.

I social network hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli.

Umberto Eco


Spero di non essere fra i peggiori.

Blu Malva

sabato 30 agosto 2014

Cose dell'altro mondo?

Durante un servizio di un tg nazionale, con tanto di interviste a gente comune e specialisti del settore benessere (personal trainer, estetiste, ecc), ascolto le seguenti parole: occorrerebbe una settimana di vacanza per riprendersi dalle vacanze. Coccole, palestra, impacchi per i capelli, peeling.. Perché occorre tornare in forma.
Una settimane di vacanza dopo le vacanze.
Coccole dopo le vacanze.
...
Svegliatemi, vi prego. Questi incubi sono terribili.

p.s.
Ma come si fa a non diventare misantropi?

(sciacquone)

Mea culpa

Samanta Krivec

...
Mea culpa
mea culpa
mea maxima culpa
...

recita il Confiteor. L'ho recitato per una vita, anche quando non ve ne era ragione. Ora mi chiedo: arriverà il giorno in cui cesserò di farlo e finalmente mi assolverò anche e soprattutto dalle colpe inesistenti?

venerdì 29 agosto 2014

Be happy

Perchè, mi chiedo, stressarmi?
Perché farmi venire l'ulcera soffermandomi a riflettere su ciò che accade intorno a me, a livello locale, nazionale ed internazionale?
Perché farmi del male quando le soluzioni sono a portata di mano?
Qualche esempio?

Una volta c'era il pane, ora c'è Xxxxxxxx. *
Ed il problema dell'odore è stato eliminato: si può andare in ascensore senza disagi, grazie a Xxxxx Xxxxx.*
Se poi voglio aspettare l'alba con lui, posso scegliere la migliore offerta per un hotel con xxxxxxx.*
Che cazzo mi lamento, dunque? Cosa voglio di più?
No, un Xxxxxx no: gli amari non mi piacciono.

(sciacquone)



* le marche dei prodotti menzionati sono state volutamente occultate, onde evitare pubblicità fuori luogo ed estranea alla natura del blog.

giovedì 28 agosto 2014

Mors

Katia Chausheva


Sì, sono morta qualche volta. 
Non ricordo bene quante. Tre, forse quattro. 
Avrei voluto vedere i partecipanti ai miei funerali e magari dire a me stessa "Oh, guarda! E' venuta anche la tizia.. il tizio..."
Ma non ho mai visto nessuno.
Forse perché si sono svolti in forma strettamente privata.

Immaginate

L'insegnante di storia dell'arte arrivava in classe con un mangianastri (ancora non vi erano portatili, ipad e affini) e diceva: "Ora ascoltate in silenzio questa musica. Chiudete gli occhi, se volete, e immaginate. Immaginate tutto ciò che le note vi portano".


Arvo Pärt, un compositore che amo,



stamattina mi ha portato questo, nell'esatta sequenza:





Roberto Ferri, In germine



(Katia Chausheva)






Hieronymus Bosch, The garden of Earthly delights, particolare


Hieronymus Bosch, The garden of Earthly delights, particolare



(Auguste Rodin, L'eterno idolo)






Egon Schiele, Liebespaar



(Julia Nikonova)

 
Auguste Rodin, Fugit amor



(Julia Nikonova)


Adolphe William Bourguereau, Dante and Virgilio in hell


Camille Fèlix Bellanger, Abel


Hieronymus Bosch, Hell, particolare


Vadim Stein


William Blake, Hecate


William Blake, The reunion of body and soul


(Laura Makabresku)


Laura Makabresku


Katia Chausheva

mercoledì 27 agosto 2014

Parla Londra, trasmettiamo alcuni messaggi speciali

rifórma s. f. [der. di riformare]. –

1. Modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi, l’effetto, il risultato stesso di tale attività, cioè i cambiamenti che si sono operati, le modificazioni che si sono compiute (...).

