spauracchi che non si puo' nominare.
      Non è un problema di sola stanza dei bottoni. E' un problema generale.

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    3. Si ha paura dei cambiamenti. E' innata. E per cambiamenti intendo discostarsi dalla linea su cui si cammina, fosse anche di un metro. Paura perché non si sa ciò che "il nuovo" potrà significare; perché vengono tolte certezze (anche il vivere nella merda è comunque una certezza), parametri. La lista è lunga ed ovvia. Anche regredire significa "cambiamento". In più, come fai notare tu, lo spauracchio è maggiore, in quanto trattasi non solo di cambiamento ma di "privazioni". Che importa se sono privazioni atte a ritrovare qualcosa di perduto? (nota quello che può sembrare un paradosso ma non lo è: "privazioni per ritrovare qualcosa di perduto") Non se ne parla. Privarsi di qualcosa ritenuto ormai fondamentale per vivere? E sto parlando di strumenti tecnologici, bombardamenti virtuali, intorpidimenti internettiani, gesti stereotipati, abitudini imposte dalla societa, non di pane, acqua, luce.
      Questo, credo, sia il problema generale. I signori della stanza dei bottoni non fanno altro che seguire uno schema perfettamente adeguato alla situazione. Guai se un ingranaggio del meccanismo decide di ribellarsi! Un sistema marcio è marcio fino al midollo. Hai presente il film "L'invasione degli ultracorpi?". La differenza è che non vi è bisogno di esseri alieni per lobotomizzarci. Ce la caviamo benissimo da soli. E senza doverci addormentare. : )

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    4. Ci sono un numero incredibile dei casi - stimo al volo un 50% dei casi - in cui MENO è meglio.

      C'è un sacco di psicologia e di filosofia sul perché c'è questa credenza collettiva che più sia meglio.
      Ovviamente anche solo usando alcuni contesti presi dalla realtà questa credenza collettiva risulta assolutamente grottesca, ridicola.

      Più traffico è meglio.
      Più fare disastri è meglio.
      Più iperalimentazione più obesità è meglio.
      Più inquinamento è meglio.
      Più crescita edilizia e cementificazione del territorio è meglio.
      Più costipazione umana, più crescita demografica meglio.
      Più diluvio luminoso notturno è meglio.
      Più velocità frenesia e stress è meglio.
      ...

      Eppure c'è questa fuga nel nuovismo, nella crescita senza se e senza ma.
      Se li guardi da disparte ti chiedi: ma tutti questi perché sono arrivati a questa follia collettiva? perché il sistema è così marcio?

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    5. Guarda, uomo, (sono ricorsa al linguaggio informale. So che scrivere "guarda" non è corretto, perché non devi VEDERE ma ascoltare. Tanto vale che tu lo sappia: io a volte parlo come se stessi mangiando semplice pane abbrustolito, strofinato con un po' d'aglio e cosparso di un filino d'olio... in poche parole.. chisenefottedellaforma...spero che Euridice non legga mai il contenuto di questa parentesi), dunque, guarda...
      io quando proprio sono al limite della sopportazione (ovviamente attendo con ansia che inizi il corso di yoga) ho una visione molto alla "Apocalypse now": NAPALM.
      (lo so, sono illeggibile oggi)

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