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I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

venerdì 22 agosto 2014

La stanchezza

(Julia Nikonova)

Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.

(Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine)

Ebbene sì.
Professo la mia stanchezza.
Stanchezza nel leggere, nel cercare. Nel vedere che spesso non trovo ciò che mi aspetto, ciò che sia in grado di destare a lungo la mia attenzione. Stanchezza nello scrivere, nel cercare di spiegare. Credo (ne sono sempre più convinta) che ci stiamo trasformando in una specie in cui l'egocentrismo e l'incapacità di ascoltare/leggere detengano il potere. Accanto al trono siedono: alla destra, il disinteresse crescente verso la comunicazione reale ed i vis à vis; alla sinistra, l'apatia, più o meno latente, travestita da frenesia ed ansia. In poche parole: corriamo senza sapere dove e perché. Sono le gambe a muoversi, accompagnate dalle braccia, non la nostra anima. Quella resta immobile, si atrofizza, bombardata da immagini, parole, pixel, nuove app, ologrammi, tasti da cliccare, cellulari da smanettare 24 ore su 24.
Chi siamo diventati?
O meglio, cosa?
Disabituati a tenere una penna fra le dita per scrivere a mano su un foglio di carta o su un quaderno; incapaci di attendere ed in crisi d'astinenza se non ricorriamo all' email, agli sms, ai vari social networks e a tutto ciò che è virtuale pur di sentirci parte di qualcosa (ma che cosa???), pur di sentirci vivi e perfettamente integrati ed idonei; esperti nella sintesi, nell'abbreviare allo spasmo, neo cultori di aforismi e/o immagini che riempiano l'assenza di parole proprie.
Ed il famigerato mi piace, quale assoluzione o condanna: il nuovo pollice all'insù (o, in sua assenza, verso) del popolo della rete/arena
Questo è il prezzo che occorre pagare per l'evoluzione? Snaturarci e privarci di caratteristiche di cui il nostro corredo cromosomico è provvisto? Vivere vite parallele, come ologrammi, proiezioni di noi stessi? Parlare senza voce, guardare unicamente in ottica bidimensionale, toccare senza toccare, annusare senza annusare?
Pur facendo parte dei moderati (non sono iscritta a FB e Twitter, né utilizzo whatsapp e instagram: sì lo so, incredibile ma vero!) ammetto la mia dipendenza da questa sorta di outing che prende nome di blog.
Blogger, bloggare (sì, la seconda new entry dopo selfare)
Io bloggo, tu blogghi, egli blogga.
Scuoto il capo. Ho compassione. Per me, per chi sta peggio di me, per la mia specie, per ciò che siamo arrivati ad essere. Ed ancora non è finita.
Arriveremo anche a questo, ci siamo molto vicini.
Nel frattempo cerchiamo di comprimere la nostra solitudine sino a renderla modello tascabile, così da portarcela appresso senza farlo notare, perché la formula vincente è sempre..
Smile, please, everywhere and in any case

Io mi sono stancata di sorridere come un'idiota.

p.s.
Inutile specificare che essere circondati da centinaia di persone, annoverare decine di amici, avere l'agenda gonfia di appuntamenti, non cambia di una virgola il succo del post. A chi è pronto ad urlare il contrario, consiglio di fermarsi e riflettere in modo profondo, senza barare: farà male ma almeno allo specchio sarà riflessa l'immagine autentica e non la conformata.

8 commenti:

  1. Uno sconforto che colpisce, di tanto in tanto.
    Poi, però, l'urgenza di scrivere (con una penna o con una tastiera) si fa insopportabile e si torna qui, su un blog a darsi voce. Anche sperando che quella voce venga ascoltata e commentata.

    Egocentrismo?
    Innegabile.
    Ma almeno c'è chi, come te, scrive per una ragione e scrive anche bene.
    La moltitudine che pensa che Internet sia praticamente solo FB non ha capito granché. Infatti scrive (cretinate) solo perché lo fanno tutti. E' su FB perché lo fanno tutti e si omologa perché fa meno fatica.

    Tra l'altro avere un blog, da qualche anno a questa parte, non è neppure più di moda.
    Consolati: siamo obsolete!
    Sorrido eh...

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    1. Grazie per questo tuo commento che, in parte mi rincuora e su cui mi trovo, ovviamente, d'accordo.
      Essere obsolete, di questi tempi, è già di per sé fonte di gioia!
      Sorrido anch'io, ma non mi sento un'idiota in questo momento.

      p.s.
      sono riuscita ad eliminare la scocciatura di Captcha (mi sono informata!) o quando commenti appare ancora?

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    2. Manca una virgola dopo "in parte". Vabbè.. se non fossi pignola non lo avrei specificato (dovrei prenderla più easy, ma non ce la faccio. Quando e SE vi riuscirò vivrò molto meglio, lo so.)

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    3. Non preoccuparti per una virgola: l'inciso era comunque evidente.

      E poi: sì, sei riuscita ad eliminare i codici chapta. Brava. E grazie!

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  2. a mio parere non è questione di virtuale o reale ma di incapacità a comunicare in maniera non epidermica. E un blog dovrebbe avere una funzione comunicativa quando non sia ridotto a puro diario ombelicale. I social network al contrario sono deleteri perchè enfatizzano il contatto immediato, superficiale e vuoto.
    ml

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  3. Per come la vedo io (ed è già tutto dire), la differenza non è nemmeno la maniera epidermica o la struttura a "diario ombelicale" (carina come definizione): vi sono scritti intimistici molto particolari e accattivanti; certo, sono rarità. Poiché cadere nel banale, nel "letto e straletto" o, al contrario, in una passerella di lessici forbiti e arzigogolati ma vuoti, è molto facile. La questione è QUANTO una persona vuole comunicare e COME. Il quanto ed i come vanno assolutamente in simbiosi, sono inseparabili. Vi sono QUANTO privi di packaging (i COME) adeguati, e COME privi di sostanza (i QUANTO). Scusate questo gioco ad incastro degno di una persona in prossimità dell' halzheimer. Spero vi abbiate compreso almeno un terzo : )

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  4. Chiarissima e condivisibile
    ( ma mi dai dell'..abbiate?) :-)
    ml

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    1. Ti piacerebbe che ti dessi del "voi", eh? : )

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