(da Treccani.it)


E' da un po' di tempo (quantificarlo richiederebbe qualche calcolo ed io sono notoriamente pigra) che, non appena mi giunge all'orecchio il termine riforma, sono colta da una specie di ansia. Anzi, tolgo una specie, lascio ansia. Al di là della mia predisposizione ad essere malfidente di natura, sfido a trovare una persona dotata di sufficiente materia cerebrale che ancora riponga fiducia nei programmi e nelle proposte del governo di turno, nonché creda nella concretizzazione delle promesse abilmente enunciate in lessico politichense. Ormai siamo spettatori (paganti) di una sfida a chi fa più danni.
Venendo allo specifico: alle 7.30 circa guardavo Uno mattina, mentre facevo colazione. Il signore di turno (ho deciso di non fare più nomi e cognomi, eguagliandoli tutti sotto la voce "imbonitori da quattro soldi") parlava della riforma scolastica che il governo Renzi si appresta a realizzare. I brividi mi hanno coperto l'intera superficie epidermica.
Ho smesso di ascoltare. Ho portato lo sguardo sulla tazzina di caffè. Il caffè. Mi sono concentrata su quello, sul piacere delle papille gustative, prima che venga deturpato. Magari da una nuova riforma che preveda l'omologazione di tutti i gusti, di tutti i colori e di tutti i suoni.
Di tutte le indoli, di tutte le nature.
Ci stanno lavorando.
Per fortuna non è così semplice.
Per fortuna ci sono i sovversivi e la resistenza.


martedì 26 agosto 2014

Mia o di nessuno

Man Ray, Autoportrait au nu mort, 1930

Tutta la vita dell'anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo in un'incertezza della coscienza, mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere. Nei migliori di noi c'è la vanità di qualcosa e c'è un errore di cui non conosciamo l'angolo.Siamo qualcosa che accade nell'intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso determinate porte, intravediamo quello che forse è soltanto lo scenario. Tutto il mondo è confuso come voci nella notte.

(Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine)

Sì.
Leggendo questo penso anche a te, e a te, ed ancora a te, a voi, che ancora meno di me e di altri, conoscete l'angolo del vostro errore, che ancora meno siete sicuri di ciò che credete di essere e vivete nella penombra. La stessa che vi offusca la mente ed ogni altro organo quando brandite un coltello, una mannaia, un oggetto contundente, o semplicemente un collo sottile di donna, nelle vostre mani ed iniziate  a stringere senza pietà.
Non conoscete questo termine. Come non conoscete molto altro. In quello che molti definiscono raptus di follia, voi costruite la vostra esistenza. Non è il momento particolare che arriva, è solo l'apice del vostro essere mostri. Mostri dalle fattezze umane e normali, senza  problemi, buoni, irreprensibili sul lavoro, con la famiglia, padri e compagni modello. Un periodo di depressione, nient'altro. Una svista, un ostacolo. Un nodo troppo stretto.
Un rifiutare di concedere libertà a chi, probabilmente, ha iniziato a soffocare prima delle vostre mani al collo; a sanguinare prima della lama che avete introdotto nelle carni.
Come permetterselo? Fuori discussione.
Nessuna discussione o poche, normalissime, comuni a tanti altri.
Si agisce in silenzio, per lo più. E di sorpresa.
Mia o di nessuno, ricordalo.
Questo urlate, probabilmente ed in silenzio, mentre massacrate chi dite di amare o aver amato.
Figli compresi. Che diventano errori, progenie di colei che ha osato. Via, via tutti quanti. E poi forse capite che i soli a dover essere eliminati siete voi, perché non siete degni di essere chiamati esseri umani, tanto meno uomini. Che se il problema sta nel vostro vivere, dimora nella vostra indole e nel vostro meccanismo cerebrale, non sono gli altri a dover pagare. Forse lo capite, in ultimo. Ma troppo tardi.
La vita dell'anima umana è un movimento nella penombra.
E quanta luce appare all'improvviso.
Quanta luce.
Tanta che raggela il sangue.


lunedì 25 agosto 2014

Della mia obsolescenza

Passi una.
Due.
Anche tre.
Voglio essere generosa e larga di manica.
Ma dopo la terza immagine a se stante o, al massimo, accompagnata dalla citazione di turno, nun je a fo.
Sarò asocial network, ne prendo atto, come altresì comprendo che quello sopra citato è lo stile ed il modus operandi della maggior parte degli iscritti ai social net. Per carità, ad ognuno il proprio.
Io nun je a fo, perché oltre che asocial network sono obsoleta, come mi ha suggerito Euridice: preferisco la lettura dei vecchi, cari post a produzione propria (possibilmente scritti con cognizione di causa e in un italiano che superi il minimo sindacale), dove le citazioni e le immagini fungano, al limite, da incipit o, comunque, siano mere occasioni di link per le riflessioni partorite dall'autore.
Conclusione: questo blog è adatto ad un pubblico obsoleto.

