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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

martedì 26 agosto 2014

Mia o di nessuno

Man Ray, Autoportrait au nu mort, 1930

Tutta la vita dell'anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo in un'incertezza della coscienza, mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere. Nei migliori di noi c'è la vanità di qualcosa e c'è un errore di cui non conosciamo l'angolo.Siamo qualcosa che accade nell'intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso determinate porte, intravediamo quello che forse è soltanto lo scenario. Tutto il mondo è confuso come voci nella notte.

(Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine)

Sì.
Leggendo questo penso anche a te, e a te, ed ancora a te, a voi, che ancora meno di me e di altri, conoscete l'angolo del vostro errore, che ancora meno siete sicuri di ciò che credete di essere e vivete nella penombra. La stessa che vi offusca la mente ed ogni altro organo quando brandite un coltello, una mannaia, un oggetto contundente, o semplicemente un collo sottile di donna, nelle vostre mani ed iniziate  a stringere senza pietà.
Non conoscete questo termine. Come non conoscete molto altro. In quello che molti definiscono raptus di follia, voi costruite la vostra esistenza. Non è il momento particolare che arriva, è solo l'apice del vostro essere mostri. Mostri dalle fattezze umane e normali, senza  problemi, buoni, irreprensibili sul lavoro, con la famiglia, padri e compagni modello. Un periodo di depressione, nient'altro. Una svista, un ostacolo. Un nodo troppo stretto.
Un rifiutare di concedere libertà a chi, probabilmente, ha iniziato a soffocare prima delle vostre mani al collo; a sanguinare prima della lama che avete introdotto nelle carni.
Come permetterselo? Fuori discussione.
Nessuna discussione o poche, normalissime, comuni a tanti altri.
Si agisce in silenzio, per lo più. E di sorpresa.
Mia o di nessuno, ricordalo.
Questo urlate, probabilmente ed in silenzio, mentre massacrate chi dite di amare o aver amato.
Figli compresi. Che diventano errori, progenie di colei che ha osato. Via, via tutti quanti. E poi forse capite che i soli a dover essere eliminati siete voi, perché non siete degni di essere chiamati esseri umani, tanto meno uomini. Che se il problema sta nel vostro vivere, dimora nella vostra indole e nel vostro meccanismo cerebrale, non sono gli altri a dover pagare. Forse lo capite, in ultimo. Ma troppo tardi.
La vita dell'anima umana è un movimento nella penombra.
E quanta luce appare all'improvviso.
Quanta luce.
Tanta che raggela il sangue.


6 commenti:

  1. Sai, non credo neppure sia corretto usare la solita frase: "Amore malato".
    L'amore è escluso tout court.
    Penso, più semplicemente (o forse neppure tanto semplicemente), che certi uomini NON siano mai diventati adulti. Sì, lo sono nella forma: padri, mariti, ecc.
    Ma nella sostanza sono rimasti bimbetti complessati, fragili, mammoni ed immaturi. Del tutto incapaci di capire ed accettare un rifiuto o un distacco. Non sanno farlo perché non sono abituati al dolore, all'abbandono e alla perdita. Non conoscono rassegnazione perché nessun bambino sa rassegnarsi.

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  2. non lo so Euridice. Forse è quella la motivazione. O forse vi è quella radice marcia e tossica nella mente maschile, radice atavica, che si nutre di millenni di storia, usi e costumi, secondo cui il dominio è uomo: la donna è proprietà, ed in quanto tale subordinata e obbligata a sottostare a leggi. Quali, poi. E decise da chi? Dalla società maschilista. Pare la solita affermazione banale e lisa, a forza di usarla, ma qua di banale non vi è nulla. Sono consapevole che molti uomini si sono "evoluti" davvero, riconoscendo nel sesso opposto qualità e valore dovuti. Che mai maltratterebbero, mai sottovalurerebbero, mai considererebbero inferiore la proprio compagna e le donne in generale. Ma qualcosa, una briciola, un fiato, una eco delle vecchie abitudini si insinua sempre, anche inconsciamente, nel DNA maschile. Non è un discorso femminista, credimi, io femminista non la sono e non la sono mai stata. Preferisco essere me stessa, valutare secondo i miei criteri di giudizio, quelli che mi sono stati donati dalla natura (ognuno nasce con il proprio carattere), dall'istruzione, dalle esperienze, dal confronto, dalla capacità e dalla voglia di comprendere come gira ciò che ti sta attorno. Non amo le etichette, piuttosto amo la libertà, soprattutto di pensiero. Concetto sconosciuto agli "esseri" protagonisti del post. E a molti altri, purtroppo.
    (non rileggo ciò che ho scritto di getto. Spero sia comprensibile.)

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    1. Penso, Lisa, che le cose siano profondamente connesse. Il fatto di considerare una persona come fosse una "proprietà", secondo me, rientra tra le lacune della crescita (emotiva, sentimentale, umana) di un individuo.

      Purtroppo temo che non sia neppure una prerogativa prettamente maschile. Forse le donne uccidono meno per ragioni di questo tipo, ma esistono anche casi in cui è una donna a ritenere di sua "proprietà" un uomo. Capita più raramente, questo è vero.

      Come dico qualche volta scherzando, ma neppure tanto, la stragrande maggioranza degli individui di sesso maschile è un paio di gradini indietro nella scala evolutiva rispetto alle donne. Da diversi punti di vista. Ed episodi come quelli di cui parli nel post non fanno che dimostrarlo.

      Il fatto che molti uomini ritengano che il potere e il dominio siano necessariamente a loro appannaggio è una derivazione deforme, squallida e bieca di un'educazione (familiare, civile, morale) che non smetterà mai di esistere e che, come sottolinei anche tu, a volte si presenta in maniera inconscia. Sono certa che pochissimi uomini sarebbero capaci di ammettere di essere maschilisti puri. Eppure lo sono.

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  3. Vero. Pochissimi lo farebbero. Eppure lo sono, inconsciamente o meno. Ancora girano le battute sulle donne ed il loro rapporto con l'auto... quando si sa che molte superano come livello di guida i signori in questione.
    Questo è solo un esempio per dire come quanto tutto il modo di vedere le cose sia ancora restato, non dico ai tempi della pietra, ma a quelli del medioevo sì. Nonostante i progressi, le innovazioni (più o meno positive) ed i passi giganteschi della ricerca, il Pensiero resta quello che ha più difficoltà nel progredire (lentezza coaudiuvata, come scrivi giustamente tu, dall'educazione familiare-civile-morale inadeguata.
    Speriamo in tempi (e uomini e donne) migliori.

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    1. Mi auguro che le battute siano solo battute e non sintomo di una distorta e bacata percezione del reale.
      Il Pensiero si evolve velocemente ma viene recepito con molta fatica. Temo che sia piuttosto difficile per un intero genere rassegnarsi all'idea di non essere il detentore supremo del potere sulla terra.

      Anche se la mia sensazione che non ci sia nessuno di più ego-centrico ed ego-ista di un maschio. In generale, dico.

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  4. Se eGo fosse di genere femminile come eCo, chissà...
    A volte una consonante cambia tutto.

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