.

I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

giovedì 28 agosto 2014

Mors

Katia Chausheva


Sì, sono morta qualche volta. 
Non ricordo bene quante. Tre, forse quattro. 
Avrei voluto vedere i partecipanti ai miei funerali e magari dire a me stessa "Oh, guarda! E' venuta anche la tizia.. il tizio..."
Ma non ho mai visto nessuno.
Forse perché si sono svolti in forma strettamente privata.

8 commenti:

  1. Se è per questo sono morta anche io.
    Non è un caso che mi sia scelto un nome che contenga "Euridice" che, come scrisse Ovidio, "ed ella, morendo per la seconda volta, non si lamentò" (sottotitolo del mio blog).

    Sottigliezze!

    RispondiElimina
  2. Il sottotitolo del tuo blog, infatti, mi piace moltissimo.

    Ma sì, sono sottigliezze. In fondo, che cos'è la morte? Una tappa come un'altra. (questa frase è intrisa di ironia, naturalmente. Lo specifico per chi dovesse leggerlo in una diversa ottica).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La morte rientra pienamente nelle dinamiche della vita.
      Ho detto una banalità, me ne rendo conto, ma alla fine è esattamente così.

      Ma morendo qualche volta in più, come è capitato, si riesce ad allenarsi alla morte definitiva.

      Elimina
    2. Se ci pensi, Eurudice, nulla è banalità. Anche ciò che lo sembra racchiude una verità. Anzi, io credo che siano proprio i concetti che paiono più banali, quelli che tendiamo a snobbare, i contenitori della grandi verità.

      Tu dici che ci si allena alla morte definitiva? Non lo so. La natura degli esseri viventi è troppo legata al concetto di "fine della vita", ed intendo la fine definitiva. Forse il buddismo prepara meglio. Non lo so, non voglio entrare in discorsi complessi di cui non ho competenze adeguate.
      Fatto sta che le morti lungo il percorso sono comunque grandi esperienze.

      Elimina
  3. è un'ambizione piena di vitalità ma irrealizzabile quella di voler celebrare il proprio funerale, un sopravvivere a se stessi e osservare il pianto (?) degli altri
    ml

    RispondiElimina
  4. No, no. Il pianto o la sua assenza non è ciò che intendevo. La mia era una curiosità più ampia. Mi è sempre piaciuto il surrealismo. Una base di partenza per un viaggio infinito (e, spesso, pieno di insidie).

    RispondiElimina
  5. sì, avevo capito, con pianto intendevo una parte per il tutto. comprendeva anche la risatina inaspettata. la noia malcelata di chi presenzia solo per obbligo, e anche, perchè no, lo sperdimento autentico di chi non avresti immaginato.
    ml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai scordato, nell'elenco, cosa indosserà per l occasione, la tizia e la tal altra : )
      Un po' di frivolezza per alleggerire l'argomento.. :)

      Elimina