(sciacquone)
(o dovrei adeguarmi e scrivere: "secchiata d'acqua gelata"?)

domenica 24 agosto 2014

La bellezza ed il linguaggio delle cose mute

Mikael Kennedy

Mikael Kennedy

...

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse,
Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse
S'élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
- Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!


(Charles Baudelaire , Elévation)

Le fotografie catturano solo un istante di un tutto. Ed il tutto in un istante.
E' attorno a quell'istante che ruota un universo, storie, emozioni. Io la chiamo semplicemente bellezza. La fotografia parla di bellezza, immortalandone un semplice movimento, un respiro, un battito di ciglia. Lo svolgersi di tale bellezza si muove attorno e dentro l'istante, che non resta mai fermo, mai, poiché la fotografia non è staticità: chi la interpreta in questo modo non sarà mai in grado di apprezzarla e comprenderla.
La fotografia parla e mostra in continuazione.
Con il termine bellezza intendo qualcosa che va oltre la fisicità,  che non si attiene ai classici canoni estetici, alla morfologia della parola stessa, al significato comune ed universalmente accettato. Del resto, ho sempre fatto fatica ad attenermi all'universalmente accettato, cercando spiegazioni oltre la superficie, il dogma, la facciata, il sigillo.
Oltre la porta.
Da piccola dotavo di anima gli oggetti, li mettevo in cerchio, attorno a me, e vi parlavo a lungo. Crescendo ho affinato il mio udito ed ho iniziato ad ascoltare il linguaggio delle cose mute, ottenendo tanto e pagando tanto: allo spettacolo in vetta non si arriva senza sanguinare.
Alla luce di tutto questo mi sento sicura nell'affermare: in certe fotografie vedo tutto ciò che non saprei mai tradurre, nel modo adeguato, attraverso le parole.

La bellezza.


A chi fosse interessato: Elevazione, poesia completa e tradotta
More about Mikael Kennedy

venerdì 22 agosto 2014

La stanchezza

(Julia Nikonova)

Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.

(Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine)

Ebbene sì.
Professo la mia stanchezza.
Stanchezza nel leggere, nel cercare. Nel vedere che spesso non trovo ciò che mi aspetto, ciò che sia in grado di destare a lungo la mia attenzione. Stanchezza nello scrivere, nel cercare di spiegare. Credo (ne sono sempre più convinta) che ci stiamo trasformando in una specie in cui l'egocentrismo e l'incapacità di ascoltare/leggere detengano il potere. Accanto al trono siedono: alla destra, il disinteresse crescente verso la comunicazione reale ed i vis à vis; alla sinistra, l'apatia, più o meno latente, travestita da frenesia ed ansia. In poche parole: corriamo senza sapere dove e perché. Sono le gambe a muoversi, accompagnate dalle braccia, non la nostra anima. Quella resta immobile, si atrofizza, bombardata da immagini, parole, pixel, nuove app, ologrammi, tasti da cliccare, cellulari da smanettare 24 ore su 24.
Chi siamo diventati?
O meglio, cosa?
Disabituati a tenere una penna fra le dita per scrivere a mano su un foglio di carta o su un quaderno; incapaci di attendere ed in crisi d'astinenza se non ricorriamo all' email, agli sms, ai vari social networks e a tutto ciò che è virtuale pur di sentirci parte di qualcosa (ma che cosa???), pur di sentirci vivi e perfettamente integrati ed idonei; esperti nella sintesi, nell'abbreviare allo spasmo, neo cultori di aforismi e/o immagini che riempiano l'assenza di parole proprie.
Ed il famigerato mi piace, quale assoluzione o condanna: il nuovo pollice all'insù (o, in sua assenza, verso) del popolo della rete/arena
Questo è il prezzo che occorre pagare per l'evoluzione? Snaturarci e privarci di caratteristiche di cui il nostro corredo cromosomico è provvisto? Vivere vite parallele, come ologrammi, proiezioni di noi stessi? Parlare senza voce, guardare unicamente in ottica bidimensionale, toccare senza toccare, annusare senza annusare?
Pur facendo parte dei moderati (non sono iscritta a FB e Twitter, né utilizzo whatsapp e instagram: sì lo so, incredibile ma vero!) ammetto la mia dipendenza da questa sorta di outing che prende nome di blog.
Blogger, bloggare (sì, la seconda new entry dopo selfare)
Io bloggo, tu blogghi, egli blogga.
Scuoto il capo. Ho compassione. Per me, per chi sta peggio di me, per la mia specie, per ciò che siamo arrivati ad essere. Ed ancora non è finita.
Arriveremo anche a questo, ci siamo molto vicini.
Nel frattempo cerchiamo di comprimere la nostra solitudine sino a renderla modello tascabile, così da portarcela appresso senza farlo notare, perché la formula vincente è sempre..
Smile, please, everywhere and in any case

Io mi sono stancata di sorridere come un'idiota.

p.s.
Inutile specificare che essere circondati da centinaia di persone, annoverare decine di amici, avere l'agenda gonfia di appuntamenti, non cambia di una virgola il succo del post. A chi è pronto ad urlare il contrario, consiglio di fermarsi e riflettere in modo profondo, senza barare: farà male ma almeno allo specchio sarà riflessa l'immagine autentica e non la conformata.

giovedì 21 agosto 2014

Io selfo, tu selfi, egli selfa

Robert Cornelius, Autoscatto, 1839)

Il primo selfie appartiene a lui. Se avesse immaginato i livelli di popolarità che il suo gesto avrebbe raggiunto dopo la prima decade del XXI secolo, probabilmente si sarebbe dato da fare per ottenere il copyright a riguardo: ogni selfie 50 centesimi (con possibilità di sconti cumulativi), da versare sul conto corrente specificato accanto alla garanzia dello smartphone, ipod, ecc. acquistati.
Probabilmente avrebbe richiesto i diritti d'autore al genio che ha introdotto selfare tra le forme verbali.
Probabilmente.
Ma questo non è successo e per sua fortuna è morto molto tempo prima di assistere a questa follia senza precedenti, che colpisce le persone di ogni razza, sesso, età, ceto sociale. Nemmeno la peste ha mietuto tante vittime.
I sopravvissuti al virus, isolati alla stregua dei lebbrosi, attendono l'adattamento della specie: ci sono buone possibilità che i neonati, fra un centinaio di anni, anziché vagire appena usciti dal grembo materno, alzino il braccino  pronti a scattare.

Tè con André











Le fotografie sono di André Kertész.
For more info click here.

Modi verbali

Se fossi in grado di scrivere "ti mando un kiss" e "senti questa song", sarei più felice.
Se mi limitassi a postare immagini d'effetto o citazioni a colpo sicuro, senza bisogno di null'altro, senza elucubrazioni contorte, senza domande, senza monologhi da alienata (proprio da Alien), vivrei decisamente meglio.
Ma c'è quel se che si intromette sempre, ed il modo congiuntivo e condizionale, a seguire: questo è il problema! Proporrei uno scambio ad Amleto: il suo essere o non essere in cambio dei miei congiuntivo & condizionale. Un vero affare: lui non se ne starebbe più con un teschio in mano ed io potrei puntare sul modo infinito, più deciso e autoritario. Con o senza negazione davanti.

(sciacquone)


mercoledì 20 agosto 2014

Funambolismi

Paul Klee, Il Funambolo

L'amore è l'arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza  cadere.
(Neve, Maxence Firmine)

Amoreggio e litigo con le parole, mio nutrimento da sempre. Mi ci adagio, mi ci intreccio, me ne distacco e mi ci riavvicino: un rito antico, inevitabile, a volte cruento. Loro mi conoscono ed io conosco loro: come due gatti maschi ci avviciniamo e ci scrutiamo, a pochi centimetri di distanza, mugolando, con le orecchie basse e gli occhi immobili.
Come due fiori schiusi ci scambiamo profumi e gocce di rugiada, inclinandoci un poco, l'uno verso l'altro.
Come due amanti ci permettiamo di sopravvivere in una dimensione che molte volte sentiamo estranea, perché siamo altrove, ed i nostri sguardi sono il nostro codice segreto.
A volte odio come scrivo, altre lo amo. Odi et amo. Una storia infinita che applico a me stessa ed alle cose che faccio. Un' inclinazione al masochismo interiore? Può essere, visto che nel dolore (interiore) raggiungo i miei livelli massimi di ispirazione. Eppure mi affatica tantissimo. Eppure ambisco alla serenità. Ma esiste una serenità a mia misura? La giusta dose che mi permetta scappatoie nei luoghi malfamati della mente?
Saltello da una proposizione all'altra come se mi scottassi le dita a restarvici più del dovuto. A me pare anarchia. O è, invece, ordine che non voglio riconoscere?
Probabilmente solo ricerca di equilibrio.
Camminare su una fune non è semplice. No.

Verdure e grigio

E poi forse..
Mah. Sì. Non lo so.
Sono fruitrice dei ni ma nel contempo mi fanno incazzare. Né carne né pesce, né bianco né nero. Verdure e grigio. Ecco. Le verdure fanno bene ed il grigio ricorda le atmosfere nebbiose e rassicuranti.
Il fatto è che quando mi trovo in queste condizioni (comprese probabilmente solo da me e da qualche altre disgraziata anima inquieta) non so cosa dirmi se non.. dai, va bene così. Potrebbe essere peggio.

(sciacquone)

Caffé con Diane













Le fotografie sono di Diane Arbus.
For more info click here.

Dettaglio: il film Fur, del 2006, un ritratto immaginario della fotografa (basato comunque sulla biografia), mi è piaciuto moltissimo.

Aperitivo con Michail






Le opere sono di Michail Aleksandrovič Vrubel'.
For more info click here.

Inaugurazione sezione "Pensieri sulla tazza"

Siete, ovviamente, tutti invitati. 
Vi consiglio di gustare tartine e vino prima della lettura di quanto segue, visto l'argomento trattato: sono sensibile alle menti delicate, non abituate alle contorsioni; in realtà le invidio, a volte. In questo caso la delicatezza della menti è affiancata dalla delicatezza di stomaco, pur chiarendo che vi sono spettacoli quotidiani di ben maggiore impatto sulla sensibilità mentale e/o relativa all'apparato digerente.
In questa breve premessa mi trovo quasi costretta a scomodare il dottor Freud (ne sarà felice, mi auguro), il quale affermava che l'espletamento rappresenta uno dei momenti di maggior godimento e soddisfazione nel bambino. Ecco la geniale trovata della sottoscritta: perché non approfittare del luogo che ci ha dato (e ci dà, ammettiamolo) piacere, per trasformarlo in una sosta rilassante in cui i pensieri possono essere scaricati senza troppi tormenti? (ovviamente si escludono i casi di stipsi ed altri problemi intestinali). Se vogliamo vederla in un'ottica negativa, tali pensieri potrebbero essere equiparati al risultato visibile (in un lasso di tempo variabile) sotto la nostra seduta, ovvero una m....
Per distogliere da tale visione, ricordo come anche una m.... possa valere moltissimo: il caso della famosa opera di Piero Manzoni parla chiaro. Ed infine, in quello che è lo spettacolare, magnifico, dispersivo, onnipotente e variegato mondo di internet, ove ogni verità può trasformarsi in menzogna ed ogni menzogna in verità, in cui ogni brutto anatroccolo può svegliarsi cigno ed ogni cigno brutto anatroccolo, credo che anche i pensieri sulla tazza possano trasformarsi in chicche. 
Ho scritto chicche non cacche.
Sia chiaro.